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sabato 3 giugno 2017

UNIONE SOCIALE DEMOCRATICA



Il  percorso verso la condivisione ed approvazione di una nuova legge elettorale sembra procedere con difficoltà  ed in questo quadro , sarebbe utile che il centro-sinistra riuscisse a superare le proprie divisioni e costruisse insieme una Unione Sociale Democratica.
Unione è il primo termine del progetto  e descrive semplicemente la necessità di trovare dei punti d’accordo programmatici per rappresentare adeguatamente in Parlamento i bisogni delle classi lavoratrici e di quei milioni di meno fortunati che oggi vivono ai margini delle nostre società o vedono peggiorare sensibilmente le loro condizioni di vita.
 Che poi questo si realizzi attraverso una grande coalizione o con forze che si presenteranno autonomamente, perché ritengono di portare avanti obiettivi e progetti diversi  non è al momento prevedibile. Non sfugge tuttavia l’importanza  di un’operazione del genere che  potrebbe portare il mondo di centrosinistra a superare quel 40% di consensi fra gli elettori  che lo porterebbe a dare un governo stabile al Paese.
Personalmente, ho sempre desiderato che l’insieme delle persone di centrosinistra riuscisse ad esprimere un’unica formazione politica  e comunque a fare delle proprie differenze interne  una risorsa e non un elemento di divisione incompatibile .
Questo finora non è successo,  bisogna prenderne atto e sperare che si cambi passo.
Il secondo termine del progetto è Sociale.
Questo è per me l’aspetto più sofferto in questo momento perché  non riesco a cogliere nell’intero mondo del centrosinistra un progetto ampio e completo da condividere. Purtroppo una delle peggiori eredità che ci sono state tramandate dagli anni della corruzione  ed inefficienza è quello di un diffuso scetticismo rispetto alla funzione pubblica; eppure, se ci riflettiamo un attimo, tutti gli studiosi individuano  fin dal secolo scorso nell’azione pubblica la chiave fondamentale per correggere gli errori e le inefficienze del libero mercato. L’azione pubblica è centrale ma è spesso temuta e considerata portatrice  d’inefficienza e corruzione.
Dal mio punto di vista questo non è ammissibile. L’azione pubblica ed il welfare sono sempre più centrali; anzi, forse devono riuscire oggi ad essere ancora più efficaci per affrontare i rischi  e le incertezze della società globalizzata.
La questione sociale è sempre più attuale richiede maggiore attenzione.
 Le differenze sociali e le ineguaglianze sono aumentate rispetto al passato con la concentrazione della ricchezza in un numero sempre minore di persone ed una divisione annuale dei reddito nazionale sempre più insopportabilmente diseguale. Interi settori della popolazione vivono nell’emarginazione, i livelli di disoccupazione e della popolazione attiva sono del tutto insoddisfacenti.
Questi sono evidenti segnali dell’incapacità di questa organizzazione sociale di funzionare in maniera soddisfacente ed è necessario che le forze di centrosinistra invertano questa tendenza, cominciando da subito a ridurre le distanze di reddito esistenti, utilizzando anche il sistema fiscale come fattore di dissuasione e di recupero di risorse da distribuire ai  meno fortunati.
Da dove prendere le risorse ? Forse continuando ad indebitare le casse dello Stato e credendo che tutto possa essere risolto dalla ripresa più consistente della crescita economica?
No, credo che il centrosinistra debba cominciare a chiedere un maggior contributo a chi ottiene dei redditi troppo elevati rispetto agli altri, a chi detiene patrimoni  e rendite finanziarie eccessive per iniziare a risanare il debito pubblico e redistribuire le risorse verso chi ne ha più bisogno ed in tal modo aiutare la ripresa economica nel segno del rispetto per l’ambiente e la persona.
Da dove reperire pertanto le risorse?
Innanzitutto con una riforma fiscale    che operi con i seguenti strumenti:
i) tassazione specifica dello 0,20% sulle ricchezze finanziarie detenute dalla famiglie italiane. 
  Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia le ricchezze finanziarie al 2014 ammontano, al netto   delle passività, a ca. 2.991 miliardi di euro. Una tassazione aggiuntiva dello 0,20% (pari ad  esempio a ca. 200 euro su di un montante di 100.000 euro) darebbe risorse per ca. 5,9 miliardi   d’euro annui
ii)    tassazione  sulle transazioni finanziarie;
iii)   tassazione del 75% sugli utili  delle istituzioni finanziarie ed assicurative  relativi alle                    operazioni di  derivati;
iv)   tassazione patrimoniale progressiva sui patrimoni immobiliari superiori a 1M di euro;
v)    tassazione progressiva  sulle successioni ereditarie d’importo superiore  a 1M di euro;
vi)   aliquote progressive IRPEF  a partire dai 70.000 euro in su  da cui si possono ricavare maggiori    risorse annue di  ca. 10MM;
vii)  web tax sugli utili realizzati in Italia da parte delle multinazionali del settore digitale.
Quest'ultimo punto, insieme a quello sulle transazioni finanziarie, dovrà probabilmente essere ottenuto con un'azione congiunta dei diversi paesi   a livello europeo. Potrebbe in questo caso essere utile ripartire  i ricavi della tassazione al 50% con la  UE”

Come  spendere quindi le risorse ottenute?
La funzione pubblica deve indirizzarsi innanzitutto  sugli investimenti produttivi, favorendo i settori della ricerca innovazione ed energia.
E’ necessaria contemporaneamente una profonda riforma della pubblica amministrazione che continui le indicazioni già realizzate dal ministro Madia.    Introdurre la gestione delle attività e delle prestazioni lavorative per obiettivi quantificabili e verificabili legando ad essi anche il sistema premiante. Introdurre anche nel settore pubblico  le modalità presenti nell’impiego privato, compreso il possibile demansionamento, trasferimenti da un  settore e l’altro della pubblica amministrazione e il trasferimento  territoriale .Tutto questo accanto ad una completa revisione e riqualificazione della  spesa pubblica
 il secondo punto da attuare è una sensibile riduzione del cuneo fiscale sul lavoro  ponendolo a carico della fiscalità generale: In tal modo le imprese potrebbero trovare immediate risorse sia per abbassare i propri prezzi di vendita che per investire adeguatamente considerato anche il recente sostegno del governo sulla possibilità di un maggiore ammortamento  sugli investimenti tecnologici .
L’altra grande questione è quella della realizzazione di un ampio piano nazionale del lavoro.
 Un polmone di lavoro che permetta di gestire insieme il fenomeno immigrazione e  la disoccupazione italiana di lunga durata contemporaneamente alla ricerca di un lavoro continuativo con l’assistenza dei centri per l’impiego. Al contrario di una logica puramente assistenziale e di sussidio  che espone poi le persone ad un contemporaneo  ingresso in un mercato del lavoro illegale e marginale  , l'inserimento di queste risorse produttive all'interno di un piano nazionale del lavoro ( con la creazione di squadre di lavoratori impegnate sia nella costruzione di alloggi popolari e di strutture sociali  sia nella messa in sicurezza del territorio  o nel recupero produttivo di aree agricole del demanio pubblico, nel settore dell’assistenza domiciliare verso anziani  ,malati ecc. ecc.).  potrebbe costituire un percorso d'integrazione sociale. Colmerebbe, inoltre, il vuoto  prodotto dall'abolizione dell'art 18  restituendo al lavoratore la continuità  della  sua condizione di lavoratore pur all'interno di una mobilità d'impiego. L'integrazione al lavoro dei migranti, arrivati legalmente o illegalmente nel nostro paese, potrebbe poi essere il veicolo più opportuno per una loro reale integrazione ed il successivo ottenimento della cittadinanza.

Il terzo punto del progetto riguarda il termine  “Democratico”
Francamente m’interessa poco il dibattito sulle preferenze elettorali  e le primarie se si continua a gestire il sistema dei partiti senza sviluppare nessuna reale forma di partecipazione politica alla formazione dei contenuti programmatici . Recentemente una ricerca ha evidenziato come questa funzione sia stata di fatto appaltata ai vari Think Tank , alle fondazioni a commissioni di tecnici  della squadra personale di questo o quell’altro politico. Non esiste una reale partecipazione democratica del cittadino alla vita politica dei partiti e l’unica possibilità che gli è rimasta è quella al massimo di esprime il suo si  o no ad una linea politica elaborata da altri spesso al di fuori delle strutture organizzative del partito di riferimento.  Questo non è più possibile  specialmente quando il web offre oggi la possibilità di superare i limiti di tempo e di spazio  esistenti ed ostativi di una ampia partecipazione popolare alla vita politica.: Del resto le strutture informatiche permettono anche una riduzione notevole dei costi. I circoli di base possono essere organizzati online e permettere una reale interazione fra le persone , una intensa attività culturale  e politica di proposta, la scelta consapevole di un percorso di responsabilità attraverso cui  formare una nuova classe dirigente conosciuta ed approvata dalla base. I circoli online dovrebbero essere presenti in ogni collegio elettorale per avere la possibilità/capacità di organizzare tutta una serie di attività politiche sul territorio ed arrivare poi alla scelta dei candidati per le elezioni sia locali che nazionali. Diventa sempre meno utile storicamente la funzione dei vecchi circoli territoriali Questi devono essere semmai sostituiti da attività sul territorio organizzate dai Circoli online. E’ facile a questo punto fare in modo che all’interno della direzione dei circoli online vengano scelti dei rappresentanti per un livello superiore organizzativo  regionale e nazionale. Una struttura più semplice e più partecipata .
La realtà che abbiamo davanti agli occhi, oggi, è molto diversa. 
Questo è invece il partito o la coalizione che vorrei: L’Unione Sociale Democratica.
Una unione del centro sinistra capace di ottenere la guida del paese e porlo in maniera stabile all’interno della nuova Europa che si sta configurando. Una nuova Europa capace d’investire nel Continente Africano e di stabilire un  asse di collaborazione nella nuova via della seta, proposta dalla Cina. Una Europa che faccia da stimolo agli USA ed alla GB per tornare ad avere quel rapporto dinamico che fin qui è stato motore di sviluppo non solo economico ma anche scientifico e culturale.


lunedì 29 maggio 2017

Le "vie" del nostro futuro



La nuova politica americana, portata avanti dal Presidente Trump, e l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa stanno di fatto rilanciando la prospettiva di una maggiore integrazione europea.

Dopo il recente incontro  del G7 a Taormina è sembrato sempre più chiaro che l'Europa deve poter sviluppare un suo ruolo autonomo  e comune nel panorama internazionale. Ha ragione la Signora Merkel quando pensa  che l' Europa debba contare su se stessa e pertanto, inevitabilmente, si darà maggior peso alla difesa comune, alla gestione comune dei rapporti internazionali e si dovrà affrontare insieme la questione dell'instabilità del Medio Oriente e del Continente Africano che riversano milioni di persone nel Mediterraneo , verso le coste europee, nella speranza di una vita più degna di essere vissuta. 

All'interno di questo  possibile quadro evolutivo, ritengo che paesi come l'Italia e la Spagna, nonostante i loro problemi , possano inserirsi da subito nel nucleo principale dei paesi  interessati a questo progetto, proprio  per una relativa comunanza  d'interessi  con la Francia di Macron.

Sullo sfondo del nuovo assetto internazionale,  sembra poi profilarsi   un importante ruolo per la Cina , che si  è appena fatta promotrice di un grande progetto di sviluppo  con la sua proposta della "Via delle seta" e con la sua  volontà d'investire ca 800 MM di dollari nelle necessarie infrastrutture.
L'asse Cina- Europa può diventare l'immagine del  nostro futuro e può davvero rappresentare la speranza di uscire vincenti da un periodo tanto oscuro come quello attuale. C'è da dire  ancora che la "via della seta" può ragionevolmente entrare in Europa anche per via  marittima attraverso il territorio Italiano ed i suoi porti, nonostante  quello di Atene, dopo la recente acquisizione cinese,  sia in "pole position".

Le nostre società hanno bisogno di una nuova spinta di civiltà non solo riuscendo ad affrontare in maniera positiva e vincente la globalizzazione dell'intero sistema economico, ma affrontandone i limiti ed adottando le adeguate misure per superarli.

Di certo non è la riedizione della guerra commerciale, che tristemente negli anni trenta del secolo scorso fu la deriva  in cui sfociò la "grande depressione",  la possibile soluzione. 
Non sono i dazi indiscriminati che possono proteggerci; tuttavia, dovremmo, come Europa insieme a al G20 ed ai paesi più consapevoli, metterci d'accordo perché sia  il WTO  sia i vari trattati commerciali fra continenti    pongano delle condizioni e delle possibili sanzioni nei confronti di chi si oppone al rispetto del clima, ai diritti umani e del lavoro . Su questo bisognerebbe che vi fosse una maggiore iniziativa internazionale da parte delle organizzazioni del  mondo del lavoro stabilendo accordi e iniziative di lotta comuni anche sul piano internazionale. 

La seconda questione urgente è quella di ampliare e non di ridurre il welfare, proteggendo anche  categorie di piccoli imprenditori e settori di lavoro , messi in crisi dal processo di globalizzazione per consentire anche a loro una possibilità di reinserimento lavorativo. 

Il nuovo welfare deve anche rispondere alla maggiore  richiesta di flessibilità del lavoro. Essa  non deve pesare sul singolo lavoratore ma sulla fiscalità generale, che deve accompagnare il singolo lavoratore nel suo periodo  di disoccupazione, anche  di lunga durata,  verso il reintegro in una condizione lavorativa. 

La destabilizzazione che vivono le nostre moderne  società, in cui le differenze sociali aumentano e minano la stessa possibilità di convivenza  toccando anche i ceti medi, costituisce poi l'altra grande sfida che abbiamo davanti . 

Risuonano forti  nel silenzio di molti , su questo tema,  le  parole semplici da Papa Francesco : " non dobbiamo dare solo assistenza e sussidi,  ma lavoro a tutti, per dare dignità e cittadinanza ".

Non posiamo pensare  che questo possa avvenire solo con la crescita economica ( peraltro necessaria),  ma dividendo oggi e subito le opportunità di lavoro esistenti in maniera più equa e generale per tutti. 
Creando lavoro a cura della funzione pubblica.
Distribuendo, allo stesso modo e con  differenze molto più contenute, i redditi del lavoro e dell'impresa, utilizzando come equilibratore lo strumento fiscale. 
Riducendo adeguatamente la fetta destinata alla remunerazione della finanza.

lunedì 24 aprile 2017

Dove reperire le risorse



Quando si parla di dove reperire le risorse necessarie per la crescita ed il completamento delle riforme strutturali  ho   paura che vi sia una sostanziale  mancanza di idee e soprattutto che non si vogliano toccare alcuni punti per paura di perdere consensi elettorali; tuttavia, credo che sia necessario prendere delle decisioni e queste, a mio parere, non possono essere nè quella di pensare di aumentare la tassazione indiretta, in un paese che naviga a vista appena fuori dalla recessione, nè l'ulteriore aumento dell'indebitamento pubblico senza contropartita e con l'uscita dall'euro, nè quello , più morbido , di espandere ancora il debito pubblico solo per poter effettuare gli investimenti chiedendo che non vengano conteggiati nei limiti stabiliti dal Fiscal Compact. La questione di fondo in quest'ultimo caso è che se i mercati reagissero male alle nostre iniziative ii costo del nostro debito pubblico diventerebbe in breve tempo insostenibile , peggio del periodo 2011 che ha portato Monti al governo . Quando si parla pertanto d'investimenti pubblici bisogna spiegare , a mio parere , con dovizia di particolari il piano di ritorno dell'investimento . In sostanza, il processo economico che permetterà di ripagare in un tempo stabilito capitale ed interessi investiti creando un ulteriore utile in termini economici , di occupazione e di modernizzazione del sistema . Solo di fronte ad operazioni di questo tipo anche imponenti sono convinto che i mercati potrebbero addirittura non solo essere disponibili a considerare favorevolmente il rischio paese ma ad avere anche  interesse a partecipare all'operazione proposta. Bisogna uscire dal generico ed entrare nel merito. Riqualificare la spesa pubblica premiando il merito e la maggiore produttività delle risorse impiegate.

Da dove prendere quindi  le ulteriori risorse necessarie, oltre  a quanto sarà possibile  fare con una riqualificazione della spesa pubblica?
Innanzitutto con una riforma fiscale    che operi con i seguenti strumenti:

i)     tassazione specifica dello 0,20% sulle ricchezze finanziarie detenute dalla famiglie italiane.               Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia le ricchezze finanziarie al 2014 ammontano, al netto           delle passività, a ca. 2.991 miliardi di euro. Una tassazione aggiuntiva dello 0,20% (pari ad                  esempio a ca. 200 euro su di un montante di 100.000 euro) darebbe risorse per ca. 5,9 miliardi              d’euro annui
ii)    tassazione  sulle transazioni finanziarie;
iii)   tassazione del 75% sugli utili  delle istituzioni finanziarie ed assicurative  relativi alle                           operazioni di  derivati;
iv)   tassazione patrimoniale progressiva sui patrimoni immobiliari superiori a 1M di euro;
v)    tassazione progressiva  sulle successioni ereditarie d’importo superiore  a 1M di euro;
vi)   aliquote progressive IRPEF  a partire dai 70.000 euro in su  da cui si possono ricavare maggiori           risorse annue di  ca. 10MM;
Vii)  web tax sugli utili realizzati in Italia da parte delle multinazionali del settore digitale.


Quest'ultimo punto, insieme a quello sulle transazioni finanziarie, dovrà probabilmente essere ottenuto con un'azione congiunta dei diversi paesi   a livello europeo.
 Potrebbe in questo caso essere utile ripartire  i ricavi della tassazione al 50% con la  UE .

lunedì 27 marzo 2017

Una nuova politica fiscale europea




La  difesa e lo  sviluppo del progetto Europeo rappresentano una delle più  grandi risposte unitarie alla sfida della globalizzazione . Il documento sottoscritto a Roma  in questi giorni, contenente   la decisione  di muoversi a due velocità per unire su progetti più ambiziosi  chi è disposto  ad iniziare  subito ( lasciando agli altri la possibilità di partecipare successivamente), è il punto decisivo di questa fase d'integrazione .

In particolare , credo che bisognerebbe puntare sull'elemento fiscale con un accorgimento  che ritengo possa aggregare e nello stesso tempo smuovere le resistenze nazionali . 
Bisogna che la forza comune europea venga utilizzata per  portare avanti una Web Tax che colpisca le attività nell'area delle multinazionali informatiche . 
Allo stesso tempo, in tutta l'area deve essere  applicata subito  una tassazione sulle transazioni finanziarie ed allo stesso tempo si deve realizzare ,  anche con delle tappe  in un arco massimo di due anni ,l'uniformità della tassazione societaria per evitare sconfinamenti come quelli della FCA.

Per fare in modo che tutto questo diventi  appetibile anche sul piano politico nazionale , bisognerebbe suddividere gli introiti della nuova tassa web sulle multinazionali e quella sulle transazioni finanziarie al 50% fra gli stati nazionali di competenza e l'UE.

In tal modo sia la struttura centrale avrebbe immediatamente un incasso autonomo per l'investimento comune, sia  gli stati nazionali trarrebbero vantaggio nei loro bilanci dalla nuova applicazione fiscale ottenuta attraverso la forza comune .

Solo a questo punto, con un bilancio  comune rafforzato da un incasso autonomo, diventerebbe importante considerare il rafforzamento dell'unione politica  con la  proposta dell'elezione popolare diretta del Presidente della Commissione. 
Tale proposta verrebbe giustificata dal ruolo diverso di questa figura, rispetto al passato,  per la gestione delle più ampie risorse finanziarie comuni ( da utilizzare ad esempio per il sostegno alla disoccupazione non strutturale, alla ricerca scientifica , alle infrastrutture ecc,)  per una  difesa ed una  politica internazionale comune , per una  politica di gestione del fenomeno  della migrazione fondata non solamente  su principi comuni di accoglienza , ma soprattutto d'investimento nelle aree di provenienza.

Il futuro del progetto europeo  gioca, in questa fase storica, un ruolo strategico all'interno  del complessivo processo di globalizzazione mondiale.
Questo , sia nei confronti dell'equilibrio fra i grandi attori mondiali sia nei confronti delle aspettative delle popolazioni dei diversi paesi membri e di quelle dei paesi confinanti, in particolare del Mediterraneo.
La capacità di vincere questa sfida può assicurare un lungo periodo di benessere e prosperità .
Dobbiamo essere, tuttavia, capaci di lavorare nella prospettiva di una cooperazione comune, nel segno del rispetto della diversità e del valore insopprimibile delle diverse culture e storie nazionali.



domenica 19 febbraio 2017

AVANTI CON IL CONFRONTO



Desidero fare una prima osservazione  relativamente al dibattito congressuale appena avviato con l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico   del 19 febbraio .
Molti ritengono che l'apertura della fase congressuale, che si concluderà con l'elezione del nuovo segretario  del PD, non rivesta i caratteri del confronto fra le posizioni politiche ed i diversi programmi .
 Questo non mi sembra vero; anzi, nessuno impedisce che nella varie convenzioni  a livello dei  Circoli  per poi proseguire  a quello provinciale, regionale e quindi nazionale non si realizzi  un ampio dibattito attorno alle varie tesi politiche connesse ai programmi dei candidati.
In passato, d'altra parte,  anche nel PCI ,nelle sezioni , in modo non molto diverso, si discutevano le varie mozioni congressuali legate ai diversi leaders   e via via si arrivava alla  fase nazionale con l'approvazione della mozione vincente .
 Oggi,  le primarie aperte, sin dal livello regionale, agli elettori (dandogli  forse un peso eccessivo rispetto agli iscritti  che in futuro potrebbe essere  ripensato,  stabilendo pesi diversi  in fase di consultazione elettorale  ed eventuali compensazioni)  costituiscono invece l’elemento di novità rispetto al passato all’interno dello Statuto del PD,   che, in tal modo, vuole essere  a pieno titolo un partito sia degli iscritti  sia  degli elettori .
Non vedo poi nessuna necessità di una eventuale Conferenza Programmatica ( richiesta a gran voce da molte parti come unica possibilità per la realizzazione di un reale confronto delle diverse posizioni) che sarebbe solo un inutile doppione del Congresso e che ha un senso proprio nello spazio  temporale intercorrente fra un Congresso e l'altro. La Conferenza programmatica è infatti prevista con cadenza annuale mentre la fase congressuale, legata all’elezione del nuovo segretario, dovrebbe teoricamente  avvenire al termine del suo mandato di quattro anni.
Venendo al nodo politico della fase attuale della vita del PD, l’ impressione è che la minoranza  veda nella linea politica attuale  del  Segretario  l’espressione di una visione  “antagonista” rispetto alla propria.
Nell’ascoltare gli interventi di Rossi , Emiliano e Speranza a Testaccio ieri nella loro  manifestazione congiunta, l'impressione è stata che considerino  Renzi e la sua politica come conflittuale  rispetto alle loro posizioni :una deriva di destra e neoliberista  rispetto alla tradizione della sinistra storica ed ideale italiana di cui loro si dichiarano i veri continuatori.
Presunzione da un lato di rappresentare  l’unica espressione della sinistra e degli interessi delle classi subalterne  e vetero conservatorismo dall'altro, spacciati per elemento di novità rispetto ai nuovi problemi sociali e mondiali.
Non a caso  all’interno dell’assemblea nazionale   vi è stata da parte di esponenti come Epifani, legati a questa minoranza, la condanna delle riforme strutturali portate avanti nel campo del lavoro  e della scuola che hanno rotto con una vecchia operatività consociativa .  Dal loro punto di vista siamo in presenza di contraddizioni talmente “ antagoniste “nei confronti degli interessi popolari  e della loro visione politica  da giustificare una scissione se non saranno rapidamente modificate le linee politiche attuali espresse da Renzi e dalla maggioranza a lui legata.
 In  qualche modo, questa concezione non può sottostare ai principi di subordinazione alla maggioranza, tipici delle regole democratiche,  perché non ne riconosce  l’autorità morale e politica.
Le loro critiche  non tendono ad andare avanti nella risoluzione dei problemi ancora presenti  dopo le riforme attuate ma a ripristinare l’ordine precedente  a partire da un metodo consociativo nei confronti del rapporto con il sindacato. Nella valutazione della riforma del lavoro non vengono valorizzati i risultati ottenuti con il passaggio a tempo indeterminato di ca. 600.000 giovani precari, l’apertura degli ammortizzatori sociali  ai disoccupati precari e l’aumento del sussidio di disoccupazione in molti casi dai 18 fino ai 24 mesi. Nel criticare gli aspetti ancora negativi presenti, come nella vicenda dei “voucher” o degli esodati, pensano di ritornare ai tempi passati. Invece di chiedere un ulteriore passo di tutela nei confronti dei disoccupati di lunga durata o dei giovani in cerca di prima occupazione,   cercando di colmare  i problemi ancora presenti  nella riforma del lavoro ,continuano a criticare  l’azione svolta dal governo definendola  lontana dai ceti popolari. Invece di valorizzare l’assunzione di 100.000 precari nella scuola,  ne evidenziano i limiti, probabilmente dovuti ad anni di colpevole silenzio sull’utilizzo di personale precario. Molto c’è ancora da fare, specialmente nel campo degli investimenti pubblici  e nel campo del lavoro, ma non mi rassicura pensare che le risorse necessarie possano essere recuperate  come ho sentito dire a Enrico Rossi principalmente  con il ripristino dell’IMU per chi se lo può permettere  o con l’introduzione di patrimoniali, o rivedendo le pensioni d’oro perché retributive o solo con un diverso utilizzo della spesa pubblica  o ancora non conteggiando tutti gli investimenti pubblici nel quadro di valutazione europea dei parametri finanziari di un Paese . Non credo che le risorse rivenienti potrebbero essere sufficienti e l’eventuale ulteriore aumento del debito pubblico potrebbe essere punitivo per il nostro paese con un ulteriore aumento della spesa per  interessi  sul totale della spesa annuale.  
Non mi sembra che questioni di questo livello si presentino ancora con una chiarezza tale da consentire la definizione di posizioni antagoniste  all’interno del PD. La stessa richiesta di tassazione patrimoniale per essere sufficiente ed efficace dovrebbe avere dei valori percentuali talmente elevati da renderla in parte  inapplicabile. Si può fare certamente qualcosa in questo ambito ma non possiamo aspettarci da una singola misura la risoluzione definitiva del problema.
Vedrei con maggiore interesse una ridefinizione delle aliquote IRPEF a partire dai 70.000 euro da cui si potrebbero ottenere maggiori introiti annuali di ca. 10MM ma non mi sembra che questa richiesta sia presente, in questi termini ,  nel programma della minoranza né che vi sia stata una presa in esame da parte della maggioranza.
Le stesse posizioni sull’Europa  richiedono una profonda riflessione comune proprio per  presentare agli italiani e in sede internazionale  una strada percorribile alternativa alle posizioni populiste e nazionaliste . Sul fronte poi del problema immigrazione chiedere di depennare il reato di clandestinità mi sembra proprio lanciare un messaggio contraddittorio nei confronti di chi si è avvicinato con sacrificio e  nella legalità al nostro paese. Personalmente, ritengo che, invece, un piano nazionale del lavoro che veda insieme  immigrati e disoccupati di lunga durata, uniti in una comune  esperienza di lavoro pubblico organizzato dallo Stato, contemporaneamente all’azione d’inserimento nel mercato  con l’ausilio degli uffici del lavoro, possa essere un obiettivo importante e mobilitante.
Queste riflessioni   mi portano a concludere che  non vi siano delle reali e  valide condizioni per una scissione  del Partito Democratico e del suo progetto. La convinzione che le contraddizioni evocate e raccontate non siano in realtà “ antagoniste “ e portatrici d’interessi  di classe, diversi e inconciliabili.
Con la stessa schiettezza penso, tuttavia,  che una parte consistente della cosiddetta minoranza lo creda e si stia preparando a considerare seriamente l’ipotesi di una scissione.
Perché dunque si presentano con quell'atteggiamento sintetizzato dall'intervento di Emiliano  ( sembra condiviso dagli altri )in Assemblea nazionale  ?
A mio parere, perché, coscienti di essere in ampia minoranza, cercano di  prendere tempo per ottenere almeno tre risultati :
a) scaricare la responsabilità di una eventuale scissione alla mancanza di capacità di sintesi e di attenzione da parte del Segretario Renzi e del gruppo dirigente del partito;
b) ottenere un risultato minimo : quello di restare  all'interno del partito ottenendo tuttavia una modifica della linea programmatica  grazie ad un compromesso con la Direzione attuale. Tutto questo in modo da poter vendere ai propri seguaci questo risultato ed ottenere un maggior peso  visibile all'interno del PD da spendere successivamente anche nell’ambito delle successive primarie
c) arrivare ad un risultato massimo:  giungere alla scissione dopo aver realizzato un’ampia propaganda e visibilità delle loro posizioni anche  a livello locale e sui media, in modo da aumentare la quota delle persone, oggi indecise ,che potrebbero seguirli in caso di scissione. 
Alla luce di quanto espresso , personalmente, non ho molta fiducia che i contrasti fra le varie posizioni interne al PD possano superarsi e ricucirsi in uno sforzo comune di collaborazione e rispetto reciproco.
E’ probabile, invece, che la scissione arriverà presto, perché la minoranza non otterrà gli spazi d’azione e di compromesso sulla linea  del partito che richiede.
Si consumerà in questo modo, forse definitivamente, quel processo d’incontro fra le culture progressiste italiane ( cattolico popolare e socialista) vissuto secondo un concetto di egemonia dell’una sull’altra.
Dobbiamo andare  avanti verso la capacità di gestire  in modo nuovo i problemi del nostro tempo , certo, utilizzando la storia e la cultura che ci vengono dalla tradizione culturale  e dalle lotte del movimento progressista ; dobbiamo ,tuttavia, essere capaci di riadattare questi concetti, insieme,  per affrontare i problemi del nostro tempo con la massima apertura ideale.


sabato 18 febbraio 2017

IL PD e il pericolo Scissione



L’esplosione dei contrasti fra le correnti del PD sta condizionando il panorama politico italiano.
Vi sono due questioni che si stanno intrecciando fra di loro; ma che, per comodità di ragionamento, terrei separate.
La prima riguarda la struttura del partito e le norme che lo regolano; la seconda, i contenuti del dibattito politico.
In qualche modo l'una influenza l'altra; ma, è bene ,per un attimo, provare a separarle logicamente.
Fin dall'inizio della sua storia, le norme  statutarie  del PD , relative alla gestione del processo di rappresentanza che dai Circoli procede sino all'Assemblea Nazionale, hanno portato   a privilegiare la formazione di " correnti", che si sono sovrapposte  alle strutture organizzative di base.
Probabilmente, questo è dovuto al fatto che, all’atto della sua nascita, si sia voluto creare un organismo nuovo,  in cui anche gli elettori potessero avere  un ruolo primario.
Viene scritto, infatti ,  a chiare lettere nella parte iniziale del suo statuto, che il PD  è fondato sulla partecipazione di iscritti ed elettori che, a pieno titolo, fanno parte di tutte le fasi della vita del partito .
In questo modo,  a mio avviso esagerando, viene data la possibilità, fin dal livello regionale, di organizzare l'elezione dei rappresentanti con la significativa partecipazione degli elettori .
Le liste collegate ai nominativi concorrenti a segretario  regionale formeranno poi tutta la classe dirigente locale del partito. In questo modo si svuotano i Circoli e gli iscritti di un ruolo preminente all'interno del partito ed in qualche modo s'invoglia la formazione di correnti ( partiti all'interno del partito) che concorrono fra di loro per ottenere il consenso elettorale.
Si sarebbe dato forse vita ,invece,  ad un  processo di partecipazione degli organismi di base più coinvolgente se si fosse prevista   una rappresentanza diretta dei Circoli che, di livello in livello, arrivasse sino all'Assemblea nazionale. Tra l'altro, con un percorso diretto ed autonomo da parte dei Circoli online. 
Si potrebbe  pensare di aprire le consultazioni agli elettori solo in occasione delle primarie per l’elezione del segretario nazionale, con  concorrenti  comunque scelti dall'Assemblea Nazionale sulla base del loro programma politico.
In questo modo le correnti, pur rimanendo,  potrebbero convivere con un ruolo più importante delle strutture di base all'interno delle quali dovrebbero ottenere il consenso, piuttosto che cercarlo solo fra gli elettori, che forse numericamente sono più rilevanti .
Il dibattito politico interno diverrebbe forse, a quel punto, più importante e cercato.
Veniamo ora alla seconda questione : i contenuti del dibattito politico .
Oggi, questo è gestito direttamente dalla varie correnti in un conflitto perenne fra di loro e spesso al di fuori delle stanze del partito, in un dibattito mediatico.
La gestione delle correnti è poi fatta in maniera verticistica attorno a figure " leader" . Siamo pertanto in presenza di un difetto dell'organizzazione della partecipazione collettiva alla costruzione delle idee.
Lo statuto del partito prevede diversi momenti di confronto: a) i forum tematici ( non funzionanti ); b) la conferenza programmatica ( invocata recentemente da Orlando) che francamente lascia il tempo che trova all'interno di questa organizzazione del partito; c) l'Assemblea Nazionale dove deve avvenire il dibattito politico ed il confronto di contenuti propedeutico alla scelta dei candidati a segretario .
Teniamo presente che, comunque, i candidati devono avere un minimo di approvazione da parte dell'Assemblea nazionale o dagli iscritti . Il problema non è, pertanto, che teoricamente il dibattito non possa avvenire; è che non avviene perché le posizioni sono precostituite ed il confronto avviene nelle "primarie".
D'altra parte, il dibattito anche all'interno delle correnti è poco presente e viene condotto con strumenti forse non adeguati. Nulla vieta strutturalmente la possibilità del confronto nel partito ,se si vuole ; solo, che interessa poco, perché il gioco politico e l'affermazione delle correnti avvengono nel voto, con il coinvolgimento esterno degli elettori alle primarie o alle diverse elezioni  regionali.
Questi problemi erano presenti e conosciuti anche nella precedente gestione dei vari segretari come  , Veltroni , Franceschini, Bersani ecc.  Problemi,  ritengo, conosciuti da tutti.
La scissione è pertanto non calzante con i problemi attuali del partito perché non li affronta.
Si dovrebbe semmai chiedere un cambiamento statutario per dare maggior peso agli iscritti ed ai circoli fino al livello dell'Assemblea Nazionale. Questo, tuttavia, non lo richiede nessuno dell'opposizione; mentre, invece, dei cenni sulla costruzione di strumenti per una  maggior democrazia interna si trovano nel documento della Commissione Nazionale sulla “Forma partito”.
Se veniamo poi ai contenuti, bisogna essere disponibili al confronto, accettando anche di essere poi in minoranza. Questa è la legge della democrazia. Questo non significa che, anche all'interno delle correnti ,non si possa chiedere un cambiamento delle posizioni politiche e della strategia.
Ben vengano pertanto i rapporti con il mondo delle associazioni e dei vari settori del lavoro. Con gli intellettuali e la cultura ecc. ecc.
Il luogo di confronto delle diverse correnti deve essere, tuttavia, all'interno delle strutture di base, sino al livello dell'Assemblea nazionale e l'elezione del segretario, e non nelle  elezioni dei vari organi regionali e nazionali, aperte anche agli elettori, che determinano oggi, nei fatti, tutta la classe dirigente del partito.
E’  necessario  il superamento  di questa impostazione .  Il dibattito ideale e politico  costituisce la ricchezza di ogni organizzazione. La sua capacità di ascolto nei confronti della realtà che la circonda  e  di utilizzo dell’intelligenza collettiva di tutte le sue componenti sono le caratteristiche di una comunità e di una  sintesi vincente.
E’ solo quando il contrasto delle posizioni ideali , culturali e politiche raggiunge il livello della “contraddizione antagonista” che ha senso parlare di separazione , di scissione di un patrimonio umano e politico  con tutte le conseguenze che questo comporta.

Solo quando le posizioni dell’altro ci sembrano espressione della negazione più profonda delle nostre motivazioni ideali e politiche che diventa necessario separarsi.

giovedì 9 febbraio 2017

PRIORITA' PER UN PROGETTO PAESE



Le difficoltà presenti in questa fase della storia del nostro Paese e del quadro internazionale che lo circonda richiederebbero un profondo ripensamento globale sui sistemi di organizzazione sociale.
L’eredità culturale del secolo scorso ci ha lasciato alcuni modelli di riferimento importanti che andrebbero aggiornati sulla base dei nuovi problemi che ci troviamo ad affrontare. Primo fra tutti il pieno utilizzo della risorsa lavoro, intesa come completa espressione delle sue potenzialità umane, ed un adeguato investimento della ricchezza prodotta in un  futuro rispettoso dell’ambiente e della persona.
La lezione socialdemocratica  e cristiano sociale sono quelle che forse più di tutte   sono riuscite  ad interpretare meglio i bisogni delle persone  realizzando, come  diceva  Einaudi, quella sintesi  fra libertà individuale e socialismo necessaria per il benessere sociale. Il socialismo rappresentava il limite posto ad una libera iniziativa irrispettosa del bene comune; mentre, la libertà d’azione individuale rappresentava  il limite nei confronti del controllo eccessivo e totalitario sul singolo componente della comunità. Senza la creatività personale e la possibilità di andare oltre ,nella sperimentazione, non vi sarebbe innovazione.
Non possiamo pensare che le soluzioni siano preconfezionate ed oggi si pone il problema , al contrario, di avere l’umiltà di ricominciare a riflettere e cercare insieme nuove soluzioni che permettano una nuova stagione di collaborazione sia all’interno delle nostre società che nei rapporti internazionali, sconfiggendo le tentazioni isolazioniste e protezioniste spacciate come risolutrici della corretta sete di sicurezza sociale  ed individuale di ognuno di noi.
Venendo ai problemi del nostro Paese,  non possiamo evitare di notare la pesantezza di una crisi economica perdurante che si accompagna ad una  altrettanto grave crisi  della cultura sociale e politica.
Ritengo che un’azione di governo che  si ponga l’obiettivo di risollevare il paese in questo momento, dopo la brutta battuta d’arresto della sconfitta del fronte del SI al Referendum Costituzionale, non possa prescindere dall’affrontare le seguenti priorità:

A)      PIANO NAZIONALE DEL LAVORO 
       Un polmone di lavoro che permetta di gestire insieme il fenomeno immigrazione e  la disoccupazione italiana di lunga durata contemporaneamente alla ricerca di un lavoro continuativo con l’assistenza dei centri per l’impiego. Al contrario di una logica puramente assistenziale e di sussidio  che espone poi le persone ad un contemporaneo  ingresso in un mercato del lavoro illegale e marginale  , l'inserimento di queste risorse produttive all'interno di un piano nazionale del lavoro ( con la creazione di squadre di lavoratori impegnate sia nella costruzione di alloggi popolari e di strutture sociali  sia nella messa in sicurezza del territorio  o nel recupero produttivo di aree agricole del demanio pubblico, nel settore dell’assistenza domiciliare verso anziani  ,malati ecc. ecc.).  potrebbe costituire un percorso d'integrazione sociale. Colmerebbe, inoltre, il vuoto  prodotto dall'abolizione dell'art 18  restituendo al lavoratore la continuità  della  sua condizione di lavoratore pur all'interno di una mobilità d'impiego. L'integrazione al lavoro dei migranti, arrivati legalmente o illegalmente nel nostro paese, potrebbe poi essere il veicolo più opportuno per una loro reale integrazione ed il successivo ottenimento della cittadinanza.

B)      RIDUZIONE DEL CUNEO FISCALE DEL LAVORO
Un altro intervento, su cui è necessario procedere, è quello della riduzione del cuneo fiscale sul lavoro a carico delle imprese. In questo caso, è necessario prevederne il passaggio a carico della fiscalità generale.

C)       RIFORMA FISCALE che operi con i seguenti strumenti:
i)     tassazione specifica dello 0,20% sulle ricchezze finanziarie detenute dalla famiglie italiane. Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia le ricchezze finanziarie al 2014 ammontano, al netto delle passività, a ca. 2.991 miliardi di euro. Una tassazione aggiuntiva dello 0,20% (pari ad esempio a ca. 200 euro su di un montante di 100.000 euro) darebbe risorse per ca. 5,9 miliardi d’euro annui
ii)        tassazione  sulle transazioni finanziari;
iii)       tassazione del 75% sugli utili  delle istituzioni finanziarie ed                               assicurative  relativi alle  operazioni di  derivati;
iv)       tassazione patrimoniale progressiva sui patrimoni immobiliari superiori a 1M di euro;
v)       tassazione progressiva  sulle successioni ereditarie d’importo superiore  a 1M di euro;
vi)       riqualificazione spesa pubblica
vii)     aliquote progressive IRPEF  a partire dai 70.000 euro in su  da cui si possono ricavare maggiori risorse annue di  ca. 10MM;

D)      RIFORMA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. 
    Introdurre la gestione delle attività e delle prestazioni lavorative per obiettivi quantificabili e verificabili legando ad essi anche il sistema premiante. Introdurre anche nel settore pubblico  le modalità dell’impiego privato compreso il possibile demansionamento, trasferimenti da un  settore e l’altro della pubblica amministrazione e il trasferimento  territoriale .Tutto questo accanto ad una completa revisione e riqualificazione della  spesa pubblica

E)    TUTELA DELLA MATERNITA’. Misure che aiutino le famiglie e le donne a gestire  senza problemi  la maternità senza limitazioni in campo lavorativo( penalizzazioni e licenziamenti) e con adeguati sostegni  delle strutture pubbliche  ( asili nido ecc).Prevedere  misure  anche nei confronti delle aziende  che si trovano a sostenere dei costi maggiori  per sostituire il personale in maternità. (  può essere proponibile anche l’utilizzo del personale coinvolto nel progetto di cui al punto A  del Piano nazionale del Lavoro)

F)     RIFORMA DELLA GIUSTIZIA . Maggiore responsabilità gerarchica sui PM e revisione del sistema carcerario  ( con introduzione del lavoro obbligatorio come base per il recupero sociale delle persone) . Maggiore severità nell’applicazione delle  pene specialmente in caso di omicidio.

G) PROGRAMMA D’INVESTIMENTI PUBBLICI  , anche in sinergia con i privati, con particolare attenzione alla ricerca ed innovazione e valorizzazione del patrimonio culturale , artistico e paesaggistico del paese senza tralasciare la manutenzione e messa in sicurezza del territorio

H)   sul piano internazionale  MANTENIMENTO DELLA PERMANENZA ALL’INTERNO DEL PROGETTO EUROPEO ed impegno per una maggiore integrazione. Insistere sull’azione europea comune di contenimento dell’immigrazione  con investimento nelle aree di partenza.

  Attorno a questi  otto punti è possibile  tentare la mobilitazione delle persone volta alla creazione di un movimento collettivo d’impegno civile e politico per la rinascita del nostro Paese, dove ognuno possa trovare uno spazio per la realizzazione del proprio futuro.
Una società civile fondata sulla solidarietà , integrazione e sviluppo della creatività ed iniziativa personale all’interno di un progetto sociale condiviso di sviluppo e di crescita economica,  nel segno del rispetto della persona e dell’ambiente.