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martedì 25 agosto 2015

Limiti e possibilità dell'annunciata rivoluzione fiscale

Una delle azioni principali annunciate dal Governo Renzi è quella che brevemente viene definita come una vera e propria " rivoluzione fiscale".

Questa si articolerà in tre fasi:

1)      Revisione dell'imposizione fiscale sulla casa

2)      Alleggerimento dell'IRAP e dell'IRES  per le imprese

3)      Revisione delle aliquote IRPEF sino ai 50.000 euro di reddito annui

Le risorse necessarie sembrano importanti e le fonti di copertura indicate sono sempre le stesse che, fino ad oggi,  non hanno dato risultati  soddisfacenti:

a)lotta all'evasione fiscale b) spending review c) eventuale ricorso al deficit di bilancio.

A questo, vanno aggiunte le maggiori entrate fiscali possibili grazie alla prevista crescita del PIL dei prossimi anni; tuttavia, secondo un recente studio sull'argomento della NENS citato dallo stesso Governo, gran parte delle maggiori entrate  verrà assorbita da un aumento del bilancio pubblico ( dati previsionali).

Ci si augura che la lotta all'evasione fiscale possa avere un carattere permanente e, sicuramente, è un elemento su cui puntare l'attenzione. Quello che lascia perplessi è, invece, la natura della possibile "spending review".

Cosa verrebbe tagliato? Quali servizi? Quali redditi? Solo inefficienze? Quali sono?

L'ultima obiezione riguarda lo stato delle finanze pubbliche.

 Abbiamo accettato una riduzione del rapporto deficit /PIL, in sede europea, che comporta degli impegni che sarà impegnativo rispettare. Si può richiedere una maggiore gradualità; ma, se comunque non si cercano di migliorare i parametri finanziari pubblici in un momento di crescita, come ci troveremmo in seguito davanti ad un possibile rialzo generale del costo del denaro o in una prossima situazione congiunturale negativa?

Nasce pertanto il sospetto che per finanziare l'annunciata " rivoluzione fiscale" sarà necessario un serio taglio della spesa pubblica, molto più articolato di quanto si pensi e che toccherà diversi punti sensibili.

E' una scelta valida quella di puntare sulla riduzione della spesa piuttosto che su una sua riqualificazione?

Mi sembra che quello che trascuriamo è che la politica di bilancio dello Stato in disavanzo, con il conseguente aumento della spesa pubblica  rappresenta un anticipo a credito non solo del successivo sviluppo, ma anche di un processo di redistribuzione delle ricchezze, tramite una maggiore imposizione fiscale nei confronti di coloro che detengono la maggior parte della ricchezza nazionale o dispongono di redditi dal livello molto al di sopra della media.

Questo elemento è centrale per valutare l'importanza dell'azione pubblica, nei periodi di grave depressione economica o di fallimento di mercato, nei confronti dell'utilizzo dei principali fattori produttivi: capitali e lavoro. Solo l'azione pubblica può spezzare, in determinati momenti, questa spirale negativa, finanziare con i propri acquisti le imprese locali e, per tutto il tempo che il sistema economico non è in grado di farlo, assorbire la disoccupazione.Tutto questo mobilitando, con la leva fiscale, le risorse private nel finanziamento di un'azione pubblica che opera una vera e propria redistribuzione delle ricchezze. Solo l'azione pubblica può creare, in certi momenti, quel sistema di relazioni, sinergie e finanziamenti utili allo  sviluppo dell'innovazione produttiva.

L'ipotesi di fondo che guida la preannunciata " Rivoluzione fiscale " è invece quella di ottenere un incentivo allo sviluppo della domanda interna dando maggior reddito in special modo a quelle categorie in cui questo si traduce immediatamente in un incremento dell'indice del consumo. Lo stimolo alla domanda dovrebbe agire da sostegno al rafforzamento dei segnali di crescita del PIL già previsti, consentendo un adeguato circolo virtuoso che permetterebbe, a sua volta, una maggiore sostenibilità degli sforzi finanziari previsti. .Tutto questo potrebbe essere valido se il saldo della bilancia commerciale continuasse ad essere positivo, anche in presenza di una più forte ripresa della domanda interna. La mia preoccupazione è che, invece, con un sistema produttivo poco competitivo in vasti settori, l'aumento dei consumi possa, oggi, trasformarsi in un aumento immediato delle importazioni ed in un  peggioramento della bilancia commerciale, senza quindi mettere in moto quel circolo virtuoso auspicato.

Noi siamo un paese che presenta un saldo energetico negativo. Oggi stiamo godendo di una situazione eccezionale di crollo dei prezzi dell'energia ma dovremmo porci in prospettiva l'obiettivo di ottenere un netto miglioramento della nostra situazione andando verso una maggiore indipendenza. Abbiamo un forte ritardo sugli investimenti necessari per assicurare la diffusione della banda larga e recuperare il forte divario esistente nei confronti dei paesi più avanzati. Potremmo e dovremmo porre a frutto economico il nostro patrimonio artistico culturale. Dobbiamo comunque accelerare gli investimenti pubblici /privati per puntare sulla ricerca ed innovazione e recuperare competitività. rientrando in settori da cui siamo sempre più assenti.

In sostanza, i limiti della "rivoluzione fiscale" mi sembrano evidenti sia nella strategia di approvvigionamento, che non opera un trasferimento delle ricchezze dalla rendita, dai grandi patrimoni e dai redditi elevati verso il mondo produttivo ed i ceti meno abbienti, che nella loro destinazione. In particolare:

1) Mancato investimento nel completamento del pilastro della sicurezza per i lavoratori. Questo sia come sussidio di disoccupazione per chi ha perso il lavoro, anche nei casi di lunga durata, che nei confronti di chi è in cerca di prima occupazione o si trova in uno stato di marginalità. Dovrebbe essere inoltre previsto che chiunque goda di un sussidio ( oltre alla possibilità di godere di contratto di ricollocamento o di opportuna valorizzazione e formazione ) sia tenuto alla prestazione di lavoro di base nel settore dell'edilizia pubblica, pulizia, sorveglianza, assistenza ecc.

2) rinuncia al sostegno ed indirizzo alla politica industriale da parte dello Stato con importanti investimenti diretti ed in sinergia con i privati. E' dai tempi del libro " La sfida Americana " di J.J Servan Schreiber fino al recente " Lo stato innovatore " della Mazzuccato che gli USA ci mostrano come la spesa statale traini l'economia americana all'avanguardia nel mondo. L'hanno fatto con l'avventura spaziale, con le autostrade informatiche di Clinton, con la Silicon Valley ecc ec. Noi restiamo sempre invece dubbiosi e diffidenti sul sostegno statale all'economia. E' vero che a partire dalla fine degli anni '60 lo spettacolo di spreco e corruzione è stato insopportabile; ma, ricordiamoci che nel dopoguerra, invece, il ruolo dello Stato fu importante, almeno per quello che riguarda l'energia, le stesse Banche, le infrastrutture ecc. Una forte discontinuità, in alcuni momenti, può essere ottenuta con un'organizzata sinergica interazione fra Stato e sistema delle imprese.

c) mancato risanamento delle finanze pubbliche ( A questo  proposito, si dovrebbe destinare alla riduzione dello stock del debito un piano articolato  di dismissione del patrimonio mobiliare ed immobiliare pubblico per almeno 400 MM).

Per ottenere adeguate risorse da una maggiore imposizione fiscale e procedere sulla strada della redistribuzione delle ricchezze bisognerebbe aumentare le aliquote Irpef progressivamente a partire dai 75.000 euro; mentre, per quanto riguarda la cedolare secca sugli introiti di rendita immobiliare e mobiliare, sarebbe opportuno almeno adottare un criterio progressivo, introducendo una seconda fascia con aliquote superiori di almeno cinque punti percentuali.

La possibile terza fase di alleggerimento fiscale nei confronti dei redditi medi mi lascia, pertanto, molto perplesso,così come il preannunciato ritocco fiscale sulla casa, a meno che non si tratti ( come ormai si può immaginare) di una semplice razionalizzazione. Anticiperei, se fosse possibile, lo sgravio fiscale per le imprese e lo amplierei, ponendo a carico della fiscalità generale la maggior parte del cuneo fiscale sui lavoro di base, per aumentare la complessiva competitività del nostro sistema industriale. La riduzione del costo del denaro in atto( grazie al QE della BCE), del costo dell'energia ed una forte azione di traino da parte dello Stato potrebbe fare il resto.

La redistribuzione delle ricchezze, necessaria al nostro sviluppo, non può inoltre evitare di fare i conti con due mali endemici che ci portiamo dietro da troppi anni: illegalità diffusa e criminalità organizzata.Due questioni che non possiamo più tollerare e che vanno attaccate duramente con strumenti eccezionali.

 

 

lunedì 17 agosto 2015

Ballata

 

Scorre , scorre veloce  la strada

Davanti ai miei occhi  di bambino

Con il naso schiacciato sulla finestra

Nelle strade polverose d'America.

Sdraiato sul rimorchio del camion, che mi ha

Raccolto all'imbrunire, nelle pagine di Kerouak.

 

Guardo le stelle  di quel cielo sconosciuto

Nero come quello di Rabat.

Fuori dalle mura della Medina

O davanti ai faraglioni di Acitrezza

Mentre, cantando, camminiamo

Verso la spiaggia di Psili Amnos

 Per berci una Metaxa

In riva al mare trasparente,

Illuminato dal   faro di un  piccolo caffè.

 

Scorre , scorre veloce il mare

Ai lati della nave che, nella notte,

Punta verso Malta..

Quando mio padre, salutandomi

 Per il mio primo viaggio,.

Non seppe resistere al desiderio di corrermi

Dietro, mentre il treno si allontanava.

 

Quanta tenerezza in quella corsa di un uomo

Che, ormai anziano, mi mostrava il suo

Cuore sempre  fiero e contenuto!

 

E così via… verso il mio primo bacio,

La libertà,  l'avventura,

con il desiderio di non tornare più indietro!

 

E quante volte quel pensiero felice

Si è affacciato nella mia mente

Per cercare oltre l'orizzonte,

eterno Peter Pan, un motivo per  volare.!

 

Scorre , scorre la nuvola nel cielo

Sulla mia terrazza quando

Cercavo  di dare un nome alla sua forma.

E di la', in lontananza, quel  giardino,

il cortile, la strada dove  poter  giocare.

 

Fammi andare adesso… fammi andare!

 

Il tempo è  troppo breve e veloce per potersi fermare.

 

Potrei ancora sciorinarti milioni di ricordi

O di immagini ,passate  davanti agli occhi

che adesso stanno chiuse, accanto alle emozioni,

in qualche angolo del forziere.

 

Fammi andare a cercare  ancora il calore

Di uno sguardo o di un sogno

Nella nostalgia della  giovinezza,

chiusa nel cuore come un tesoro,.

Nelle lacrime di una donna

che piange il suo amore

o che tenera e calda mi offre il suo cuore

 

Fammi andare!…..

Già passa un treno per nuove città da visitare,

per nuovi orizzonti, per nuove speranze.

Sento le note  di un'armonica e di una chitarra,

lì nel vagone, e dei ragazzi che cantano

,,,,,,,,,,per sempre.!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 3 agosto 2015

Lavoro artigiano

 

 

 

 

 

 

Lavoro  artigiano è modellare la creta umida

E sporcarsi le mani  per una creatura,

Che avrà vita, se tu ne avrai

E spremere l'anima fino all'ultima goccia di sangue che ti porta il passato

Per colorare d'arancio e d'azzurro

I giardini del sentiero che hai percorso nei barlumi di veglia

Incespicando nel sonno nero e rosso della profondità

Dell'essere strano e infinito della  Terra,

Madre di ogni passione e di ogni fremito,

Genitrice, musica nera di un rito ripetuto da secoli

Sul cui fondo sei stato concepito e concepirai: ….Uomo!

Venuto da un nulla  che mai è stato così  corposo come alla tua origine,

Delirio di forme e suoni che squarciano il creato in un urlo di affermazione,

Miracolo di trasformazione e di  volontà di una specie che si cerca eterna.

Uomo…. Creatore… Amante…Artigiano dell'anima,

Che scava  nei ricordi e nelle speranze della storia

Per consegnare il frutto caldo e polposo irrorato di vita

Alle fauci del figlio e di colui che vorrà mangiarne,

Smussatore d'avversità, ricercatore di mari mai visti,

Astronauta, vigliacco e temerario:….. la scelta di vita.

Affascinato dalle sirene, perduto negli occhi di  Sirio,

Innamorato della luna, cantore della bruttezza e della nefandia,

Pure sempre  Uomo, artigiano dell'anima e della speranza.

 

 

 

 

 

giovedì 30 luglio 2015

Una diversa narrazione europea

 

 

All'interno dell'Europa, quella che sta mancando è la "narrazione", la prospettiva comune di un progetto; nonostante, a mio parere, le cose realizzate e gli interventi presi siano della massima importanza.

 

 

Prendiamo, ad esempio, la questione Grecia. Ci sono stati limiti enormi, è vero, e tutti c'interroghiamo sulla capacità di tenuta del progetto europeo; ma, non dobbiamo sottovalutare il fatto che, nonostante i cosiddetti " egoismi " nazionali, si è intervenuti insieme dando ad un paese oggettivamente in "default" la possibilità di ottenere i mezzi finanziari per andare avanti.

Non sottovalutiamo, inoltre, i 35MM disposti, al di fuori del salvataggio, tramite i fondi strutturali ed il Piano Juncker, dedicati tutti interi allo sviluppo dell'economia greca: 35 MM sono il 10% del PIL greco. L'importante è la rapidità e l'efficacia dell'intervento.
La disponibilità dei vertici della Commissione a collaborare con il governo greco mi sembra encomiabile.

Questi due elementi, appena descritti, non sono da sottovalutare e potrebbero fare parte di una narrazione completamente diversa della situazione europea, rispetto alla sfiducia che si sta diffondendo.

Questi sono fatti

Anche la recente iniziativa di QE della BCE, per ca 1.600 MM previsti entro il 2016, sono fatti significativi, per non parlare della storia del cammino europeo percorso fino ad oggi.

Abbiamo integre tutte le possibilità di una narrazione diversa e di un progetto comune d'importanza storica.

Non possiamo eliminare le diversità nazionali, ma tenerle presenti, valorizzarle e considerarle un arricchimento di un progetto comune che riesca veramente a valorizzare il Continente in un progetto di sviluppo integrato e correttivo degli squilibri.
Tutto questo, abbiamo la credibilità e possibilità di farlo a credito comune ed è inutile continuare ad averne paura.

Possiamo, insieme, rivolgerci ai mercati finanziari e chiedere le risorse necessarie per realizzare dei progetti che interessino lo sviluppo comune.

Dobbiamo, inoltre, avere la capacità di gestire la nostra politica estera in maniera coordinata e riflettere ancora sulla validità e possibilità di miglioramento degli strumenti di governance, specialmente dell'area euro.

Abbiamo bisogno di una classe dirigente capace di portare avanti questo cammino.Qualcosa comincia a muoversi nel dibattito politico e sia il governo italiano, sia il Partito Democratico, ognuno nel proprio ambito, possono essere attori importanti di questo processo.

A tutti noi il compito di riproporre, con questa narrazione dell'Europa dei nostri giorni, l'attualità degli ideali dei padri fondatori.

 

 

 

domenica 26 luglio 2015

I bambini sanno


 
L'altra sera, in una Roma infuocata dall'afa, nell'arena dell'isola Tiberina, Walter Veltroni ha raccontato, con affettuosa partecipazione, l'incontro con i bambini del suo ultimo film.
"I bambini sanno" è un dialogo, volutamente paritario- ci spiega Veltroni- con ca. 30 bambini, fra i nove e i 12 anni, sui più importanti temi della nostra vita: Amore, Felicità, Dio, La crisi sociale e tanti altri ancora.
Paritario, perché -dice Walter- non ho mai voluto pormi in una posizione più elevata di giudizio nei loro confronti, come spesso, invece, è la loro comune esperienza nell'incontro con il mondo adulto. In quel caso, tendono naturalmente a tacere o rispondere con le parole che pensano siano più gradite a chi li esamina.
Si, l'incontro diventa quasi un esame. Questo, nel corso della lavorazione del film, non è mai successo; anzi, il materiale raccolto è stato ben superiore a quello che poi è stato il risultato che voi vedrete nel film, ridotto dopo un'ampia e dolorosa fase di montaggio.
Non è stato facile scegliere fra le diverse testimonianze; ma, il criterio che ho utilizzato è stato, almeno, quello di non escludere nessun bambino –aggiunge Walter, dopo la proiezione del film e rispondendo alle domande dell'intervistatore-.
Anche la scelta dei 39 bambini, fra i ca. 300 che si sono presentati ai provini, non è stata facile. Mi sono lasciato guidare dall'istinto e dalla luce che intravedevo nei loro occhi.
Veltroni racconta ancora, con profonda partecipazione, l'arricchimento personale ricevuto, ascoltando le considerazioni, i pensieri e le emozioni dei bambini intervistati. Ricorda la saggezza e la maturità di Kevin, un bambino filippino la cui mamma lavora in Italia come badante, che, alla domanda su cosa sia la felicità, risponde senza esitazione: sognare!
Ricorda  la simpatia di un altro bambino di nove anni che, come un moderno latin lover, si destreggiava nel rapporto con tre fidanzatine.
Ricorda ancora, sottolineandone la gravità,  la risposta di Julius, un bambino zingaro di nove anni, che, interrogato su cosa chiederebbe  di concreto a Dio, risponde  che vorrebbe che aggiustasse il mondo e che portasse un panino e una bottiglia d'acqua alla sua sorellina, che non ha niente per sé.
Non senza commozione, Walter sottolinea ancora la delicatezza e la maturità di una  giovane ragazza di dodici anni, appassionata scrittrice, che, dopo la morte del padre,  per attutire il dolore della mancanza  gli mandava degli SMS con il telefono nella speranza che potesse riceverli e raccontarle come stava.
Il film procede così,  senza falsa retorica, avanti nel dialogo fra il regista intervistatore e i bambini, accompagnato da una delicata ed intensa musica  in cui prevalgono le note del pianoforte. Forse diventa un po' monocorde e ripetitivo nella parte centrale; ma , alla fine , si riprende.
L'ultimo saluto, la scena finale del film, ci descrive l'emozione del piccolo zingaro che,  intervistato lì, in quello spiazzo del suo campo, alla domanda su che cosa gli piacerebbe vedere,  risponde: il mare. Non sono mai stato al mare! Non l'ho mai visto!
La macchina da presa, a questo punto, lo mostra mentre si avvia, all'interno di una pineta, in direzione in uno sfondo azzurro fra gli alberi, un misto fra cielo e mare.
Poi, il mare finalmente!
Il bambino  cammina fra gli spruzzi e le onde, felice, schizzando l'acqua e bagnandosi;   mentre, per la prima volta, sta in mezzo al mare.
 
 
 

lunedì 20 luglio 2015

WHIPLASH

 

 

 

Qual è il nostro più grande pregio che, in certe situazioni,  può trasformarsi in difetto?

Forse, proprio la capacità d'adattamento, che ci ha reso leaders fra gli organismi viventi e ci ha permesso di sopravvivere a mille ostacoli e difficoltà, trovando sempre la soluzione ai nostri problemi.

Quest'osservazione potrebbe sembrare un controsenso, perché la capacità d'adattamento comporta lo sforzo importante di plasmare se stessi alla realtà che ci circonda; ma, allo stesso tempo, dentro questa capacità, c'è la pigrizia estrema del risparmio delle energie e la disponibilità a farsi cambiare da ciò che ci circonda, se non riusciamo a adattarlo alle nostre esigenze.

Un intreccio inestricabile, quindi fra passività ed attività.

Questa coscienza della sostanziale pigrizia umana fa essere. Terence Fletcher, uno spietato ed inesorabile insegnante musicista per evitare che uno qualunque dei suoi allievi possa essere soddisfatto delle proprie prestazioni e non arrivare a più alti livelli artistici.

"Non esistono in qualsiasi lingua del mondo due parole più pericolose di "bel lavoro" dice Terence Fletcher ad Andy.

 Un " bel lavoro" può essere una definizione mortale,   per un musicista in crescita, e portarlo a non cercare mai di superarsi.

 Ma, qual'è il limite oltre il quale spronare un allievo può trasformarsi in una vera e propria persecuzione ed ottenere il risultato opposto di scoraggiarlo ed allontanarlo da questo percorso?

Il più grande sassofonista di tutti i tempi, John Coltrane, non si scoraggiò di fronte alla violenza con cui fu rimproverato dal suo maestro.

Un John Coltrane non molla mai! Io ho la tranquillità di aver provato con tutti mezzi di non permettere che un artista non si manifestasse nel pieno delle sue possibilità e si accontentasse di restare un mediocre suonatore-risponde Fletcher-

Il film prende il nome dal brano musicale su cui si svolgerà l'apprendistato del batterista, Andrew,fino alla sua esplosione artistica.

Il racconto è tutto concentrato sul rapporto fra insegnante ed allievo e sul ruolo che l'esercizio, la passione, il sacrificio rivestono, in qualunque attività, per poter raggiungere traguardi ambiziosi.

IL giovane allievo, dopo aver abbandonato la scuola di musica e denunciato (in incognito) l'insegnamento   del maestro, ottenendone l'allontanamento, lo rincontra per caso ed è convinto a partecipare ad un importante spettacolo, sotto la sua direzione artistica.

La vendetta del maestro, durante lo spettacolo, porta Andy ad uscire di scena disperato; ma, alla fine, non molla e ritornato sul palco, mentre Fletcher sta per presentare un nuovo pezzo che non conosce, attacca a suonare, dando l'avvio a tutta la band, il brano Caravan, concludendo con uno splendido assolo sotto gli occhi, alla fine, complici del maestro.

 Molto non viene detto, molto viene forse tralasciato, ma senza grandi pretese il film ci porta alla fine senza pause e con il buon ritmo della batteria.

Diretto da Damien Chazelle e interpretato da Miles Teller e da J.K.Simmons, il film ha ottenuto tre oscar: il primo a Simmons come Miglior attore non protagonista, il secondo a Tom Cross per il Miglior Montaggio e l'ultimo a Craig Mann, Ben Wilkins e Thomas Curley per il Miglior sonoro.

 

 

 

lunedì 13 luglio 2015

Una difficile Europa


 
 
E' ormai chiaro che, raggiunto l'accordo sulla Grecia, dobbiamo pensare a quello che è apparso il malato più grave: " Il progetto Europa".
 Da un lato, non si ha la capacità di adottare politiche complessive di sviluppo dell'intera area richiedendo il finanziamento ai mercati (e/o il sostegno monetario della BCE a fronte di un bilancio a debito comune) dall'altro vediamo che, in situazioni limite come la Grecia, diventa quasi necessaria la sospensione della sovranità politica nazionale con seri problemi di convivenza democratica.
 La moneta unica continua a svolgere un ruolo importante di riserva di valore per il risparmio comunitario. La sua forza di riferimento contribuisce a mantenere basso il costo del denaro; tuttavia, nonostante ciò e pur in presenza dell'operazione di QE messa in atto dalla BCE, non vediamo una decisa impennata, in tutta l'area, degli investimenti dei privati, tale da perseguire gli obiettivi di sviluppo comunitari prefigurati, capace di far crescere il PIL complessivo europeo in termini soddisfacenti ed iniziare un tentativo di recupero del divario nei confronti dei grandi colossi economici mondiali come Stati Uniti e Cina.
 Manca il traino della spesa pubblica, in senso anticiclico, specialmente nei paesi che stanno peggio finanziariamente e che quindi non possono utilizzarlo.
Anche se paesi come la Germania cominciassero a spendere in deficit, addirittura superando i limiti del Fiscal Compact, il risultato non sarebbe sufficiente per fare da volano allo sviluppo di tutta l'area. E' l'intera Europa che deve crescere a ritmi molto più elevati. Per ottenere questo risultato, deve ripartire la crescita anche nei paesi più deboli.
 E' per questo che c'è   bisogno di forti investimenti pubblici europei (che avrebbero il pregio di poter essere immediati e lungimiranti. ) che si muovano nell'obiettivo di realizzare la crescita generale riducendo contemporaneamente gli squilibri interni e il divario con le altre aree avanzate del mondo.
Dobbiamo investire per ridurre la dipendenza globale energetica, per migliorare le vie di trasporto interne di merci, persone e quelle digitali per la trasmissione dei  dati emigliorare  la comunicazione, per gestire insieme la pressione demografica dei popoli vicini che desiderano accoglienza, per migliorare il livello complessivo dei servizi e dell'opportunità del cittadino europeo.
Ripeto, tuttavia, che gran parte dei paesi in difficoltà non possono farlo e i paesi in equilibrio finanziario o che presentano una relativa crescita o eccedenza della bilancia commerciale sono "restii "a farlo.In assenza d'adeguate risorse finanziarie per l'avvio di una politica espansiva, la principale proposta che viene dalla "governance" europea è quella di un ritorno alla crescita dei  paesi più deboli attraverso profonde riforme strutturali (che consentano la liberazione di risorse destinate alla rendita, la possibilità d'emersione del merito e la creazione di condizioni favorevoli ed appetibili per l'investimento privato) e la svalutazione interna del costo del lavoro, unito alla riforma del mercato del lavoro, nell'obiettivo di una maggiore flessibilità e della riduzione del CLUP: In quest'ultimo caso, tuttavia, la sola riduzione del costo del lavoro non è condizione sufficiente per assicurare uno sviluppo soddisfacente o una riduzione degli squilibri se non è accompagnato da un contemporaneo investimento nell'innovazione che assicuri il mantenimento o meglio il miglioramento della posizione di quel paese all'interno della catena internazionale di produzione del valore. Tutte le analisi dello scambio commerciale e di servizi fra paesi sviluppati, infatti, c'insegna che essi scambiano beni e servizi di pari qualità. Quello è l'obiettivo da perseguire all'interno dell'Europa. Evitare che vi siano aree specializzate nella produzione di beni e servizi di più basso valore, cristallizzando gli squilibri. Senza aggiungere alle riforme strttturali ed alla modernizzazione e flessibilità del lavoro , adeguate risorse per la ricerca e l'innovazione corriamo il rischiodi aumentare il divario fra i paesi membri. Se i paesi  più deboli non riescono a trovare queste risorse da una redistribuzione interna delle ricchezze e dall'eliminazione delle sacche d'inefficienza e di corruzione,  bisogna ricorrere all'espansione del debito anche e soprattutto nelle situazioni più difficili , dove c'è il rischio di non ottenere credito dai mercati .
E' evidente che siamo in una trappola da cui o si esce tutti insieme o ci si separa ritornando in maniera organizzata alle monete nazionali.
Con questa sostanziale latitanza della politica di sviluppo comunitaria, oggi, le differenze fra i paesi europei sono destinate ad aumentare e non a diminuire. La moneta unica, impedendo un riaggiustamento, attraverso la concorrenza dei cambi, ed una politica espansiva a debito, per i paesi già in difficoltà di bilancio, sancisce il mantenimento di questa situazione.
Da queste difficoltà nascono i sentimenti antieuropei, che si diffondono nei vari paesi membri e che, in mancanza di un recupero immediato e credibile del progetto europeo, sono destinati ad affermarsi. Sarebbe un grave errore non investire nel futuro europeo  e perdere , di fatto ,  i risultati fin qui conseguiti.  Possiamo non essere ancora convinti dell'urgenza di uno stato federale europeo, la nostra aumentata diffidenza può farci essere restii a cedere ulteriori pezzi di sovranità nazionale; ma, non dobbiamo essere incapaci d'immaginare, con generosità e collaborazione, l'avvio di un processo di sviluppo comune di uscita dalla crisi sociale ed economica che stiamo vivendo .
Nessun paese  può pensare che tutto questo non lo riguardi.