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sabato 21 luglio 2012

Italia ed Europa, un percorso comune

Ancora una volta, lo scenario d'instabilità della moneta e dell'aumento del costo del debito giunge a livelli che rischiano di essere insopportabili per le economie dei diversi Stati membri dell'Europa.

Il differenziale degli spreads fra i titoli tedeschi e quelli delle economie degli Stati del Sud rischia di alimentare ulteriormente la differenza fra le economie, senza l'effetto equilibratore che avrebbe avuto l'assestamento inevitabile dei cambi delle monete che hanno preceduto l'euro.

In attesa che l'unione politica, economica e fiscale si realizzi e che, pertanto, un unico Stato Europeo, sostenuto da un'unica Banca Centrale, possa offrire ai mercati la necessaria stabilità ed unità responsabile, non resta che continuare con perseveranza la strada intrapresa. E' necessario passare, innanzi tutto, dall'attuazione dei primi strumenti di stabilità individuati: un'autorità europea di controllo del sistema bancario, l'utilizzo dell'ESM in funzione di calmiere della speculazione sul livello degli spreads fra i titoli di credito dei diversi Stati membri.

I tempi a disposizione sono brevi e la tempesta è vicina.

Quello che potrebbe essere oggetto di ulteriore riflessione da parte dei governi europei è di avviare subito concretamente la richiesta ai mercati dei capitali di risorse destinate a progetti di sviluppo comunitari.

E' nella Sede Europea che l'applicazione del moltiplicatore degli  investimenti pubblici potrebbe avere un seguito dirompente. Per usare delle parole forti, si potrebbe ipotizzare un New Deal europeo con degli obiettivi di occupazione e di crescita dei settori strategici che, da un lato avrebbe la funzione di stimolo e di riequilibrio della comune economia, e dall'altro, gestito centralmente, potrebbe costituire la prima organizzazione fisica sul territorio, prefigurante quella futura dello Stato unitario e federale.

Questo processo dovrebbe inoltre passare attraverso la necessaria armonizzazione delle regole su pochi concetti base su cui le forze politiche e sindacali dei diversi Paesi membri dovrebbero trovare l'accordo: legislazione comune del lavoro e degli ammortizzatori sociali, salari legati ad una quota della produttività, progetto per la realizzazione dell'autonomia energetica europea, sistema comune delle autorizzazioni e dei vincoli per l'avvio delle attività produttive e delle infrastrutture, ecc.

Nel frattempo tuttavia la situazione italiana dovrà essere affrontata dalle forze politiche, oggi con il leale sostegno a questo governo e domani, in prospettiva, presentando al Paese, ed al giudizio degli investitori internazionali, un piano di lavoro credibile su cui ottenere il consenso.

Il piano di lavoro non può che continuare sul terreno già indicato dal governo attuale: la razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica, la liberalizzazione delle attività e delle forze produttive da tutte quelle sacche di inefficienza e di privilegio che ne attenuano lo sviluppo, l'adempimento degli impegni assunti nell'ambito del " Fiscal Compact", la lotta alla corruzione, all'illegalità, ed all'evasione fiscale, il ritorno alla crescita economica all'interno di un quadro di recupero della produttività del lavoro e della competitività del nostro Paese.

L'obiettivo di pareggio di bilancio è già possibile a partire dal 2013 .Dal lato del risanamento, inoltre, anche i futuri governi non potranno lasciar cadere il piano ambizioso di riduzione del 20% del rapporto debito/ PIL disegnato, nella recente intervista al Corriere della Sera, dal neo ministro dell'economia Grilli. La dismissione nel tempo del patrimonio immobiliare pubblico è una delle carte più interessanti a nostra disposizione. La realizzazione in diversi anni del progetto sembra la più realizzabile senza dar corso ad un prestito forzoso in contropartita. Una misura che avrebbe invece assunto il carattere di una patrimoniale straordinaria.

Il risanamento tuttavia per essere sostenibile deve essere accompagnato dalla ripresa del processo di crescita economica del nostro Paese.

In questo momento, la domanda interna è depressa e il saldo della bilancia commerciale si presenta negativo, anche se in leggero miglioramento.

Qualsiasi misura di alleggerimento futuro del carico fiscale sul lavoro e l'impresa saranno pertanto i benvenuti e non potranno che dare un contributo al mantenimento almeno del livello dei consumi; ma, non c'è dubbio che dobbiamo puntare decisamente ad un incremento della produttività e della competitività del nostro Paese, che ci consenta di puntare al raggiungimento del saldo attivo della bilancia commerciale come traino dello sviluppo.

Tutto questo non può prescindere dal riavvio sostanzioso degli investimenti.

Chi può dare i soldi per gli investimenti quando "il cavallo non mangia e non beve"?

Un'impostazione  Keynesiana  dice che, in questi casi, è la volontà politica, espressa attraverso la spesa pubblica, che può rompere l'"impasse" e far ripartire il ciclo economico; ma, sappiamo bene che, in queste condizioni di mercato, l'Italia non ha la possibilità di richiedere un'ulteriore dilatazione del proprio debito pubblico.

Un altro modo di pensare ritiene  che la crescita ripartirà quando si saranno create le nuove condizioni strutturali di convenienza e di profitto .

Un'altra possibilità, che un futuro schieramento di governo, in particolare a guida PD dovrebbe invece considerare, è quella di dare allo Stato un ruolo comunque propulsivo per spezzare il cerchio della recessione.

Nel caso italiano, con strumenti non direttamente finanziari, ma organizzativi, procedurali e progettuali,   offrendo invece i capitali necessari tramite il sistema bancario, opportunamente stimolato al finanziamento delle iniziative più valide , secondo i parametri del controllo della rischiosità. . Bisognerebbe ad esempio individuare 10 progetti trainanti nei settori di punta per rilanciare il nostro Paese; magari, utilizzando la filosofia del project financing, in cui lo Stato non dovrebbe mettere direttamente i mezzi finanziari, ma semmai partecipare alla progettualità e garantire le facilitazioni giuridiche e organizzative necessarie per il rapido decollo delle iniziative. I ricavi garantiranno  l'incasso necessario a ripagare l'investimento. Progetti  da realizzare con un ruolo attivo del Ministero dello Sviluppo Economico, della politica, delle associazioni imprenditoriali  nell'individuazione  dei settori dove intervenire e nella progettualità, offrendo poi ad un pool di banche  sia il compito di recuperare le fonti di finanziamento sia di valutare la fattibilità e la sostenibilità del progetto. Il Project financing è la forma ideale da utilizzare  perché chiede all'imprenditore privato il compito di realizzare e gestire il progetto  sostenendone i costi , valutati congrui, e ottenendo, tramite i ricavi, i mezzi adeguati per il rimborso dei finanziamenti. E' chiaro che l'attrazione del capitale privato nei progetti ha bisogno di termini di convenienza e, considerando il carattere di stimolo dell'intera economia  che l'attuazione del progetto realizzerebbe, si possono  ipotizzare forme di esenzione fiscale sugli utili prodotti per i primi dieci anni in modo da consentire un'agevole rimborso dei finanziamenti, sostenere altrettanto facilmente il costo del debito e realizzare quindi importanti profitti.

Le Banche avrebbero tutto l'interesse di entrare nell'affare perché sarebbero salvaguardati i due criteri fondamentali di valutazione del rischio:

1)     la valutazione del progetto , la sua sostenibilità e fattibilità

2)      l'affidabilità degli investitori  che in questo caso per la complessità e importanza  non potrebbero che essere fra i leaders nazionali ed esteri.

Gli investitori dovrebbero essere attratti dal'esenzione fiscale per i primi dieci anni, dal regime privilegiato delle autorizzazioni  necessarie alla realizzazione, dalle competenze a disposizione, dalla disponibilità delle banche al finanziamento, dall'indicazione puntuale e controllata dei ricavi presunti.

Tutto questo  darebbe una spinta importante a tutta la nostra economia.

C'è da copiare , mettendo insieme la lezione cinese con la nostra tradizione occidentale e l'insegnamento del new deal.

Le banche non possono né devono fare gli imprenditori; ma, se realizzassimo quel circolo virtuoso fra competenze, finanziatori e imprenditori,   su sollecitazione dello Stato, avremmo quadrato il cerchio.Come anticipatori dei capitali necessari. le banche verrebbero, di fatto, a svolgere la funzione di traino della crescita, coinvolte in un processo cui hanno solo deciso di partecipare per pura convenienza..Gli imprenditori si troverebbero nella condizione ideale per cercare di essere azionisti del progetto in cui  finita la fase della realizzazione e del rimborso avrebbero dei profitti   importanti.

Il Paese, nella sua espressione politica e governativa , godrebbe della realizzazione di progetti , di cui sarebbe parte attiva nella progettazione, vitali per lo sviluppo dei settori individuati e di cui non potrebbe che apprezzare l'utilità.

 

 

 

 

venerdì 13 luglio 2012

Vigilanza democratica

Mentre si moltiplica l'indifferenza e la protesta contro la politica tradizionale, accusata di fare solo i propri interessi a discapito di quelli della collettività, l'autobus di Grillo acquista passeggeri.

E' un modo diretto di manifestare la propria insoddisfazione senza essere costretti a sposare né un'ideologia né una chiesa. Basta manifestare il proprio dissenso e la propria indignazione additando a giro il colpevole di turno, spesso azzeccandoci.

A tutto questo, molto pericolosamente, si sta aggiungendo, l'individuazione di un nemico esterno, impalpabile, misterioso ma potentissimo al punto da poter decidere della vita dei popoli.

Una volta vengono chiamati "mercati", un'altra "le grandi banche d'affari", un'altra ancora "il dominio della finanza " ecc. I suoi attori poi sono individuati negli organismi internazionali come il FMI, la BCE, l'onnipossente  Goldman Sachs, le riunioni dei capi di governo dei principali paesi europei, il governo tecnico Monti. Tutti a chiedere sacrifici sempre ai più deboli, imponendo ricette prive di una reale verifica democratica. Tutto viene vissuto come un'ingerenza nella vita delle nazioni.

Si presenta pertanto l'altro grande tema politico che, unito alla crisi di credibilità della classe dominante e della rappresentanza politica, può rendere la miscela esplosiva: l'orgoglio nazionale.

Non che non sia un sentimento corretto e da sostenere; ma, prende un aspetto negativo quando viene utilizzato come difesa da un possibile attacco esterno di matrice imprecisata.

La pericolosità di questa situazione è che si basa su di un malessere reale   che trova fondamento in problemi profondamente sentiti dalla popolazione.

Che i partiti siano sconvolti dagli scandali sulla gestione dei fondi pubblici è una realtà!

Che il ricambio della classe dirigente non avvenga è altrettanto vero. Che la politica venga utilizzata spesso per occupare vaste aree della gestione delle imprese pubbliche è ancora più vero ecc. ecc. ecc.

E' altresì vero che la crisi economica finanziaria, che ci sta mettendo in ginocchio, sia stata provocata da un uso allegro della finanza e che le perdite subite da questo settore siano state ripagate dai bilanci degli stati sovrani, ed in ultima analisi dai cittadini.

E' vero anche che le grandi istituzioni finanziarie mondiali continuano ad operare senza un cambiamento complessivo delle regole a cui dovrebbero essere sottoposte.

E' vero che la presenza del progetto Europa pone la necessità di cedere pezzi della sovranità popolare da parte dei paesi che ne fanno parte, in cambio dell'aiuto economico o della complessiva mutualizzazione del debito.

E vero ancora che le conseguenti politiche tese ad imporre i sacrifici necessari per riguadagnare credibilità sui mercati non intervengono con altrettanta efficacia per ridurre la disoccupazione e gli squilibri territoriali.

Tutto questo all'interno di una crisi che sta comportando una revisione dei rapporti interni fra le classi sociali e addirittura fra gli stati sovrani (avvicinati nelle loro interdipendenza dalla crisi e dalla globalizzazione sempre più forte dell'economia) e che porta ad un generale smarrimento dei punti di riferimento complessivi.

Tendono a rivedersi e ripresentarsi copioni che pensavamo superati ma che, alla luce della realtà attuale, acquistano una nuova vita.

E' a fronte di queste paure e di queste proteste che può essere interpretato il successo crescente in tutta Europa della Destra sociale, che riscopre l'orgoglio nazionale come difesa da una globalizzazione che usa spesso dei menu truccati per  una troppo libera circolazione di capitali e di merci prive di necessarie regole che salvaguardino adeguatamente i popoli dallo scambio diseguale e tutelino universalmente condizioni di vita e di lavoro accettabili.

La stessa Destra, all'interno della tutela nazionale dei cittadini (nei confronti di un'immigrazione incontrollata con i problemi conseguenti d'integrazione), scopre poi la sua capacità " sociale", già conosciuta nella storia passata europea con l'affermarsi del fascismo e del nazismo che realizzarono progetti di sostegno popolare.

 Lo Stato Hegeliano, come stato etico, i cui funzionari svolgevano il più alto servizio nei confronti dei cittadini e della "Patria", combattendo sia i privilegi e la corruzione della "plutocrazia" nazionale ed internazionale", sia l'estremismo della sinistra radicale.

D'altra parte, anche la sinistra radicale è oggi fortemente convinta della necessità di rimpossessarsi della democrazia, in un'ottica nazionale, lottando apertamente contro la finanza mondiale, la delocalizzazione ed il liberismo selvaggio che, nel mondo globalizzato, tendono a condurre un attacco coordinato contro le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia, con politiche sostanzialmente deflative dei salari, esclusivamente per continuare ad arricchire una minoranza di persone, che detengono la maggioranza dei capitali mondiali.

La questione del ricambio, delle classi dirigenti e della credibilità della " politica", da un lato, e la questione del rapporto dell'Italia con l'Europa, in questo quadro di crisi, acquistano pertanto un effetto decisivo all'interno di quella che si presenta come una lunga campagna elettorale da qui al 2013.

Nonostante la presunta indifferenza, segnalata dai commentatori, sembra invece che le classi dirigenti dei partiti politici avvertano con chiarezza i termini della questione e la posta in gioco.Chi preparandosi a cavalcare lo scontento, chi assumendosi il ruolo della moderazione e della razionalità.

La modifica della legge elettorale potrebbe dare un primo segnale d'attenzione nei confronti di questo diffuso malessere, come sollecita il Presidente Napolitano.

Lo scenario internazionale ovviamente potrà accelerare o peggiorare la situazione e lo scontro politico; ma, come sempre, non ci saranno scorciatoie utili per evitare i problemi.Nel frattempo: vigilanza democratica.

 

 

venerdì 6 luglio 2012

Spending review e crescita

La razionalizzazione della spesa pubblica e dell'Amministrazione è stata definitivamente avviata dal Governo Monti, recependo lamentele e osservazioni che in questi anni erano state sollevate da più parti. Quello che colpisce maggiormente è forse la parte che riguarda il contenimento degli organici, con la riduzione prevista a regime del 20% dei dirigenti e del 10% degli impiegati, utilizzando a questo scopo non solo la dilazione della riforma del regime pensionistico ma anche la possibile messa in mobilità, per la durata di due anni, la riduzione dello stipendio all'80% e la possibilità che, se alla fine del periodo non si sia realizzato il passaggio ad altro settore della P.A., si proceda al licenziamento definitivo.Questo è da evitare!Quando si prende in considerazione la riduzione degli organici, pur necessaria, è sempre preferibile che questa avvenga nella maniera più indolore possibile; magari prevedendo un maggior contributo dell'utente, proporzionale al reddito, sull'utilizzo dei servizi.

Se l'operazione permetterà di evitare l'innalzamento ulteriore dell'IVA e contribuirà a raggiungere l'obiettivo del pareggio di bilancio, pur con le avvertenze indicate,  non potrà che essere condivisa..Quello che appare chiaro è che non si potrà contare su queste disponibilità per finanziare alcun progetto di crescita.

D'altra parte, se l'intera economia mondiale rallenta, come ha recentemente affermato il capo del FMI, Signora Lagarde, e, al suo interno, l'Europa mostra segnali di debolezza, come ha rilevato Mario Draghi, dopo aver ridotto allo 0.75% il tasso di riferimento,c'è poco da stare tranquilli. L'azzeramento del rendimento sui depositi delle Banche presso la BCE e le scelta di creare degli strumenti specifici, con il compito di permettere la ricapitalizzazione del sistema bancario europeo, tendono a spingere verso un ruolo centrale delle Banche nel finanziamento della crescita . Il settore bancario deve ritornare a svolgere la sua funzione essenziale d'anticipatore finanziario dei processi produttivi e degli investimenti.

In Italia, la spesa pubblica non può costituire il volano degli investimenti. La domanda interna è influenzata negativamente dalla riduzione  dei consumi. I dati sull'occupazione giovanile sono pesanti e addirittura spaventosi , se li guardiamo in un'ottica meridionalistica. L'unica strada  ancora percorribile sembra quella delle esportazioni ; ma, dovremmo ,in tempi brevi, essere  capaci di arrivare al pareggio se non al surplus della bilancia commerciale.

E' vero, il mercato europeo è fermo, quello americano non brilla e la stessa crescita dei paesi  del BRICS risente dello stato generale negativo del mercato; tuttavia esistono ampi spazi  e bisogni insoddisfatti  da coprire. Per l'Italia diventa indispensabile  riscoprire il proprio ruolo nel Mediterraneo,  sviluppando la cooperazione ed i commerci con i popoli che vi si affacciano. Abbiamo inoltre da esportare nel mondo  i nostri beni  culturali e naturali sotto forma d'offerta turistica .Abbiamo ancora un ruolo leader in molti settori da rivitalizzare  aumentando la nostra complessiva produttività e competitività.

La scelta Europea è discriminante nei confronti del nostro progetto di politica economica. Non possiamo contare su una svalutazione competitiva della nostra moneta per recuperare quote di mercato e maggiore produttività ; pertanto, dobbiamo puntare sulla complessiva razionalizzazione del nostro sistema economico, combattendo adeguatamente  tutte le situazioni in cui invece prevale la rendita di posizione, il clientelismo, la corruzione . La crescita nazionale all'interno dell'Europa richiede  anche un diverso approccio  nei confronti della cosiddetta "questione meridionale", Stare in Europa significa spezzare il blocco sociale conservatore e parassitario che ha vissuto sulle spalle del lavoro e degli trasferimenti dello Stato, condizionando al sottosviluppo larga parte dei territori del Sud. Dobbiamo utilizzare al pieno la risorsa lavoro spezzando quel cancro sociale rappresentato dalla disoccupazione , specie giovanile

La prima  questione è quella del recupero della produttività del lavoro. Probabilmente si dovrà operare sia sulla riduzione dell'incidenza del costo unitario del lavoro sia sul miglioramento del valore prodotto.Si dovrà probabilmente cominciare a ragionare anche su come procedere sulla strada della riduzione  delle differenze settoriali e territoriali di produttività  e quindi competitività.

La conseguenza di questa divaricazione è stato il sottosviluppo, il ricorso ad un'ampia evasione fiscale necessaria per garantire la sopravvivenza delle imprese, la conseguente accettazione di un comportamento e una mentalità di diffusa illegalità, lo sviluppo di forme d'occupazione lavorativa  orientate verso  settori marginali , spesso controllati dal malaffare, o verso l'impiego pubblico che gode di un trasferimento di risorse da parte dello Stato centrale. Tutto questo non è più compatibile con lo sviluppo della nostra economia all'interno della comunità europea.

Da qui alle prossime elezioni politiche il confronto non potrà evitare di assumere una posizione chiara  e consapevole. rispetto al modello di sviluppo economico e di crescita che intendiamo percorrere.

 

domenica 24 giugno 2012

Un partito di governo

Sabato 23 giugno, all'interno dei locali della Fiera di Roma, si è svolta l'Assemblea Nazionale dei Segretari dei Circoli del PD; mentre, contemporaneamente, a Firenze circa mille amministratori locali, dello stesso partito, venivano raccolti da Matteo Renzi attorno allo slogan "Big Bang Italia obiettivo comune".Quello che colpisce in questa giornata, al di là dell'ovvia differenza organizzativa, è la decisione del Partito Democratico di privilegiare il rapporto con la propria base sul territorio, per riannodare la possibile frattura esistente con la società civile.

La presenza capillare dei circoli, il loro costante lavoro nei confronti dell'area territoriale assegnata, (che spesso sfocia nell'impegno assunto all'interno delle amministrazioni), la ricchezza dell'esperienza degli amministratori locali, quotidianamente alle prese con i problemi della comunità di cittadini, che hanno investito in loro la propria fiducia, rappresentano un bagaglio di esperienza ed un patrimonio inesauribile cui attingere per combattere quella che tutti i sondaggi indicano come una grave disaffezione della società civile, non solo nei confronti dei partiti, ma addirittura delle istituzioni democratiche.Questa distanza, questa sfiducia rappresenta un malattia di tutta la comunità che, se da un lato ci chiama a riconoscere ed estirpare il virus portatore del male, dall'altro c'induce a cercare i rimedi per rimettere in salute l'organismo malato, facendolo riappropriare di un sano rapporto con la partecipazione politica e con le proprie istituzioni.Senza nulla togliere, pertanto, alla peculiarità delle differenze presenti fra le due manifestazioni, che anzi vanno sottolineate perché rappresentano un'ulteriore ricchezza, non possiamo fare a meno di rilevare la correttezza del richiamo complessivo del partito alla sua realtà di base e la volontà forte di porsi come riferimento per la crescita civile dell'intera società italiana. Certo, il momento è difficile, ed in questo senso avere a disposizione sia la forza dell'apparato del partito (che non è solo organizzazione e sistema di gestione ma anche tradizione, storia culturale, ideologica ed esperienza), sia la freschezza irriverente di una nuova generazione, che chiede spazio e voglia di responsabilità, è quanto di meglio ci si poteva augurare.

Bisogna saper mediare le diverse esigenze per trasformarle in una forza   compatta capace di affrontare quella sfida che, un lucido e realista Segretario del partito Pier Luigi Bersani ha saputo indicare nella relazione di chiusura all'Assemblea Nazionale dei Segretari dei Circoli: vi è sul  nostro partito la grande responsabilità storica di indicare al paese una strada percorribile di speranza e di equità per le classi lavoratrici, all'interno di un grande processo di unità politica e democratica europea.Un patto dei democratici e dei progressisti con delle primarie aperte per la scelta dei candidati.

Nella sua chiusura dei lavori, il segr. Bersani ha descritto con chiarezza i pericoli della possibile saldatura di un nuovo fronte populista e conservatore attorno alla crisi della rappresentanza, all'antipolitica, alla crisi delle istituzioni utilizzando anche l'arma delle problematiche antieuropee come collante.E' singolare e pericolosa, infatti, la strana convergenza anti-euro fra Grillo e Berlusconi. Movimenti di questo tipo sono presenti in tutte le situazioni elettorali europee. E' probabile, pertanto, che questi temi saranno presenti anche nella nostra futura competizione elettorale. Va spiegato con chiarezza che l'uscita dall'euro può minare il cammino del processo unitario europeo, con un ulteriore peggioramento della crisi economica generale e la perdita di valore dei risparmi e dei salari. Un arretramento rispetto alle prospettive di crescita comune portate avanti   negli ultimi cinquant'anni.Fare ricorso all'impegno dei circoli e degli amministratori locali, coniugando assieme a loro la forza e l'esperienza della struttura del partito, l'entusiasmo innovatore della gioventù che chiede spazio, la competenza di tutti gli intellettuali che si sentono di assumere nuovamente il vecchio ruolo di " compagni di strada ", a suo tempo assegnato loro dal  Partito Comunista Italiano, riuscire a vivere la diversità dell'origine storica e culturale del Partito Democratico come fonte di ricchezza e non come segno né di confusione né di indeterminatezza, è la scommessa che si troverà a vivere questo partito per assumere il ruolo di guida e di governo della società italiana, traghettandola fuori dalla crisi.Forte delle lezioni della storia, dovrà guardare con fiducia al futuro utilizzando con serenità anche i nuovi strumenti di democrazia diretta e le possibilità organizzative e di partecipazione offerte dalla Rete.

 

 

sabato 9 giugno 2012

Le scelte non rimandabili

 

 

Mentre aspettiamo di conoscere quale strada intenderà percorrere il popolo greco dopo le prossime elezioni, il tavolo europeo è stato repentinamente occupato dallo scottante problema della necessaria ricapitalizzazione delle Banche spagnole.

 Le cifre di cui si parla oscillano fra i 40 miliardi indicati da Botin ( Santander), ai probabili 60 /80 di molti commentatori. Si assiste ancora allo spostamento di risparmi e disponibilità dai paesi meridionali dell'Europa verso la Germania che, oltre ad avere ottenuto in questi anni un ingente surplus commerciale nei confronti degli altri paesi europei si ritrova oggi ad avere un'abbondanza di disponibilità finanziarie a tassi irrisori-.

E' dall'inizio della crisi economica finanziaria che ci occupa che l'Europa si dibatte fra la paralisi del sistema bancario, la crisi della solvibilità degli Stati membri ed in ultimo la recessione economica.

L'andamento depressivo dell'economia sta toccando tutti i paesi, compresi quelli più virtuosi, per andare a creare problemi all'intera crescita mondiale. La preoccupazione è grande se lo stesso Presidente degli Stati Uniti d'America si sente in dovere di sollecitare giornalmente con forza misure immediate per la crescita da parte dell'Europa e la Cina ha immediatamente ridotto il proprio tasso di riferimento.

L'Europa è il secondo mercato mondiale e la sua crisi non può lasciare indenne nessuno.

La nostra è una crisi che vede uniti in un abbraccio paralizzante il sistema bancario, i debiti pubblici, l'andamento economico ed il destino delle Istituzioni europee.

Ha ragione la Cancelliera Merkel nell'indicare la strada maestra dell'unità politica, ma questa ha tempi inevitabilmente lunghi e graduali; oggi, è necessario intervenire subito con decisioni immediate per operare una forte   discontinuità e ritrovare un clima di fiducia indispensabile per rimettere in moto il pieno utilizzo dei fattori di produzione: capitale, lavoro, tecnologia.

La prima questione irrimandabile è quella di creare un meccanismo di controllo, di garanzia e sorveglianza europeo sul sistema bancario.

All'interno di questo processo il primo obiettivo è quello di garantire a tutti i risparmiatori, di tutte le Banche europee, la sicurezza dei propri risparmi. Il secondo obiettivo è di stabilire un meccanismo di monitoraggio, sorveglianza ed intervento che consenta di prevenire ed intervenire sulle situazioni difficili per gestirle, anche a costo di spezzettarle o di chiuderne l'attività. E' interessante a questo proposito la lettura della recente relazione programmatica della Commissione Europea del 6  c.m. che si muove nel senso indicato

http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/12/570&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en

Il terzo obiettivo è costituito dalla necessità di provvedere ad un processo di ricapitalizzzione del sistema bancario anche con il ricorso a fondi europei assicurando contemporaneamente la ripresa di un clima di fiducia del mercato interbancario da sostenere, fino al suo definitivo riassetto, con ulteriori operazioni d'immissione di liquidità da parte della BCE.

Tutto questo deve porre le basi perché le Banche ritornino a svolgere la funzione fondamentale d'intermediazione fra risparmio ed investimento assicurando i necessari mezzi al sistema produttivo a condizioni sostenibili.

Il salvataggio del sistema bancario deve tuttavia andare di pari passo con l'introduzione di nuove regole che evitino per il futuro il verificarsi d'analoghe crisi sistemiche.Innanzi tutto la separazione fra banche d'investimento e di deposito. Una disciplina più rigida sui derivati, costringendo ad operare a fronte di una precisa operazione sottostante e impedendo le vendite allo scoperto se non a fronte di specifiche autorizzazioni nei confronti d'operatori opportunamente abilitati . L'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie.

La necessaria risoluzione del problema della solvibilità degli Stati membri costituisce l'altra condizione necessaria per la normalizzazione della situazione finanziaria europea e per consentire anche al sistema bancario di operare con fiducia.

L'intervento di stimolo degli Stati membri e della stessa Commissione Europea potrebbe trovare proprio nel sistema bancario ( oggi tanto discusso) il volano per la realizzazione dei propri progetti. Il potenziamento dei fondi di garanzia statali a favore dei finanziamenti alle imprese consentirebbe una limitazione del rischio sui finanziamenti concessi e la possibilità di ricorrere ad un minor utilizzo del patrimonio di vigilanza, moltiplicando le opportunità d'intervento.

 La solvibilità degli Stati sovrani, perduta nel momento in cui si è rinunciato ad ogni forma di rifinanziamento diretto o indiretto da parte della Banca Centrale Europea, deve esser risolto subito con la decisione di consentire alla BCE di garantire il debito pubblico di tutti gli Stati membri.

Per evitare, tuttavia,  il "moral hazard" possibilmente connesso a questa scelta,(consistente  nella possibilità  che il singolo Stato possa non rispettare in futuro gli impegni assunti, grazie alla sovranità del proprio Parlamento, cercando di scaricare  i propri costi sugli altri) bisognerà fare in modo che tale garanzia debba essere offerta  a tutti gli Stati membri a patto che   accettino di  sottoporre  ogni eventuale aumento del debito al consenso europeo ( con forme opportunamente rispettose dei criteri della democraticità delle scelte) ,  senza di cui lo stesso non sarebbe più garantito.

La garanzia europea dovrebbe consentire inoltre l'obiettivo di  limitare l'oscillazione dei tassi dei diversi debiti pubblici dell'area europea all'interno di un differenziale stabilito oltre il quale la BCE sarebbe autorizzata ad intervenire con l'acquisto diretto.

La prima condizione, successiva al recupero del concetto di solvibilità,dovrebbe poi essere anche quella di rivedere,  in questa fase di crisi, il limite del deficit di bilancio  ridefinendo i termini del Fiscal Compact in modo da armonizzarli con le necessità del finanziamento della ripresa economica.

Tutto    questo può e deve tradursi per milioni di persone, e specialmente per i  giovani europei, nella possibilità di trovare nuovo lavoro ed occupazione. L'energia di questi ragazzi , opportunamente utilizzata, può farci uscire insieme dal guado , senza aspettare i tempi di un'auspicabile ma per il momento difficile unità politica. Ciò potrebbe comunque mantenere vivo l'ideale europeo e creare delle nuove condizioni di equilibrio e di coesistenza pacifica.

 

 

venerdì 1 giugno 2012

Movimento Cinque Stelle e sistema dei partiti

 

Il successo del Movimento Cinque Stelle alle elezioni amministrative sta costituendo un vero e proprio trampolino di lancio verso un'affermazione nazionale tale da preoccupare tutto il mondo dell'attuale rappresentanza politica.  I principali sondaggi descrivono percentuali di consenso che, in alcuni casi, raggiungono quasi la soglia del 20%, consentendo al movimento di Beppe Grillo di collocarsi al secondo posto fra gli schieramenti politici nazionali. Gran parte del dissenso nei confronti della politica e la disaffezione verso il PDL e la Lega sembrano orientarsi verso questa nuova realtà politica.Il problema, tuttavia, coinvolge l'intero sistema dei partiti, se anche quello che, a prima vista, sembra essere il nuovo partito di maggioranza: il PD, si preoccupa vivamente di ricucire una possibile frattura nei confronti del proprio elettorato.Da quest'esigenza nascono proposte come quella di convogliare gli elementi più attivi della società civile vicini all'area del PD in una lista civica nazionale o di riconoscere la necessità di ascoltare con maggiore attenzione ciò che si muove nella Rete. Ambedue le iniziative, se portate avanti, vanno nel senso della maggiore partecipazione del cittadino, finora escluso dal cosiddetto "Palazzo".

Va rilevato, in tutto questo, il ruolo nuovo, rivoluzionario e forse ormai irreversibile rappresentato dall'utilizzo di internet. La Rete, l'associazionismo virtuale, i social network permettono una possibilità di opinione e di confronto dei cittadini al di fuori dei limiti temporali e spaziali mai verificatosi prima.

Le principali nuove opportunità sono costituite:

-         Dalla rottura del monopolio delle strutture di distribuzione della cultura e dell'informazione con la conseguenza di permettere una piena circolazione delle idee

-         Dalla possibilità di organizzazione a costo zero di comunità virtuali che mettono in relazione le persone senza limiti di spazio (Italia, estero) con la possibilità di archiviare e successivamente consultare i documenti del loro lavoro e quindi creare la possibilità di un confronto creativo e di un senso di appartenenza.

-         Dalla possibilità della democrazia diretta di queste forme di aggregazione in cui l'unica vera discriminante è rappresentata dalla frequenza e validità dell'impegno personale.

Tutto questo non può lasciare invariato il mondo della politica, il concetto di delega ed il rapporto con le Istituzioni che conosciamo.Questa facilità di confronto e di discussione  comporta una conseguenza immediata: la voglia di democrazia diretta, la crisi della delega e della partecipazione passiva.Questa è forse la principale originalità del Movimento di Beppe Grillo: quello di aver saputo coagulare attorno a sè lo scontento e la voglia di partecipazione di molti, soprattutto giovani, utilizzando lo strumento rivoluzionario, già presente e da tutti comunemente utilizzato, la Rete.E' questa la forza del Movimento e forse anche la sua principale " cultura" con la stessa forza di riconoscimento che fu la parola d'ordine del Federalismo per la Lega Nord.La voglia del cittadino di "fare da solo"e di metter sul piatto quello che è già la sua esperienza diretta: la capacità di affrontare i problemi sociali che lo riguardano, insieme agli altri, nel confronto realizzato all'interno della comunità virtuale cui partecipa, sono le armi principali di questa nuova forma d'impegno civile e politico.E' logico che il terreno più facile  dove provarsi sia stato quello dell'ambito locale, della gestione del territorio. Dove il rapporto cittadino –istituzioni è quasi visibile e toccabile. Diventerà molto più difficile confrontarsi con quello che è invece il territorio principe dei partiti: " la storia e l'ideologia".Non si può fare a meno di confrontarsi con questi aspetti. Tutto quello che fino ad oggi è stato elemento di forza per il Movimento Cinque Stelle diventa  debolezza. Questo non significa che non potrà reagire  con successo a questa sfida ma è difficile che possa decidere di non affrontarla e che possa mantenere la stessa forza e unità sui problemi di merito così come è riuscito a realizzarla su quelli di metodo.

Dall'altra parte della barricata vi sono invece i  partiti: organizzazioni politiche che hanno avuto il merito di conservare e tramandare,   al contrario, tutti i contenuti storici e le ideologie.Per realizzare quest'obiettivo, tuttavia, la tentazione fondamentale è rappresentata dalla difesa contro il mondo esterno,   che può essere  portatore della disarticolazione dell'organizzazione. La gerarchia, l'organizzazione vengono vissute come " valore  essenziale" perché hanno il compito di conservare nel tempo l'esistenza del progetto. In nome di questo  spesso viene giustificata l'impermeabilità al cambiamento, la distanza dai movimenti, lo scarso ricambio della classe dirigente, la stessa gestione spregiudicata  del potere.Se la società civile è impetuosa e portatrice di novità, allo stesso tempo i partiti  vivono nella tradizione e nella conservazione. Spesso non si accorgono dell'onda che può travolgerli. Non è detto che l'onda sia migliore di ciò che travolge  ma spesso è inevitabile che ciò accada, se la barriera che viene posta alla partecipazione è troppo alta. L'unica strada che vale la pena  percorrere è invece quella di aprire le porte dei partiti ai movimenti, alle associazioni ed ai cittadini accettando il confronto e sperando che da questo derivi la profonda rigenerazione della classe dirigente. Certo, i pericoli sono enormi! Il populismo, la demagogia, l'estremismo sono sempre in agguato, come del resto il potere,   l'immobilismo e l'ideologizzazione della realtà.

Vi è un aspetto del Movimento Cinque Stelle  che può essere portatore di una nuova concezione della realtà: la critica al concetto di partito come veicolo della partecipazione. Ma ha una sua validità?

Tutti i movimenti tendono a mettere in discussione e a rinnovare la realtà che li circonda e per questo mettono in discussione soprattutto le istituzioni. Queste tuttavia hanno lo scopo di conservare nel tempo  i temi espressi dai movimenti quando questi hanno la necessità della stabilizzazione. La domanda che ci si pone è pertanto: il Movimento Cinque Stelle, nella sua fase di stabilizzazione, diventerà un altro partito o fra i suoi obiettivi c'è quello di modificare il rapporto fra cittadino ed istituzioni alterando di conseguenza anche il ruolo e la necessità stessa dell'esistenza dei partiti?

Sono questioni rilevanti che descrivono i temi da tenere sotto osservazione nel nostro prossimo futuro. Personalmente, non credo che il movimento riuscirà a trovare e proporre forme di partecipazione diretta tali da rendere inutile e superata l'organizzazione dei partiti. Anche in presenza di forme vaste di democrazia diretta,   il raggruppamento di persone,   in base ad una visione simile della realtà, costituisce di nuovo la forma essenziale del partito. Si potrà invece ridurre il suo ruolo d'intermediazione. Vale a dire,   è possibile, che venga data più importanza alle persone  rispetto ai partiti e che quindi non sia necessario passare inevitabilmente per essi, per partecipare alle istituzioni o essere eletti a cariche dello Stato. Insomma, mi sembra che sia in ballo la richiesta di nuovi strumenti di partecipazione democratica alla vita delle istituzioni con la rottura contemporanea del monopolio dei partiti come veicoli della rappresentanza.Sono aspetti nuovi e caratteristici che il Movimento Cinque Stelle sta portando con forza all'attenzione del dibattito politico, alla fine di un ciclo della nostra Repubblica.

 

 

 

 

 

 

sabato 26 maggio 2012

Una storia esemplare

Inaspettatamente,  qualche giorno fa, il Presidente del Consiglio ha comunicato l'informazione della disponibilità di risorse rivenienti dai fondi strutturali europei tali da permettere nuova occupazione per  almeno 128.000 giovani. Se a queste risorse aggiungessimo quelle rivenienti dalla lotta all'evasione fiscale  e dallo spending review, potremmo agevolmente pensare ad almeno un raddoppio della cifra.250.000 nuovi posti di lavoro sarebbero un passo importante verso una riduzione della disoccupazione giovanile, che ha superato ormai il 30% e che nel Sud dell'Italia assume livelli ancora più gravi.

Queste risorse possono essere utilizzate per un'assunzione diretta di questi ragazzi da parte dello Stato, dando loro   uno sbocco immediato.Il processo   può inoltre rappresentare, se ben gestito, una " storia esemplare"  che può avere anche un impatto  di modernizzazione e di cambiamento sull'intera Pubblica Amministrazione, migliorandone il grado complessivo d'efficienza. Non è per niente necessario che l'occupazione di questi giovani avvenga creando strutture apposite. La ricerca del modo più produttivo di occuparli va affidata  alla struttura pubblica già esistente, che può essere in grado di trovare il modo migliore di gestire il processo.

L'importante è che la gestione di questi lavoratori sia separata, risponda a logiche diverse e segua un percorso di responsabilità autonomo. La gestione delle attività e delle carriere di questi giovani vanno gestite a livello centrale, sottraendole completamente dal potere gestionale delle locali direzioni del personale e dall'amministrazione locale, per rispondere in ogni caso ad un progetto nazionale  con tappe  ben individuate.

I nuovi lavoratori assunti all'interno di questo progetto dovrebbero, infatti, essere assistiti da un contratto a tempo indeterminato con i seguenti obblighi e caratteristiche:

- età non superiore ai 35 anni all'atto d'ingresso nel lavoro

- obbligo d'accettazione, per il primo periodo (un anno?)   di qualsiasi lavoro  a tempo indeterminato offerto da un'azienda privata.

- accettazione di qualsiasi diverso utilizzo sia sul piano settoriale che territoriale all'interno dell'amministrazione pubblica

- avere una remunerazione, lorda di 15.000 euro di base cui aggiungere un premio di produzione annuo di € 6.000 in caso di raggiungimento del 120% degli obiettivi fissati; di € 4.500  in caso di raggiungimento dl 100% degli obiettivi e € 3000 in caso di raggiungimento dell'80% degli obiettivi fissati.In caso di non raggiungimento dell'80% non sarà corrisposto alcun premio di produzione. Si propone inoltre che la tassazione su questi premi sia stabilita nella misura del  20% fisso.

Per quanto riguarda poi la predisposizione degli obiettivi , questo è un aspetto essenziale sia per dare trasparenza  sia per evitare arbitrii ed una gestione puramente assistenziale. Determinare degli obiettivi è una delle operazioni fondamentali di qualsiasi programmazione aziendale. Quest'attività può e deve coinvolgere tutti i settori, da quelli direttamente produttivi a quelli di consulenza o di servizio o anche i centri di costo.

Un'esperienza di questo tipo non potrebbe che mettere in discussione, con il suo successo, le attività ordinarie ed i metodi di gestione del personale della rimanente  amministrazione pubblica e costituirebbe motivo di crescita e di cambiamento.

In sostanza, in questo momento particolare della situazione del nostro Paese, sono da mettere in aperta competizione i nuovi giovani occupati su descritti con la struttura lavorativa esistente della Pubblica Amministrazione.

Contemporaneamente,   sarebbe necessario investire tutto il settore pubblico con un processo di profonda ristrutturazione  fondato sui seguenti punti:

1) assicurare la piena mobilità territoriale del lavoro compatibilmente con una riduzione della stessa in base all'età e all'anzianità di servizio (da ridiscutere rispetto alla normativa attuale). Considerando in questo caso  i vantaggi e le prestazioni aggiuntive per chi accetta.

2) piena mobilità settoriale. Anche in questo caso privilegiando le situazioni incentivanti

3)Porre un momento temporale preciso a partire dal quale tutte le remunerazioni sono ridisegnate fra una parte fissa ed una variabile come premio di produzione di carattere strettamente individuale o in alcuni casi legata ad una situazione o ufficio di cui si vuole sviluppare per intero la prestazione. Da quel momento tutti i nuovi assunti dovrebbero avere una remunerazione con i parametri indicati suesposti.

4) modificare le carriere mettendo come precondizione il raggiungimento degli obiettivi prefissati per almeno i tre anni consecutivi precedenti alla promozione.

5) rimane il problema dell'introduzione della nuova forma retributiva per coloro che sono già in servizio. E' una questione di soldi. Le incentivazioni previste attualmente dovrebbero cessare d'essere universali ma destinate al raggiungimento degli obiettivi individuali .In base alle disponibilità si può valutare in che misura si può offrire su base volontaria l'accettazione della modifica della retribuzione in previsione di una leggera riduzione del fisso ma di un aumento complessivo su base variabile. Un'altra incentivazione può essere costituita dal fatto di non consentire a nessuno di coloro che non ha aderito ad una proposta di ristrutturazione della retribuzione la possibilità di miglioramenti di carriera.

Abbiamo bisogno per i nostri giovani e per l'Italia tutta di una "storia esemplare" che ci permetta, vivendola, di crescere e trasformarci in una società più moderna e dinamica.