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domenica 20 luglio 2014

ESPORTAZIONI E CRESCITA


 
La dinamica della bilancia commerciale   continua ad avere un andamento positivo. Il saldo delle partite commerciali, già attivo per tutto il 2013, continua ad essere soddisfacente anche, secondo i dati riportati da ISTAT, fino a tutto maggio 2014. In questo mese, il saldo commerciale è positivo (+3,7 miliardi) e si rileva una crescita delle esportazioni  rispetto al mese precedente del 2,2%. In particolare, si ha un saldo positivo sia nei confronti dei paesi extra Ue (+2,5 miliardi), sia con quelli Ue (+1,2 miliardi); mentre, i paesi verso cui si è avuto il maggior incremento delle esportazioni sono stati: Belgio (+16,9%), paesi EDA (+12,8%), Cina (+8,9%), Stati Uniti (+7,7%) e Germania (+5,5%).
Vi è stato, in particolare, un aumento delle vendite d'articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici verso il Belgio, di macchinari e apparecchi n.c.a. verso paesi EDA e Stati Uniti, di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, verso la Germania e d'autoveicoli verso gli Stati Uniti.
Riportiamo qui di seguito, per maggiore facilità di comprensione, una tabella riepilogativa dell'andamento delle esportazioni, importazioni e saldi della bilancia commerciale per settore d'attività economica (dati ISTAT)
           
Tabella 1 - Esportazioni, importazioni e saldi della bilancia commerciale, per settore di attività economica.
Maggio 2014
SETTORI DI ATTIVITÀ ECONOMICA
ESPORTAZIONI
IMPORTAZIONI
SALDI
Quote % (a)
Variazioni %
Quote % (a)
Variazioni %
Milioni di euro
Mag. 14
Gen.-Mag.14
Mag. 14
Gen.-Mag.14
 
 
Mag. 13
Gen.-Mag.13
Mag. 13
Gen.-Mag.13
Mag. 14
Gen.-Mag.14
A Prodotti dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca
1,5
-9,2
-2,1
3,5
-2,6
-0,1
-681
-2.833
B Prodotti dell'estrazione di minerali da cave e miniere
0,3
-6,9
2,1
16,5
-1,8
-16,5
-4.436
-20.542
    061 Petrolio greggio
0,1
-48,4
-17,6
9,7
10,8
-13,7
-2.819
-12.294
   062 Gas naturale
0,0
-12,0
-20,0
5,6
-17,2
-22,2
-1.410
-6.950
C Prodotti delle attività manifatturiere
95,8
0,5
1,6
76,6
1,4
0,3
9.111
39.129
CA Prodotti alimentari, bevande e tabacco
7,0
0,3
2,3
7,8
1,8
3,6
-134
-563
CB Prodotti tessili e dell'abbigliamento, pelli e accessori
11,5
1,4
4,6
7,4
6,6
6,6
1.574
7.297
    13  Prodotti tessili
2,4
-2,4
3,8
1,7
2,6
6,7
396
1.302
   14 Articoli di abbigliamento (anche in pelle e in pelliccia)
4,6
5,1
5,1
3,2
8,1
7,1
440
2.306
    15 Articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili
4,6
0,9
4,6
2,5
8,1
6,0
738
3.688
CC Legno e prodotti in legno; carta e stampa
2,0
0,9
3,6
2,6
0,7
2,3
-125
-614
    16 Legno e prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili); articoli in paglia e materiali da intreccio
0,4
-2,0
5,5
0,8
7,5
8,4
-134
-618
    17+18 Carta e prodotti di carta; prodotti della stampa e della riproduzione di supporti registrati
1,6
1,6
3,2
1,8
-2,3
-0,4
9
3
CD Coke e prodotti petroliferi raffinati
4,2
-18,2
-14,6
3,4
7,6
-13,8
201
1.550
CE Sostanze e prodotti chimici
6,5
-0,8
0,6
9,6
-5,4
-3,4
-810
-3.999
CF Articoli farmaceutici, chimico medicinali e botanici
5,0
2,6
1,2
5,7
-9,8
-7,6
-28
-105
CG Articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi
6,0
0,6
3,6
3,3
1,2
5,8
1.100
4.936
   22 Articoli in gomma
3,6
-0,9
3,2
2,4
-0,5
4,2
512
2.392
   23 Altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi
2,4
2,9
4,2
0,9
5,9
10,1
588
2.544
CH Metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti
11,7
0,4
-4,5
9,8
0,7
-2,5
871
3.613
CI Computer, apparecchi elettronici e ottici
3,1
-0,8
-5,1
6,2
-2,1
-5,7
-836
-4.003
CJ Apparecchi elettrici
5,2
-0,9
2,5
3,6
0,8
4,0
610
2.849
CK Macchine ed apparecchi n.c.a.
18,4
2,2
4,5
6,2
3,2
4,8
4.496
20.134
CL Mezzi di trasporto
9,5
2,6
6,2
8,2
11,9
5,1
1.112
3.354
291 Autoveicoli
3,5
5,6
11,2
5,1
19,8
11,3
-656
-2.383
292+293+30 Mezzi di trasporto (esclusi autoveicoli)
6,0
1,2
3,4
3,1
-1,6
-4,7
1.768
5.738
CM Prodotti delle altre attività manifatturiere
5,6
5,0
5,8
2,9
7,6
8,1
1.080
4.680
31 Mobili
2,1
0,9
2,8
0,4
5,9
7,6
604
2.723
32 Articoli sportivi, giochi, preziosi, strum. musicali e medici e altri prodotti n.c.a.
3,5
7,5
7,7
2,5
8,0
8,2
476
1.956
D Energia elettrica, gas, vapore e aria             condizionata (c)
0,1
-37,5
-63,5
0,6
-17,4
-23,3
-104
-741
E Prodotti delle attività di trattamento dei rifiuti e risanamento
0,4
-16,3
-21,7
1,3
1,3
-0,1
-304
-1.448
Altri prodotti n.c.a.
1,9
-6,0
-4,8
1,5
15,8
15,1
89
503
TOTALE
100,0
0,2
1,3
100,0
0,9
-2,5
3.676
14.070
 
 
 
 
Come si può osservare i maggiori incrementi del periodo risultano per le vendite d'articoli sportivi, giochi e preziosi (+7,5%), d'autoveicoli (+5,6%) e d'articoli d'abbigliamento (+5,1%). Se invece cerchiamo di osservare i dati dal punto di vista della composizione   interna delle nostre esportazioni possiamo notare come i settori principali siano:
-(CB) Prodotti tessili e dell'abbigliamento, pelli e accessori (11,5% del totale esportazioni).Presentano un incremento del 1,4% fra mag. 2013 e mag. 2014 ed un saldo positivo nel mese di maggio di 7,2 miliardi
-(CK) Macchine ed apparecchi nca (18,4%), incremento 2,2% mag13/mag14 saldo 20,1 miliardi
-(CL) Mezzi di trasporto (9,5%) incremento 2,6 % mag13/mag14 saldo 3,3 miliardi.Ildato è positivo nonostante il saldo negativo del settore autoveicoli.

- (CE+CF) art. farmaceutici e chimici (che insieme fanno ca. l'11,5%) ma presentano un incremento minimo ed un saldo negativo di ca 4 miliardi
-(CG) Articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (6%) incremento 0,6% mag13/mag 14 ,saldo 4,9 miliardi.
-(CH) Metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti ( 11,7%)  incremento 0,4% mag13/mag14 , saldo 3,6miliardi
-(CM) Prodotti delle altre attività manifatturiere( comprendente mobili , articoli sportivi , giochi , preziosi ecc) (5,6%) incremento 5% mag 13/mg14 saldo 4,6miliardi
Guardando questi dati ,la prima osservazione che possiamo fare è  che, nonostante il perdurare della crisi economica ,  dall'anno scorso la nostra bilancia commerciale è in attivo e,quest'anno , da gennaio a maggio, è stato consolidato un saldo  positivo per  ca. 14 miliardi. Al saldo positivo della bilancia commerciale per il 2013  si è aggiunto  il saldo attivo della differenza fra crediti e debiti relativa al settore  viaggi internazionali per turismo pari a  ca. 13 miliardi .
La seconda osservazione  è che il tasso di crescita delle nostre esportazioni, pur positivo, appare tuttavia modesto  anche rispetto al volume di sviluppo  dei mercati mondiali di  riferimento , Vi è quindi probabilmente un problema di complessiva competitività del nostro sistema economico. Ad esempio, i dati relativi all'indice di competitività basati sui prezzi alla produzione di  manufatti, presentati dalla Banca d'Italia all'interno dell'ultimo bollettino statistico, indicano una nostra distanza dai paesi  come Francia , Germania,Regno Unito , Stati uniti , Giappone , Corea del sud, Cina  che, fatto base 100 nel 1999, presentano tutti un miglioramento sotto quel parametro; mentre, noi peggioriamo,  portandoci a 102.
La terza osservazione  è che la composizione delle nostre  importazioni ed esportazioni lascia perplessi . Ci si chiede infatti cosa succederebbe in occasione di una ripresa significativa della domanda interna. Se ,in sostanza , il buon risultato della bilancia commerciale non sia frutto più della crisi del nostro potere d'acquisto che della nostra capacità di essere globalmente competitivi .
Appare  infatti come su troppi settori,  molto sensibili ad un aumento della domanda interna, siamo in una posizione di debolezza. Ad esempio, nei primi cinque mesi dell'anno, il saldo  relativo agli autoveicoli è stato negativo di 2,3miliardi e quello di (CI) Computer, apparecchi elettronici e ottici di ca. 4 miliardi. Il peso maggiormente negativo è stato quello relativo al settore Prodotti dell'estrazione di minerali da cave e miniere, comprendente  petrolio greggio e gas naturale  che presenta  un saldo negativo complessivo di 20,5miliardi. Altro punto negativo  è dato dal saldo di 1,4 miliardi relativo al trattamento rifiuti. Negativo anche il saldo  relativo ai prodotti alimentari . I prodotti dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca presentano un saldo negativo di 2,8 miliardi ; mentre i prodotti alimentari e tabacco presentano un saldo negativo di 563 milioni.Anche la nostra chimica sembra in difficoltà ed il saldo delle sostanze e prodotti chimici è negativo per  3,9miliardi.
Dovremmo pensare pertanto ad una ripresa della nostra economia con una maggiore presenza in questi settori ,guidata dalla ricerca e dall'innovazione oltre che da un'attenzione mirata a ridurre il peso della nostra dipendenza energetica dall'estero.
Se è dunque auspicabile l'obiettivo di mantenere in equilibrio nel tempo i nostri conti commerciali con l'estero per arrivare anche all'equilibrio della bilancia dei pagamenti sembra invece  più difficile , aumentare nel breve periodo , il surplus in nostro favore .. Si possono forse ottenere risultati maggiori potenziando la nostra complessiva competitività  riducendo pertanto la dipendenza dall'estero nei settori dei beni di consumo durevoli , nell'area energetica e potenziando ulteriormente il saldo già positivo ( ca. 13.MM a maggio 2014)  dei viaggi internazionali per turismo puntando  sullo sfruttamento commerciale del nostro patrimonio culturale e paesaggistico.
Non è certamente  sufficiente  solo una riduzione del costo del lavoro tout court; ma, sarà necessario un forte innalzamento del livello di ricerca ed innovazione del nostro paese, che incrementi in maniera significativa la produttività.La ripresa della nostra economia appare lenta e necessariamente fondata sulla mobilitazione di tutte le risorse  ( umane , tecnologiche e di capitale),sulla ripresa della domanda interna (che non si tramuti in uno squilibrio della bilancia commerciale e dei pagamenti) e sullo sviluppo delle nostre esportazioni .
In una situazione come quella della moneta unica non abbiamo neanche la possibilità di attestarci su di un equilibrio al ribasso, utilizzando la svalutazione monetaria per migliorare la nostra competitività interna ed esterna.
La svalutazione interna non è la soluzione e inoltre non può riguardare solo il lavoro operaio ma deve essere accompagnata da un'ampia redistribuzione delle ricchezze che consenta di non smobilizzare lo  Stato sociale ma semmai di cambiarlo rafforzandolo e consentendogli inoltre di dare un impulso formidabile al sistema educativo . alla ricerca e l'innovazione; oltre che al sostegno degli ammortizzatori sociali.Dobbiamo sostenere comunque il lavoro delle nuove generazioni : Le risorse immediate allo scopo possono venire solo da una redistribuzione delle ricchezze realizzata grazie allo strumento fiscale . E'  necessaria una maggiore progressività sui redditi ( includendovi anche quelli rivenienti dalla rendita immobiliare o finanziaria): ed  un attacco forte allo stock del debito pubblico con possibile contemporanea dismissione  del patrimonio ( si possono immaginare delle obbligazioni convertibili in quote di patrimonio pubblico, con sottoscrizione obbligatoria?).
L'obiettivo principe  è  quello d'incrementare la nostra competitività sia sul mercato interno che estero. Guai a tralasciare questo aspetto . La crescita e l'occupazione nascono da questa capacità. .
 
 
 

martedì 8 luglio 2014

Sia fatta Giustizia



 

Nel corso di una recente conferenza stampa tenutasi a fine giugno, al termine di un consiglio dei ministri, Il Premier Matteo Renzi ha presentato i 12 punti guida di un'urgente riforma della giustizia che, al di là di quelle che possono essere le differenze di natura ideologica, è desiderata dalla maggioranza degli Italiani.
Una riforma della giustizia che ponga fine all'esperienza d'illegalità diffusa e di difficoltà a difendere i diritti della persona e dell'impresa che, sempre più spesso, condiziona la nostra convivenza sociale e l'intero sistema economico. E', infatti, ormai evidente come questi aspetti contribuiscano, in maniera rilevante, ad allontanare dal nostro Paese le occasioni d'investimento estero e rappresentino una delle condizioni del progressivo declino dell'economia italiana.
L'illegalità diffusa permette l'affermarsi di atteggiamenti e di comportamenti che mortificano il merito ed, alla fine, minano la qualità produttiva del nostro Paese. D'altra parte, l'esperienza dell'impunità dell'azione illegale disorienta e scoraggia tutti coloro che svolgono un'attività produttiva e che spesso ne sono vittime dirette o in qualche modo coinvolte.
Il Governo Renzi desidera procedere in tempi rapidi a questa riforma, sollecitando altresì lo strumento della partecipazione all'elaborazione delle idee.Il Premier Renzi ha, infatti, chiesto che sui 12 punti della riforma si apra per la durata di due mesi, fino al primo settembre, una consultazione "la più estesa possibile".
"Per due mesi vogliamo discutere della giustizia in modo non ideologico, sarà una discussione la più filosofica, concettuale e astratta prima di approvare la riforma per coinvolgere l'Italia su questo tema".
Tutti possono inviare i suggerimenti al governo, scrivendo all'indirizzo email rivoluzione@governo.it
Non si può non sottolineare con soddisfazione il metodo dell'apertura e della consultazione pubblica adottata da questo Governo; mentre, ci sembra che sia sottovalutata questa possibilità all'interno dei partiti che dovrebbero essere, invece, gli strumenti principali dell'elaborazione, del confronto e trasmissione delle idee e delle esperienze fra base e vertice. Sarebbe augurabile, infatti, che, ad esempio, funzionassero meglio, specie all'interno di un partito come quello democratico, i Forum tematici o l'utilizzo delle realtà online, facendo in modo che il dibattito coinvolgesse realmente il maggior numero di persone e avesse poi una reale incidenza sull'elaborazione dei contenuti e delle piattaforme del partito.Altrimenti, la partecipazione diventa solo l'ascolto delle osservazioni della piazza da parte del Leader, che poi provvede ad elaborarle con il proprio staff di tecnici.
Certo, meglio che non ascoltare del tutto le richieste delle persone; ma, oggi, grazie alla Rete, le possibilità della democrazia partecipativa, anche per quanto riguarda il tema dell'elaborazione dei contenuti, sono probabilmente più ampie.
Quali sono i dodici punti su cui verte la riforma?
1)      2) il primo ed il secondo punto riguardano la riduzione dei tempi della Giustizia civile ed il dimezzamento dell'attuale arretrato, stimato in ca. oltre cinque milioni e duecentomila cause. Grazie all'introduzione del processo telematico, l'obiettivo è di arrivare alla sentenza di primo grado entro un anno.

3) Corsia preferenziale per le imprese e le famiglie. L'idea è di dare priorità alla domanda di giustizia avanzata da famiglie ed imprese, potenziando, ad esempio, il Tribunale delle imprese, al quale potrebbero essere assegnate anche le cause che coinvolgono le società di persone e quelle di concorrenza sleale. Per il resto, si pensa d'istituire un Tribunale dedicato al diritto di famiglia che potrebbe occuparsi anche di molte controversie sul tema del «diritto della persona».
4)5) CSM: più carriera per merito e non grazie all'"appartenenza " a determinate correnti. Con la frase " chi giudica non nomina, chi nomina non giudica" Renzi ha poi espresso, in conferenza stampa, la necessità che sia realizzato uno sdoppiamento delle funzioni dell'organo di autogoverno della magistratura. Da un lato, un organismo che proceda alla nomina; dall'altro, un secondo, che ne valuti la prestazione lavorativa.

6) Responsabilità civile dei magistrati sul modello europeo. Oggetto di ripensamento saranno, in particolare, i meccanismi di filtro e di rivalsa dello Stato

7) Riforma del disciplinare delle magistrature speciali (amministrativa e contabile)
8) Norme contro la criminalità economica (falso in bilancio, autoriciclaggio)
9) Accelerazione del processo penale e riforma della prescrizione con l'obiettivo di evitare che si arrivi alla decadenza per i termini.

10) Intercettazioni (diritto all'informazione e tutela della privacy). Il Governo auspica un sistema che non pregiudichi le indagini e non impedisca l'utilizzo delle intercettazioni per le indagini ma tuteli la privacy di chi ne è coinvolto indirettamente

11) Informatizzazione integrale del sistema giudiziario
12) Riqualificazione del personale amministrativo. Tra gli obiettivi del Governo è non solo la riqualificazione del personale amministrativo degli uffici giudiziari per valorizzarne le competenze, ma anche quello di colmare le lacune di organico esistente.
 
L'obiettivo è ambizioso e condivisibile sia nell'impianto complessivo, sia nella tempistica prevista per la sua realizzazione. Si può pensare che una riforma della giustizia di questa portata possa essere uno dei cardini della ripresa morale, civile ed economica del nostro paese.
L'unico punto su cui soffermerei maggiormente l'attenzione, considerata la disponibilità all'ascolto delle idee espressa dal Governo, è quello relativo all'accelerazione del processo penale. Sarebbe forse utile, a questo punto, pensare una buona volta a rendere immediatamente esecutive le sentenze ( tranne in qualche caso particolare ) già a partire dal primo grado di giudizio.
La seconda questione su cui bisognerebbe iniziare una profonda riflessione ( non fa parte dei dodici punti evidenziati dal governo ) è relativa all'ordinamento penitenziario. Oggi, questo è un sistema complesso e lo sconto della pena si articola principalmente fra misure privative e limitative della libertà. Ne deriva un sistema articolato e complesso del quale il carcere è solo un aspetto, comprendendo anche le misure alternative alla detenzione ed un area penale esterna. L'obiettivo è non solo quello dello sconto della pena ma anche di dare vita ad interventi tesi a formare o a consolidare, nelle persone detenute, le attitudini sociali e civili, ai fini della loro risocializzazione..Fermi restando questi obiettivi, tuttavia, andrebbe affermato l'obbligo per tutti della prestazione di un lavoro manuale come cardine della vita carceraria o di qualunque altra forma semidetentiva. Il lavoro manuale dovrebbe essere la prima vera base di partenza per qualsiasi ipotesi di pena e di risocializzazione del detenuto, accoppiandolo a quello della privazione della libertà.Il lavoro è sempre la prima forma di rieducazione alla socialità e, d'altra parte, ho l'impressione che sia una cosa delle cose più temute ed avversate da chi preferisce il delinquere.
Questi suggerimenti potrebbero forse contribuire a realizzare quella vittoria sull'illegalità diffusa e la corruzione che è l'obiettivo della riforma della giustizia del Governo Renzi.
 
 

giovedì 8 maggio 2014

Luci ed ombre della relazione del Segretario Generale S.Camusso al XVII CONGRESSO NAZIONALE CGIL -'IL LAVORO DECIDE IL FUTURO' -


 
 

Quello che si tiene in questi giorni è un congresso del più grande sindacato italiano, la cui importanza, forse, sarà apprezzata solo tra qualche tempo, come tutti i principali avvenimenti del periodo che stiamo vivendo.

L’Italia sembra iniziare un faticoso cammino verso l’uscita dalla più grave crisi economica del dopoguerra, che lascia, il nostro Paese con un’immagine di disuguaglianza, illegalità e scarsa competitività, unite ad una crisi generale della rappresentanza, che gravano come macigni sul nostro futuro.

Tutto questo non poteva non essere al centro del dibattito congressuale della CGIL e della relazione dl suo segretario.

La signora Camusso apre il suo intervento rimarcando, giustamente, come non vi sia nessuna possibilità di sviluppo della nostra società se non puntando sul “lavoro, come fattore di crescita”.

Il lavoro, il suo valore trainante, la sua crescita qualitativa e produttiva, ottenuta grazie all’innovazione ed allo sviluppo delle competenze, sono la ricchezza fondamentale di una società che deve, inoltre, avere il coraggio di saper orientare lo sviluppo partendo dai bisogni sociali, dall’equilibrio generale con l’ambiente che la circonda.

E’ questa una sottolineatura utile ed importante che traspare con convinzione da tutta la relazione e che non possiamo non condividere.

Quello che sembra, invece, meno convincente è il ricondurre l’attuale quadro di riferimento europeo, con le difficoltà implicite, ad una politica consapevolmente indirizzata alla massimizzazione del profitto finanziario rispetto a quello d’impresa, ad un attacco ai diritti dei lavoratori ed allo stesso welfare.

 

Si dice:

 Se non cambia il modello, l’uscita dalla crisi sarà pregiudicata dall’ulteriore svalorizzazione del lavoro: perdita di qualità del sistema, della sua competitività, della sua produttività, soprattutto perdita di dignità e libertà delle persone. È il campionario del liberismo, quello prodotto dall’austerità nell’Europa della crisi, il taglio alle politiche pubbliche, i compiti a casa e il mantra del debito pubblico. Un approccio alla crisi che ha cancellato il lavoro come fattore di crescita. Un processo caratterizzato culturalmente dalla teorizzazione della diseguaglianza, del welfare come costo. “

Ed ancora:

Ora l’appuntamento è il cambio dei trattati a partire dal fiscal compact, i trattati possono essere ricontrattati, non può esserci la stessa risposta nella crisi come nella crescita.

Ricontrattazione, unità fiscale e bancaria sono le necessità di governo della moneta unica, insieme al primato delle istituzioni elettive. Un primo segno importante è l’individuazione del Presidente della Commissione, vogliamo sia la premessa di una nuova stagione.

Torniamo a sottolineare che un’altra via per l’Europa c’è, quella della mutualizzazione del debito, con un vantaggio distribuito a tutti i Paesi, garantibile, che rappresenta anche la “pulizia” del mercato secondario dei titoli e libera risorse che si devono vincolare agli investimenti. Il lavoro è l’indicatore a cui riferirsi: il 12,7% di disoccupazione e con il 42,7% di disoccupazione giovanile sono i dati della sconfitta del sistema e delle scelte da cui ripartire.

……………………………………………………………………………………………………………. l’austerità europea ha praticato l’idea che le riforme strutturali – ovvero ulteriori liberalizzazioni del mercato del lavoro - determinerebbero la ripresa degli investimenti da parte delle imprese. …………………………………… È la ripetizione di una logica ormai ventennale, di leggi che hanno determinato la cancellazione dell’innovazione; la svalutazione competitiva è stata sostituita dalla svalutazione dei salari, dall’incertezza del lavoro, dalla sua compressione, della precarietà.

È lo spostamento dei profitti dagli investimenti alla finanziarizzazione, con uno scadimento della qualità competitiva e produttiva del sistema anche d’impresa. “

 

C’è molto di vero in quanto viene detto, soprattutto, che la svalutazione interna dei salari e del costo del lavoro possano costituire una forte tentazione allo spostamento verso produzioni ad alta intensità di contenuto di lavoro semplice e quindi ad un progressivo mancato investimento nell’innovazione, con la conseguente perdita di competitività strategica del sistema economico, nel medio periodo. E’ qualcosa che si osserva sistematicamente, ad esempio, in situazioni di sottosviluppo. D’altra parte, però, una politica che punti sull’innovazione e la competitività non può non considerare attentamente gli indicatori della produttività del lavoro e del costo comparato con gli altri paesi competitori.

Qui, la critica alla ricerca della flessibilità del lavoro, come aspetto di una svalutazione interna competitiva, richiede un approfondimento perché non deve diventare la negazione della necessità, invece, di assicurare l’indispensabile flessibilità ed indirizzo delle risorse umane verso il loro impiego più produttivo.

Anche il corretto richiamo all’indice di disoccupazione, come variabile guida fondamentale per valutare l’efficacia della politica europea, si scontra con la necessaria considerazione dei reali fattori d’ostacolo per l’adozione di politiche comuni del debito o monetariamente espansive.Se continuiamo ad essere dell’opinione che la mancata mutualizzazione del debito dei singoli stati membri, gli obblighi del fiscal compact, le difficoltà che s’incontrano nel percorso dell’unità fiscale e politica dell’Europa siano aspetti di una politica liberista, asservita agli interessi della finanza e tesa ad un maggiore sfruttamento del lavoro, non ci rendiamo conto del peso che invece hanno le diversità e i singoli interessi nazionali in gioco e rischiamo di fare proposte di difficile realizzazione. La moneta unica è certamente un vincolo alle politiche nazionali d’indebitamento ed impedisce agli stati membri di utilizzare il quantitative easing per finanziare il proprio debito; ma, è anche vero che, grazie all’introduzione dell’euro, si stanno evitando delle guerre valutarie interne all’area e che l’inflazione è stata ampiamente tenuta sotto controllo, con risparmi importanti sul costo del servizio del debito fino alo scoppio della crisi finanziaria del 2008. E’ corretto, tuttavia, far notare quello che è l’altro lato della medaglia: la paura dell’insostenibilità del debito d’alcuni paesi membri e che una forte politica di quantitative easing della BCE, a sostegno diretto degli stessi, potesse indurre questi paesi all’azzardo morale, innescando inoltre un processo d’inflazione nell’intera area ben superiore all’obiettivo istituzionale del 2%, ha paralizzato le politiche europee. indirizzandole verso un’austerità impotente di cui tutti paghiamo le conseguenze. Le condizioni del mercato finanziario mondiale oggi dovrebbero indurre la BCE ad una maggiore libertà d’azione, sia per il basso livello dell’indice dei prezzi, sia per l’eccessivo valore dell’euro nei confronti del dollaro e i recenti annunci di possibili interventi, anche “ non convenzionali”, sembrano andare in questa direzione. La questione più delicata è, tuttavia, fare in modo che i capitali possano finanziare il sistema produttivo europeo senza passare per un rifinanziamento nazionale dei singoli stati membri. Questo proprio per evitare la possibile assenza di prudenza delle politiche nazionali e la mancata assunzione di responsabilità.Non si può in ogni caso, pertanto, ignorare la necessità di condurre una serrata analisi delle caratteristiche del nostro Paese e dei limiti che ne inficiano lo sviluppo.

Tornando sul terreno del lavoro, sembra che la relazione della Camusso faccia una significativa apertura per l’introduzione del contratto a tempo indeterminato a garanzie progressive, sollecitando altresì una significativa riduzione del ventaglio dei contratti atipici.:

Vi è la necessità di fermare la deriva precarizzatrice del mercato del lavoro.

Per questo ribadiamo, lavoriamo sulla semplificazione, si faccia davvero un contratto unico a tutele crescenti, la mediazione giusta e positiva tra flessibilizzazione contrattata e certezze per i lavoratori.Discutiamo tempi e certezze antidiscriminatorie.Insieme al contratto unico, altre 3 forme: il contratto a termine causale, per stagionalità e sostituzioni, la somministrazione e l’apprendistato. Altre forme vanno ricondotte, qualora necessario, al lavoro veramente autonomo di cui vanno definiti i diritti universali, in questo senso va letto molto positivamente che si cominci dalle norme di tutela universale della maternità. E completezza vorrebbe che sia l’occasione per l’abolizione della Bossi-Fini e la costruzione di una legge positiva sugli ingressi e sulle regole.”

 

Questa mi sembra un’indicazione da non far cadere e da cogliere con l’immediata introduzione, anche con norma provvisoria come suggeriva il Sen Ichino, di un contratto a tempo indeterminato con la possibilità di scioglimento, nel primo triennio, ad un costo di separazione condizionato all’anzianità di servizio.

L’introduzione della necessaria flessibilità sul lavoro al fine di determinare la mobilità della risorsa lavoro verso gli impieghi più produttivi e la valorizzazione delle competenze registrerà, tuttavia, sempre l’opposizione delle organizzazioni dei lavoratori e della maggioranza della popolazione se non verranno predisposti degli adeguati ammortizzatori sociali, atti a garantire la massima sicurezza per il singolo lavoratore e la sua famiglia. La relazione della Camusso continua a sottolineare l’importanza strategica dell’istituto della Cassa Integrazione; ma, apre ad un’indennità di disoccupazione generale per tutti, a cui si potrebbe sacrificare probabilmente almeno la Cassa in deroga.

L’impressione è che, nel mondo attuale globalizzato, la grande sfida che abbiamo davanti è quella di mantenere le conquiste storiche del welfare e del lavoro, riuscendo a adeguarle alle nuove necessità. Non posiamo più pensare di salvaguardare il futuro del lavoratore mantenendolo legato al suo attuale posto di lavoro; ma, tutelandolo, durante il possibile cambiamento, sino al raggiungimento della pensione. All’interno di questo quadro, la presenza di un’indennità di disoccupazione universale, da modulare adeguatamente, ed unita sia alla formazione permanente, sia ad un contratto di ricollocamento, costituisce forse una delle sfide più importanti ed assume una valenza storica paragonabile a quella che rappresentò l’introduzione del sussidio di vecchiaia.

Il Sindacato dovrebbe assumere un ruolo guida in questa battaglia e su queste posizioni rinsaldare il fronte complessivo del lavoro diviso in un pericoloso dualismo generazionale, che è anche un dualismo di diritti, di garanzie e di futuro.

In ultimo, dispiace rilevare che sul piano fiscale, oltre a ribadire una necessaria tassazione patrimoniale tesa a riequilibrare l’eccessiva disuguaglianza delle ricchezze, il sindacato resti paralizzato, nelle sue proposte, dalla pur presente problematica dell’evasione fiscale.

Si pensa forse che in presenza di un’illegalità diffusa, che falsa i reali dati reddituali, sia improponibile una maggiore progressività sui redditi?

Eppure, le sproporzioni sono evidenti ed intollerabili!

Da più parti, in assenza di una proposta organica, ci si scaglia contro questo o quell’altro settore/categoria per denunciarne l’eccessiva remunerazione e il privilegio.

Assumere in proprio la battaglia per una maggiore imposizione fiscale progressiva su tutti i rediti superiori a 70.000 euro sarebbe, da parte del sindacato, una legittima impresa. Avrebbe sia l’effetto di reperire, in maniera stabile, risorse per la crescita e per il finanziamento dell’indennità di disoccupazione, sia l’effetto di dissuasione verso le remunerazioni eccessive.

Esempi illustri non mancano: durante il New Deal, Roosevelt arrivò all’applicazione d’aliquote dell’80% e recentemente Hollande in Francia ha vinto le elezioni promettendo l’applicazione d’aliquote del 75%.

 

 

 

 

giovedì 3 aprile 2014

Problematiche ed opportunità del TTIP


 

Il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP)   è un accordo commerciale, attualmente in corso di negoziazione, ed ha l'obiettivo di rimuovere le barriere commerciali e facilitare la libera circolazione di beni e servizi fra l'Europa e gli Stati Uniti d'America. Oltre alla riduzione delle barriere doganali e dei dazi (già oggi ai minimi storici), è all'ordine del giorno anche quella delle differenze esistenti nei regolamenti tecnici, nelle norme e procedure d'omologazione. I negoziati TTIP mireranno, inoltre, all'apertura di entrambi i mercati per i servizi, gli investimenti delle aziende e gli appalti pubblici. Gli effetti sull'economia complessiva europea vengono valutati positivamente, e uno studio indipendente del Centro di Ricerca per la Politica economica (CEPR) di Londra afferma che il prodotto europeo potrebbe aumentare di ca. € 120 miliardi annui.
Il negoziato sull'accordo è balzato agli onori della cronaca in occasione della recente visita nei principali paesi europei, compresa l'Italia, da parte del Presidente USA, Obama, che ne ha sottolineato più volte i reciproci vantaggi, anche facendo riferimento al possibile aumento delle vendite di gas americano in Europa, a parziale sostituzione di quello russo.
I principali vantaggi, oltre che dalla circolazione delle merci, deriverebbero poi, per ben due terzi, da un taglio della burocrazia e da un maggiore coordinamento fra le autorità di regolamentazione. Il taglio della burocrazia, infatti, consentirebbe la riduzione dei costi sostenuti delle imprese per rispettare contemporaneamente le normative europee ed americane.
L'altro aspetto, forse ancora più importante, è che il coordinamento delle autorità preposte alla regolamentazione, la renderebbe più efficace sia attraverso un processo di reciproco apprendimento, confronto e contaminazione culturale, sia con la riduzione dei costi ispettivi a carico delle aziende. Si dovrà, pertanto, intervenire sia sulle regole esistenti, sia coordinando, in maniera efficace, la futura attività legislativa.
Da molte parti, tuttavia, si avanza il dubbio che, nel procedere del negoziato, si possa accantonare il ruolo svolto dai governi a tutela dei propri cittadini in campi come la salute, la sicurezza, l'ambiente, la sicurezza finanziaria. Questo è da escludere.Si può riscontrare, in tutte le dichiarazioni ufficiali, un esplicito riferimento al fatto che l'Unione Europea e gli Stati membri manterranno totalmente la capacità di agire per proteggere i propri cittadini   dai rischi possibili nei settori citati. Questo è, tra l'altro, garantito grazie al fatto che tutte le autorità di regolamentazione (quelle che cioè propongono, adottano e/o attuano i regolamenti in discussione) parteciperanno ai negoziati; gli stessi saranno trasparenti e la Commissione si è assunta l'impegno d'informare regolarmente le parti interes­sate (ad esempio imprese, sindacati e organizzazioni dei consumatori), consultandole opportunamente anche in merito a qualsiasi eventuale modifica della regolamentazione.
Ad ulteriore e finale garanzia è previsto inoltre che Il Parlamento Europeo e il Consiglio (composto dai governi democratici dei 28 Stati membri) nonché il Congresso degli Stati Uniti dovranno approvare l'esito dei negozi­ati.
Spetterà quindi ai rappresentanti dei cittadini europei ed americani la decisione finale su quanto è stato concordato.
Il negoziato non si pone, pertanto, l'obiettivo di ridurre le garanzie di cui godono oggi i cittadini, per facilitare le imprese o l'arricchimento delle multinazionali. Tutte le garanzie verranno mantenute e semmai migliorate. Lo scopo è di eliminare le barriere superflue e la duplicazione dei vincoli e delle procedure com'è avvenuto, ad esempio, già con successo nell'attività d'autorizzazione dei nuovi farmaci, con l'allineamento delle procedure.
Molte preoccupazioni riguardano, per esempio, la normativa in materia di OGM, e da più parti si avanza l'obiezione che gli USA imporranno, in sede negoziale, l'abolizione dell'attuale normativa europea di regolamentazione. Questo non potrà accadere in quanto l'atto legislativo fondamentale dell'UE, in materia di OGM, non rientrerà nei negoziati e quindi non ne verrà modificato.Tale atto prevede la possibilità della vendita in Europa di alcuni OGM, a condizione che essi siano stati approvati per essere utilizzati come alimenti, mangimi o sementi. Le domande sono valutate dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e trasmesse agli Stati membri dell'UE, che decidono se approvarle, autonomamente.
Non vi sarà pertanto nessun cambiamento né sulla valutazione della sicurezza, condotta dall'EFSA prima dell'approvazione di un OGM, né sulle procedure che agricoltori, aziende produt­trici di sementi e commercianti dovranno seguire nella commercializzazione di tali prodotti.
Rimanendo sull'argomento agricoltura, c'è da dire ancora che gli Stati Uniti sono interessati a vendere una quota maggiore dei loro prodotti agricoli di base, quali il frumento e la soia; mentre, le principali esportazioni dei paesi UE verso gli USA interessano in genere prodotti alimentari di maggior valore come alcolici, vino, birra o di trasformazione come formaggi, prosciutto e cioccolato.ecc.. L'Europa avrebbe pertanto la possibilità di potenziare le vendite negli Stati Uniti dei prodotti alimentari di alta qualità. Al momento, alcuni prodotti alimentari europei, come le mele e vari formaggi, sono vietati sul mercato statunitense; altri sono penalizzati da dazi elevati come quello applicato sulle carni 3%, bevande 22-23% e prodotti lattiero-caseari fino al 139%. Alla fine i vantaggi e gli svantaggi saranno probabilmente dall'una e dall'altra parte; ma, dovrebbero migliorare il livello di soddisfazione dei consumatori e la qualità della struttura produttiva di entrambe le realtà.
Uno degli aspetti i più delicati, in corso di definizione, è forse, infine, quello relativo alle garanzie nei confronti degli investimenti delle aziende e della composizione delle controversie fra investitori e Stati (Investor to State Dispute Settlement, ISDS).Vi possono essere mille casi (da una possibile nazionalizzazione, al divieto di una produzione dopo che è stato fatto l'investimento ecc) in cui, pur in presenza di un sistema articolato di norme, un paese possa non offrire ad un investitore straniero adeguate garanzie di sicurezza del proprio investimento, né la possibilità di ottenere udienza presso un tribunale locale.. In questi casi, è necessario che l'azienda possa rivolgersi ad un arbitrato internazionale, per fare una richiesta di risarcimento, grazie ad un'apposita disposizione in materia di ISDS, stabilita nel quadro dell'accordo TTIP.
D'altra parte, la Commissione Europea, per garantire anche l'interesse dei paesi membri, ha partecipato attivamente all'elaborazione di nuove regole delle Nazioni Unite per la trasparenza dell'ISDS.
In conclusione, si può ragionevolmente sostenere che le problematiche e le preoccupazioni che agitano il dibattito sul negoziato sono ben presenti e tenute in considerazione all'interno degli organismi che lo stanno gestendo.
In questo momento, in cui l'Europa sta attraversando una crisi di fiducia e una certa difficoltà a riconoscersi in un'identità comune, questo negoziato cammina, invece, in un senso contrario e rappresenta i 28 paesi membri come un unico organismo che riesce a contrattare le condizioni per un miglioramento dei rapporti con la grande realtà economica degli USA, con prevedibili vantaggi per tutti.