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giovedì 2 novembre 2017

RIFORMA FISCALE, NUOVO WELFARE E AZIONE DELLO STATO.




La realizzazione di un nuovo Welfare,  che sostenga  il cittadino nelle difficoltà legate alla discontinuità del lavoro , offra adeguati servizi sociali e  tuteli gli emarginati e le categorie deboli, deve essere la  priorità di un movimento politico progressista.
Teniamo presente come il problema della discontinuità del lavoro ed il pieno utilizzo dei diversi fattori di produzione sia uno dei punti centrali di questo passaggio epocale dello sviluppo economico,  fondato sulla crescente digitalizzazione  e sull'ampia globalizzazione  . Durante i periodi di cambiamento,  nuovi settori di popolazione e di attività  possono subire processi di emarginazione e di espulsione dal mercato del lavoro e dalla produzione, andando ad alimentare l'esercito di persone  da riavviare all'interno della popolazione attiva.
Il nuovo Welfare deve essere capace di sostenere  ed affrontare queste nuove urgenze sociali.
I movimenti migratori  richiedono delle misure adeguate  per permettere un pieno utilizzo delle risorse lavoro in arrivo; ma, non dimentichiamo che, allo stesso tempo,  questo comporta la necessità di dare  una risposta anche alla marginalità di tanti giovani italiani che, a loro volta, alimentano un fenomeno migratorio in uscita dal nostro paese per mancanza di sbocchi professionali.
Un partito progressista, che si pone  come guida di un  paese,  deve essere anche in grado, dunque,  d'indicare un'adeguata  politica economica di sviluppo economico e sociale,  capace di utilizzare pienamente i fattori di produzione disponibili e dare un senso allo sviluppo economico, compatibile con il rispetto della natura che ci circonda.
Questo significa  capire quanto possa essere utile anche l'azione diretta dello Stato nell'avvio di attività produttive che l'iniziativa privata non è ancora capace d'intraprendere   o di portare a piena maturazione. A questo scopo è necessario riavviare in maniera nuova la sinergia fra pubblico e privato, rivoluzionando l'attuale  struttura di partecipazioni e di attività esistente  e l'efficacia e funzionalità della pubblica amministrazione.
Ora, è inutile girarci intorno, ma  tutto questo non può essere fondato,  nel lungo periodo,  se non su di una contribuzione  fiscale dei cittadini in forma maggiormente progressiva sui loro redditi e le loro rendite  finanziarie , immobiliari o di partecipazione societaria; specie, quando anche il frutto dell'investimento  continua ad alimentare una distribuzione diseguale delle ricchezze che accentua la marginalità di larghi strati della popolazione.
Occorrerebbe probabilmente rivedere accuratamente tutti questi aspetti ma ritengo che  questa riforma sia una delle priorità d'affrontare.
Questo, perché diventa sempre più evidente come  debba essere necessariamente separato  il campo dell'assistenza sociale da quello della previdenza  e che il tutto non possa pesare unicamente sul contributo del lavoro. Ciò, fra le altre cose, produce un alto costo  per l'impresa che ne riduce la competitività complessiva.
L'assistenza sociale deve pesare sulla fiscalità generale e questo significa sostanzialmente solidarietà sociale in misura maggiormente progressiva in base al reddito ed al patrimonio. Ci piaccia o non ci piaccia  non ci sono alternative o possibili differimenti della questione.
Oggi la marginalità  sta interessando addirittura  le generazioni  e larghi strati della popolazione . Sta diventando una delle condizioni della normale vita sociale e sfido chiunque ad affermare che questo sia l'indicatore di una società in buono stato di salute.


mercoledì 13 settembre 2017

IL FUTURO ORGANIZZATIVO DEI PARTITI? I CIRCOLI ONLINE.



La comunicazione nei tempi della RETE ha assunto dei connotati originali e ,soprattutto, delle possibilità innovative e di contatto che prima erano impraticabili.
Ognuno di noi ha la possibilità di trasmettere con facilità suoni , immagini, scritti e riflessioni proprie e di altri che lo hanno interessato e che vuole condividere con amici e conoscenti   in tutte le parti del mondo.
La politica fa parte delle relazioni umane e pertanto deve utilizzare ampiamente questi strumenti .La necessità  di uscire dai luoghi  WEB di scontato consenso, per diventare  sostanzialmente intermediari nei confronti di chi non la pensa come noi,  comporta, tuttavia, la necessità di un rapporto fra realtà virtuale e quella fisica.
 E' proprio nel rapporto con il territorio , con il lavoro,  con tutto ciò che viviamo direttamente che riusciamo meglio a capire cosa desideriamo e possiamo, a quel punto, fare in modo che il  rapporto di partecipazione al processo di comunicazione politica  avvenga  sia orizzontalmente , sia dal basso verso l'alto, sia con un ritorno  verso il basso. 
Perché si verifichi questo incontro e queste condizioni, dobbiamo banalmente far ritorno a quella che è la base della politica: cioè, la volontà delle persone di agire per la risoluzione dei problemi comuni vissuti nella propria realtà sociale.
Se non si parte da questo, rimanendo su di un livello di eccessiva astrazione, si rischia di restare nell'area del commento culturale , dell'osservazione  giornalistica, ma non della politica attiva.
E' importante che questo processo cammini sulle gambe di un rapporto con una realtà politico sociale concreta e con le organizzazioni ed associazioni di uomini che cercano di agire per cambiarla.
Per fare un esempio concreto , possiamo pensare a quelli  che  possono essere i processi legati ad un settore lavorativo. 
Prendiamo ad esempio i lavoratori del settore credito. Ognuno di loro ha un'esperienza giornaliera comune dei problemi della propria vita lavorativa e sente con chiarezza anche tutti i problemi del settore , le aspetattive della clientela,i problemi legati alla crisi finanziaria, le azioni intraprese dal governo , le regole e le leggi che regolano il settore.
 Molti di loro fanno parte o comunque danno la loro adesione ai sindacati di categoria che li rappresentano e che mediano anche con le altre parti sociali e con le istituzioni . All'interno di questo insieme  di persone che vivono e s'interessano di questi problemi si formano opinioni , correnti di pensiero , discussioni e anche assunzioni di responsabilità da parte di alcuni che decidono d'impegnarsi maggiormente ,  aderendo alle varie forme associative  esistenti, per portare avanti la risoluzione dei problemi comuni.
In qualche modo, queste persone, pur avendo idee diverse, comunicano fra di loro e dibattono anche con tutti gli altri ,rappresentando dei punti di riferimento. Quasi tutti poi cercano d'inquadrare i problemi del setttore in quelli sociali più complessi della loro vita e all'interno di una visione generale della società, che è in fondo la politica.
E' necessario, pertanto, che chi decide di assumere maggiori responsabilità ed ha le stesse idee politiche possa anche avere dei momenti organizzativi comuni dove scambiare le proprie opinioni ed organizzare proposte politiche . 
E' inevitabile che in questa fase l'aspetto della comunicazione sia molto più vicino alle eco chambers, mentre l'azione di queste persone nei confronti degli altri sarà molto simile a quella esercitata dagli intermediari "influencers"
E' normale, anche, che queste persone ,facenti parte di una stessa organizzazione politica, mandino verso l'alto dei contenuti sui problemi che vivono quotidianamente e  ricevano in contropartita delle indicazioni dai loro vertici, sviluppando quella comunicazione bidirezionale. tanto auspicata.
 In sostanza, per concludere, quello che voglio dire è che anche nei tempi della RETE la qualità dei processi nasce dall'incontro con l'impegno nel territorio e nel settore lavorativo, all'interno del quale la funzione politica coincide di fatto con quella d'intermediario e influencers ,ma anche con l'assunzione di responsabilità.
E' all'interno di questo processo che può realizzarsi anche la formazione della classe dirigente ed una reale partecipazione democratica. E' importante   che tutto questo possa usufruire degli strumenti di partecipazione moderni connessi all'utilizzo della RETE. In tal modo, possono essere superati i limiti temporali e territoriali che spesso impediscono  o rendono problematica la partecipazione a molte persone.
I Circoli  online possono costituire  la prima immediata risposta che i partiti politici possono dare alle persone senza per questo negare la posibilità di accoppiare a questa forma organizzativa   incontri sul territorio, eventi  ecc ecc. e tutte  le altre  tradizionali attività politiche. La forma organizzativa online  può permettere, inoltre, complessivamente una forte riduzione dei costi logistici ed organizzativi ed assicurare un'importante trasparenza delle attività svolte, dlle decisioni prese, della formazione della classe dirigente  e della scelta dei candidati alle elezioni locali e politiche. 
Sarebbe importante riflettere e arrivare ad una sintesi, almeno a livello provinciale,  facendo confluire gli esistenti circoli  territoriali in una realtà online.
Per quanto riguarda i circoli su base tematica o lavorativa o generalisti potrebbe esserci invece un'aggregazione libera meno vincolata al territorio e confluente in un coordinamento nazionale di settore.
E' importante comunque che tutti gli iscritti alle nuove realtà di sintesi possano partecipare alla votazione diretta dei propri rappresentanti sia all'interno del partito che nelle Istituzioni.
Solo così potra essere compiuta e resa vincente la modernizzazione dell'organizzazione democratica dei partiti. 

giovedì 27 luglio 2017

STOP AI VITALIZI ? C'é odore d'incostituzionalità



Ho provato a leggere il testo della legge Richetti e , spero di sbagliarmi, trovo veramente originale  questo modo di riorganizzare l'importo del vitalizio per coloro che già ne godono da tempo e ben prima dall'entrata in vigore delle leggi che lo hanno modificato.

 l'Art. 2 della legge  Richetti parla di una suddivisione dell'importo dell'indennità parlamentare in due parti, di cui una costituita dal contributo pensionistico a cui viene assoggettato il parlamentare e l'art.4  ne stabilisce  il versamento .
 Ciò va bene  per il futuro, ma di quale contributo stiamo parlando per il passato se, come sembra , non è stato mai versato? 
Di quale calcolo col sistema contributivo stiamo parlando?
Mi sembra che siamo in presenza di una semplice riduzione del vitalizio e basta,con un calcolo basato su di una presunzione di contributo che non vi è mai stata.
Siamo nel campo della totale supponenza?  Quale senso può essere dato a tutto questo? 

Ripeto,mi auguro di non aver capito niente, ma mi sembra  evidente l'incostituzionalità della violazione del principio della non retroattività. della legge. Qualunque costituzionalista o chiunque conosca un minimo di diritto dovrebbe giungere a queste conclusioni. 
La cosa più pericolosa è poi non tanto la legge in sé, ma il fatto che venga richiesta a gran voce, in nome di una populistica esigenza di giustizia, la violazione del principio costituzionale.

Chi  ci proteggerà dalla violazione di tale principio in altre situazioni? Chi lo giudicherà essenziale ?

La Costituzione è il patto primario fra i cittadini e nessuno può violarla. Mi aspetto pertanto  che la Corte Costituzionale  non faccia passare questa legge. La cosa più grave è che una buona parte del Parlamento l'abbia approvata e sia stata  proposta da uno dei principali esponenti del PD.
E' vero, esistono retribuzioni assurde all'interno della nostra società , una distribuzione delle ricchezze prodotte profondamente ineguale; ma, il modo di risolverla non è certo quello di scagliarsi contro questa o quella categoria che non ci piace, specie poi in maniera retroattiva. 

Perché non chiediamo anche di farci restituire  buonuscite milionarie concesse in passato a dirigenti di società controllate? 
Chi colpiremo?
I calciatori si, ma i cantanti no? Gli attori no ma gli avvocati si? Ecc... ecc.

Non si opera in questo modo! Ci sono delle regole costituzionali  da rispettare e prima fra tutte la non retroattività degli effetti dei provvedimenti legislativi. 
Per attuare una redistribuzione delle ricchezze il metodo più semplice e paritario è quello fiscale. 
Invece di cavalcare la giusta indignazione ed il malessere popolare con provvedimenti discutibili, perché nessuna forza politica  porta avanti un semplice programma di redistribuzione  basato su una riforma fiscale di questo tipo?: 

i) tassazione specifica dello 0,20% sulle ricchezze finanziarie detenute dalla famiglie italiane. 
Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia le ricchezze finanziarie al 2014 ammontano, al netto delle passività, a ca. 2.991 miliardi di euro. Una tassazione aggiuntiva dello 0,20% (pari ad esempio a ca. 200 euro su di un montante di 100.000 euro) darebbe risorse per ca. 5,9 miliardi d’euro annui
ii) tassazione sulle transazioni finanziarie;
iii) tassazione del 75% sugli utili delle istituzioni finanziarie ed assicurative relativi alle operazioni di derivati;
iv) tassazione patrimoniale progressiva sui patrimoni immobiliari superiori a 1M di euro;
v) tassazione progressiva sulle successioni ereditarie d’importo superiore a 1M di euro;
vi) aliquote progressive IRPEF a partire dai 70.000 euro in su da cui si possono ricavare maggiori risorse annue di ca. 10MM;
vii) web tax sugli utili realizzati in Italia da parte delle multinazionali del settore digitale.
Quest'ultimo punto, insieme a quello sulle transazioni finanziarie, dovrà probabilmente essere ottenuto con un'azione congiunta dei diversi paesi a livello europeo. Potrebbe in questo caso essere utile ripartire i ricavi della tassazione al 50% con la UE”

lunedì 26 giugno 2017

DOPO LE AMMINISTRATIVE



L'esito delle recenti elezioni amministrative può dare degli spunti di riflessione   anche su quelle che potranno essere le  azioni dei diversi partiti in vista delle  prossime politiche . 
Mi sembra che la novità più grossa sia rappresentata dal fatto che  una nuova riedizione del centrodestra può risultare vincente .
In forza di questa ipotesi è possibile  che vengano superate le  loro divisioni interne . Se percepiscono che, grazie ad un rinnovato accordo, sono in grado di andare a governare il Paese, lo faranno.
 Probabilmente punteranno ad ottenere la fiducia dell'elettorato su alcuni punti sensibili come quello della sicurezza, del contenimento del fenomeno migratorio, di una revisione ( più che un'uscita) del rapporto con l'Europa, di una riduzione della pressione fiscale.
La prima conseguenza immediata di questo ragionamento sarà un possibile  diverso atteggiamento anche rispetto alla legge elettorale.
 Sono convinto che si ritornerà a parlare di maggioritario di coalizione .
Che posizione prenderanno il PD , la sinistra variegata e il M5S in caso di una proposta forte dell'intero arco del centro destra in tal senso?
Forse il M5S sarà contrario, mentre i vari gruppi della sinistra potrebbero spingere verso un premio di coalizione per aumentare il propio peso politico. Basteranno i loro voti, uniti a quelli del centro destra, per una modifica in tal senso della legge elettorale?
E il PD? Che posizione assumerà in questo caso?
Ancora una piccola nota sul M5S: ho l'impressione che l'ipotesi di una rifondazione della coalizione di centrodestra tolga possibili voti al M5S lasciandogli i consensi degli irriducibili anti-sistema  e dei più orientati comunque a sinistra. Se questo fosse vero e percepito da Grillo e Casaleggio, potremmo assistere, da parte loro, ad un serrato corteggiamento della Lega da una parte  e dell'estrema sinistra dall'altra; magari, puntando sull'aspetto anti Europa, proprio per far fallire possibili saldature  del centro destra o del centro sinistra.

Il PD ha, intanto, tutto l'interesse a caratterizzarsi come partito della Nuova Europa a due velocità di Macron e Merkel; ma, con un ruolo da protagonista.
 Per fare questo,  più che chiedere maggiore elasticità, deve puntare sugli obiettivi comuni della gestione dell'immigrazione e dei rapporti economici e politici con medio Oriente e Nord Africa  . Migliorare l'impianto militare della difesa comune europea . Far crescere la quota degli investimenti comuni diretti sugli obiettivi di sviluppo programmatici del prossimo bilancio unitario.
Sul fronte interno questo significa, in qualche modo, rivedere la politica fiscale più volte annunciata e propagandata e con essa anche la politica del lavoro. 
Se si riapre il dibattito e la discussione profonda su questi punti  all'interno del partito prima e di conseguenza in tutto il paese dopo , il PD ha ancora la possibilità di assumere un ruolo di leadership  ed ottenere la fiducia dell'elettorato alle prossime politiche  per guidare il  processo di rinnovamento.
Tale discussione  avrà una forte influenza anche sulle alleanze che, a secondo di come  si articoleranno le posizioni, potranno avere uno sbocco o in una riconferma delle attuali alleanze di governo allargate a Forza Italia o  in una riproposizione di un nuovo fronte della sinistra unità, ma in una prospettiva avanzata e moderna, superando le attuali contrapposizioni ancorate su di una visione del passato non riproponibile. 

Non credo che si possa prescindere da tutto questo e rimanere  spettatori isolati o peggio ancora passivi. L'Italia sta passando uno dei momenti più difficili della sua storia. Siamo di fronte ad una crisi profonda dello stesso tessuto  sociale e della convivenza civile. Una forza di governo oggi non può limitarsi ad una oculata e sana amministrazione senza  proporsi anche come movimento ideale.

Personalmente sono convinto che tutto questo chiama anche in causa le modalità organizzative tradizionali dei partiti che  risultano oggi totalmente anacronistiche ed incapaci di assumere quel ruolo di organizzazione dell'intelligenza collettiva e della partecipazione politica che è il loro compito. Anche su questo punto si può giocare e vincere la battaglia contro il populismo anti-sistema .

sabato 3 giugno 2017

UNIONE SOCIALE DEMOCRATICA



Il  percorso verso la condivisione ed approvazione di una nuova legge elettorale sembra procedere con difficoltà  ed in questo quadro , sarebbe utile che il centro-sinistra riuscisse a superare le proprie divisioni e costruisse insieme una Unione Sociale Democratica.
Unione è il primo termine del progetto  e descrive semplicemente la necessità di trovare dei punti d’accordo programmatici per rappresentare adeguatamente in Parlamento i bisogni delle classi lavoratrici e di quei milioni di meno fortunati che oggi vivono ai margini delle nostre società o vedono peggiorare sensibilmente le loro condizioni di vita.
 Che poi questo si realizzi attraverso una grande coalizione o con forze che si presenteranno autonomamente, perché ritengono di portare avanti obiettivi e progetti diversi  non è al momento prevedibile. Non sfugge tuttavia l’importanza  di un’operazione del genere che  potrebbe portare il mondo di centrosinistra a superare quel 40% di consensi fra gli elettori  che lo porterebbe a dare un governo stabile al Paese.
Personalmente, ho sempre desiderato che l’insieme delle persone di centrosinistra riuscisse ad esprimere un’unica formazione politica  e comunque a fare delle proprie differenze interne  una risorsa e non un elemento di divisione incompatibile .
Questo finora non è successo,  bisogna prenderne atto e sperare che si cambi passo.
Il secondo termine del progetto è Sociale.
Questo è per me l’aspetto più sofferto in questo momento perché  non riesco a cogliere nell’intero mondo del centrosinistra un progetto ampio e completo da condividere. Purtroppo una delle peggiori eredità che ci sono state tramandate dagli anni della corruzione  ed inefficienza è quello di un diffuso scetticismo rispetto alla funzione pubblica; eppure, se ci riflettiamo un attimo, tutti gli studiosi individuano  fin dal secolo scorso nell’azione pubblica la chiave fondamentale per correggere gli errori e le inefficienze del libero mercato. L’azione pubblica è centrale ma è spesso temuta e considerata portatrice  d’inefficienza e corruzione.
Dal mio punto di vista questo non è ammissibile. L’azione pubblica ed il welfare sono sempre più centrali; anzi, forse devono riuscire oggi ad essere ancora più efficaci per affrontare i rischi  e le incertezze della società globalizzata.
La questione sociale è sempre più attuale richiede maggiore attenzione.
 Le differenze sociali e le ineguaglianze sono aumentate rispetto al passato con la concentrazione della ricchezza in un numero sempre minore di persone ed una divisione annuale dei reddito nazionale sempre più insopportabilmente diseguale. Interi settori della popolazione vivono nell’emarginazione, i livelli di disoccupazione e della popolazione attiva sono del tutto insoddisfacenti.
Questi sono evidenti segnali dell’incapacità di questa organizzazione sociale di funzionare in maniera soddisfacente ed è necessario che le forze di centrosinistra invertano questa tendenza, cominciando da subito a ridurre le distanze di reddito esistenti, utilizzando anche il sistema fiscale come fattore di dissuasione e di recupero di risorse da distribuire ai  meno fortunati.
Da dove prendere le risorse ? Forse continuando ad indebitare le casse dello Stato e credendo che tutto possa essere risolto dalla ripresa più consistente della crescita economica?
No, credo che il centrosinistra debba cominciare a chiedere un maggior contributo a chi ottiene dei redditi troppo elevati rispetto agli altri, a chi detiene patrimoni  e rendite finanziarie eccessive per iniziare a risanare il debito pubblico e redistribuire le risorse verso chi ne ha più bisogno ed in tal modo aiutare la ripresa economica nel segno del rispetto per l’ambiente e la persona.
Da dove reperire pertanto le risorse?
Innanzitutto con una riforma fiscale    che operi con i seguenti strumenti:
i) tassazione specifica dello 0,20% sulle ricchezze finanziarie detenute dalla famiglie italiane. 
  Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia le ricchezze finanziarie al 2014 ammontano, al netto   delle passività, a ca. 2.991 miliardi di euro. Una tassazione aggiuntiva dello 0,20% (pari ad  esempio a ca. 200 euro su di un montante di 100.000 euro) darebbe risorse per ca. 5,9 miliardi   d’euro annui
ii)    tassazione  sulle transazioni finanziarie;
iii)   tassazione del 75% sugli utili  delle istituzioni finanziarie ed assicurative  relativi alle                    operazioni di  derivati;
iv)   tassazione patrimoniale progressiva sui patrimoni immobiliari superiori a 1M di euro;
v)    tassazione progressiva  sulle successioni ereditarie d’importo superiore  a 1M di euro;
vi)   aliquote progressive IRPEF  a partire dai 70.000 euro in su  da cui si possono ricavare maggiori    risorse annue di  ca. 10MM;
vii)  web tax sugli utili realizzati in Italia da parte delle multinazionali del settore digitale.
Quest'ultimo punto, insieme a quello sulle transazioni finanziarie, dovrà probabilmente essere ottenuto con un'azione congiunta dei diversi paesi   a livello europeo. Potrebbe in questo caso essere utile ripartire  i ricavi della tassazione al 50% con la  UE”

Come  spendere quindi le risorse ottenute?
La funzione pubblica deve indirizzarsi innanzitutto  sugli investimenti produttivi, favorendo i settori della ricerca innovazione ed energia.
E’ necessaria contemporaneamente una profonda riforma della pubblica amministrazione che continui le indicazioni già realizzate dal ministro Madia.    Introdurre la gestione delle attività e delle prestazioni lavorative per obiettivi quantificabili e verificabili legando ad essi anche il sistema premiante. Introdurre anche nel settore pubblico  le modalità presenti nell’impiego privato, compreso il possibile demansionamento, trasferimenti da un  settore e l’altro della pubblica amministrazione e il trasferimento  territoriale .Tutto questo accanto ad una completa revisione e riqualificazione della  spesa pubblica
 il secondo punto da attuare è una sensibile riduzione del cuneo fiscale sul lavoro  ponendolo a carico della fiscalità generale: In tal modo le imprese potrebbero trovare immediate risorse sia per abbassare i propri prezzi di vendita che per investire adeguatamente considerato anche il recente sostegno del governo sulla possibilità di un maggiore ammortamento  sugli investimenti tecnologici .
L’altra grande questione è quella della realizzazione di un ampio piano nazionale del lavoro.
 Un polmone di lavoro che permetta di gestire insieme il fenomeno immigrazione e  la disoccupazione italiana di lunga durata contemporaneamente alla ricerca di un lavoro continuativo con l’assistenza dei centri per l’impiego. Al contrario di una logica puramente assistenziale e di sussidio  che espone poi le persone ad un contemporaneo  ingresso in un mercato del lavoro illegale e marginale  , l'inserimento di queste risorse produttive all'interno di un piano nazionale del lavoro ( con la creazione di squadre di lavoratori impegnate sia nella costruzione di alloggi popolari e di strutture sociali  sia nella messa in sicurezza del territorio  o nel recupero produttivo di aree agricole del demanio pubblico, nel settore dell’assistenza domiciliare verso anziani  ,malati ecc. ecc.).  potrebbe costituire un percorso d'integrazione sociale. Colmerebbe, inoltre, il vuoto  prodotto dall'abolizione dell'art 18  restituendo al lavoratore la continuità  della  sua condizione di lavoratore pur all'interno di una mobilità d'impiego. L'integrazione al lavoro dei migranti, arrivati legalmente o illegalmente nel nostro paese, potrebbe poi essere il veicolo più opportuno per una loro reale integrazione ed il successivo ottenimento della cittadinanza.

Il terzo punto del progetto riguarda il termine  “Democratico”
Francamente m’interessa poco il dibattito sulle preferenze elettorali  e le primarie se si continua a gestire il sistema dei partiti senza sviluppare nessuna reale forma di partecipazione politica alla formazione dei contenuti programmatici . Recentemente una ricerca ha evidenziato come questa funzione sia stata di fatto appaltata ai vari Think Tank , alle fondazioni a commissioni di tecnici  della squadra personale di questo o quell’altro politico. Non esiste una reale partecipazione democratica del cittadino alla vita politica dei partiti e l’unica possibilità che gli è rimasta è quella al massimo di esprime il suo si  o no ad una linea politica elaborata da altri spesso al di fuori delle strutture organizzative del partito di riferimento.  Questo non è più possibile  specialmente quando il web offre oggi la possibilità di superare i limiti di tempo e di spazio  esistenti ed ostativi di una ampia partecipazione popolare alla vita politica.: Del resto le strutture informatiche permettono anche una riduzione notevole dei costi. I circoli di base possono essere organizzati online e permettere una reale interazione fra le persone , una intensa attività culturale  e politica di proposta, la scelta consapevole di un percorso di responsabilità attraverso cui  formare una nuova classe dirigente conosciuta ed approvata dalla base. I circoli online dovrebbero essere presenti in ogni collegio elettorale per avere la possibilità/capacità di organizzare tutta una serie di attività politiche sul territorio ed arrivare poi alla scelta dei candidati per le elezioni sia locali che nazionali. Diventa sempre meno utile storicamente la funzione dei vecchi circoli territoriali Questi devono essere semmai sostituiti da attività sul territorio organizzate dai Circoli online. E’ facile a questo punto fare in modo che all’interno della direzione dei circoli online vengano scelti dei rappresentanti per un livello superiore organizzativo  regionale e nazionale. Una struttura più semplice e più partecipata .
La realtà che abbiamo davanti agli occhi, oggi, è molto diversa. 
Questo è invece il partito o la coalizione che vorrei: L’Unione Sociale Democratica.
Una unione del centro sinistra capace di ottenere la guida del paese e porlo in maniera stabile all’interno della nuova Europa che si sta configurando. Una nuova Europa capace d’investire nel Continente Africano e di stabilire un  asse di collaborazione nella nuova via della seta, proposta dalla Cina. Una Europa che faccia da stimolo agli USA ed alla GB per tornare ad avere quel rapporto dinamico che fin qui è stato motore di sviluppo non solo economico ma anche scientifico e culturale.


lunedì 29 maggio 2017

Le "vie" del nostro futuro



La nuova politica americana, portata avanti dal Presidente Trump, e l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa stanno di fatto rilanciando la prospettiva di una maggiore integrazione europea.

Dopo il recente incontro  del G7 a Taormina è sembrato sempre più chiaro che l'Europa deve poter sviluppare un suo ruolo autonomo  e comune nel panorama internazionale. Ha ragione la Signora Merkel quando pensa  che l' Europa debba contare su se stessa e pertanto, inevitabilmente, si darà maggior peso alla difesa comune, alla gestione comune dei rapporti internazionali e si dovrà affrontare insieme la questione dell'instabilità del Medio Oriente e del Continente Africano che riversano milioni di persone nel Mediterraneo , verso le coste europee, nella speranza di una vita più degna di essere vissuta. 

All'interno di questo  possibile quadro evolutivo, ritengo che paesi come l'Italia e la Spagna, nonostante i loro problemi , possano inserirsi da subito nel nucleo principale dei paesi  interessati a questo progetto, proprio  per una relativa comunanza  d'interessi  con la Francia di Macron.

Sullo sfondo del nuovo assetto internazionale,  sembra poi profilarsi   un importante ruolo per la Cina , che si  è appena fatta promotrice di un grande progetto di sviluppo  con la sua proposta della "Via delle seta" e con la sua  volontà d'investire ca 800 MM di dollari nelle necessarie infrastrutture.
L'asse Cina- Europa può diventare l'immagine del  nostro futuro e può davvero rappresentare la speranza di uscire vincenti da un periodo tanto oscuro come quello attuale. C'è da dire  ancora che la "via della seta" può ragionevolmente entrare in Europa anche per via  marittima attraverso il territorio Italiano ed i suoi porti, nonostante  quello di Atene, dopo la recente acquisizione cinese,  sia in "pole position".

Le nostre società hanno bisogno di una nuova spinta di civiltà non solo riuscendo ad affrontare in maniera positiva e vincente la globalizzazione dell'intero sistema economico, ma affrontandone i limiti ed adottando le adeguate misure per superarli.

Di certo non è la riedizione della guerra commerciale, che tristemente negli anni trenta del secolo scorso fu la deriva  in cui sfociò la "grande depressione",  la possibile soluzione. 
Non sono i dazi indiscriminati che possono proteggerci; tuttavia, dovremmo, come Europa insieme a al G20 ed ai paesi più consapevoli, metterci d'accordo perché sia  il WTO  sia i vari trattati commerciali fra continenti    pongano delle condizioni e delle possibili sanzioni nei confronti di chi si oppone al rispetto del clima, ai diritti umani e del lavoro . Su questo bisognerebbe che vi fosse una maggiore iniziativa internazionale da parte delle organizzazioni del  mondo del lavoro stabilendo accordi e iniziative di lotta comuni anche sul piano internazionale. 

La seconda questione urgente è quella di ampliare e non di ridurre il welfare, proteggendo anche  categorie di piccoli imprenditori e settori di lavoro , messi in crisi dal processo di globalizzazione per consentire anche a loro una possibilità di reinserimento lavorativo. 

Il nuovo welfare deve anche rispondere alla maggiore  richiesta di flessibilità del lavoro. Essa  non deve pesare sul singolo lavoratore ma sulla fiscalità generale, che deve accompagnare il singolo lavoratore nel suo periodo  di disoccupazione, anche  di lunga durata,  verso il reintegro in una condizione lavorativa. 

La destabilizzazione che vivono le nostre moderne  società, in cui le differenze sociali aumentano e minano la stessa possibilità di convivenza  toccando anche i ceti medi, costituisce poi l'altra grande sfida che abbiamo davanti . 

Risuonano forti  nel silenzio di molti , su questo tema,  le  parole semplici da Papa Francesco : " non dobbiamo dare solo assistenza e sussidi,  ma lavoro a tutti, per dare dignità e cittadinanza ".

Non posiamo pensare  che questo possa avvenire solo con la crescita economica ( peraltro necessaria),  ma dividendo oggi e subito le opportunità di lavoro esistenti in maniera più equa e generale per tutti. 
Creando lavoro a cura della funzione pubblica.
Distribuendo, allo stesso modo e con  differenze molto più contenute, i redditi del lavoro e dell'impresa, utilizzando come equilibratore lo strumento fiscale. 
Riducendo adeguatamente la fetta destinata alla remunerazione della finanza.

lunedì 24 aprile 2017

Dove reperire le risorse



Quando si parla di dove reperire le risorse necessarie per la crescita ed il completamento delle riforme strutturali  ho   paura che vi sia una sostanziale  mancanza di idee e soprattutto che non si vogliano toccare alcuni punti per paura di perdere consensi elettorali; tuttavia, credo che sia necessario prendere delle decisioni e queste, a mio parere, non possono essere nè quella di pensare di aumentare la tassazione indiretta, in un paese che naviga a vista appena fuori dalla recessione, nè l'ulteriore aumento dell'indebitamento pubblico senza contropartita e con l'uscita dall'euro, nè quello , più morbido , di espandere ancora il debito pubblico solo per poter effettuare gli investimenti chiedendo che non vengano conteggiati nei limiti stabiliti dal Fiscal Compact. La questione di fondo in quest'ultimo caso è che se i mercati reagissero male alle nostre iniziative ii costo del nostro debito pubblico diventerebbe in breve tempo insostenibile , peggio del periodo 2011 che ha portato Monti al governo . Quando si parla pertanto d'investimenti pubblici bisogna spiegare , a mio parere , con dovizia di particolari il piano di ritorno dell'investimento . In sostanza, il processo economico che permetterà di ripagare in un tempo stabilito capitale ed interessi investiti creando un ulteriore utile in termini economici , di occupazione e di modernizzazione del sistema . Solo di fronte ad operazioni di questo tipo anche imponenti sono convinto che i mercati potrebbero addirittura non solo essere disponibili a considerare favorevolmente il rischio paese ma ad avere anche  interesse a partecipare all'operazione proposta. Bisogna uscire dal generico ed entrare nel merito. Riqualificare la spesa pubblica premiando il merito e la maggiore produttività delle risorse impiegate.

Da dove prendere quindi  le ulteriori risorse necessarie, oltre  a quanto sarà possibile  fare con una riqualificazione della spesa pubblica?
Innanzitutto con una riforma fiscale    che operi con i seguenti strumenti:

i)     tassazione specifica dello 0,20% sulle ricchezze finanziarie detenute dalla famiglie italiane.               Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia le ricchezze finanziarie al 2014 ammontano, al netto           delle passività, a ca. 2.991 miliardi di euro. Una tassazione aggiuntiva dello 0,20% (pari ad                  esempio a ca. 200 euro su di un montante di 100.000 euro) darebbe risorse per ca. 5,9 miliardi              d’euro annui
ii)    tassazione  sulle transazioni finanziarie;
iii)   tassazione del 75% sugli utili  delle istituzioni finanziarie ed assicurative  relativi alle                           operazioni di  derivati;
iv)   tassazione patrimoniale progressiva sui patrimoni immobiliari superiori a 1M di euro;
v)    tassazione progressiva  sulle successioni ereditarie d’importo superiore  a 1M di euro;
vi)   aliquote progressive IRPEF  a partire dai 70.000 euro in su  da cui si possono ricavare maggiori           risorse annue di  ca. 10MM;
Vii)  web tax sugli utili realizzati in Italia da parte delle multinazionali del settore digitale.


Quest'ultimo punto, insieme a quello sulle transazioni finanziarie, dovrà probabilmente essere ottenuto con un'azione congiunta dei diversi paesi   a livello europeo.
 Potrebbe in questo caso essere utile ripartire  i ricavi della tassazione al 50% con la  UE .