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mercoledì 5 giugno 2019

Il PD per l'ITALIA che vorrei




La situazione economica mondiale vede in crisi i rapporti commerciali fra gli Stati con la presenza di segnali d’irrigidimento delle varie posizioni nazionali e lo sviluppo di atteggiamenti conflittuali, che potrebbero sfociare in una vera e propria ampia guerra commerciale.
L'Europa è un grande mercato mondiale e può rappresentare nel futuro un momento di possibile equilibrio e di assorbimento delle tensioni fra gli USA e la Cina; inoltre, può rilanciare lo sviluppo anche di aree come l’Africa, oggi in pieno dissesto economico e sociale.
Per l'Italia, mantenere un ruolo attivo ed importante nello scenario europeo, è decisamente importante ed è possibile che ciò avvenga anche affrontando con successo le tensioni derivanti dalla nostra situazione economica e finanziaria complessiva.
I recenti risultati elettorali europei hanno premiato, nel nostro Paese, La Lega di Salvini, che ha ottenuto un'ampia fiducia da parte dell'elettorato, raggiungendo oltre il 34% complessivo dei voti, anche se questo risultato va ridimensionato alla luce dell'alta percentuale di astenuti.
Subito dopo questo successo elettorale, il leader della lega Salvini sta insistendo sulla riproposizione immediata della Flat Tax , sulla ripresa degli investimenti pubblici e sulla espressa volontà di non procedere alla messa in atto della prima clausola di salvaguardia sull'Iva che peserebbe per ca 25MM sulla prossima legge di Bilancio. Ben cosciente che la sommatoria di questi interventi, insieme al rinnovo ordinario dei rimanenti preventivi di spesa incrementerebbero ulteriormente, rispetto al deficit dell’anno in corso, di almeno ca. 40MM la spesa pubblica, pari a ca. il 2,5% del PIL. La prossima finanziaria sarà dunque prevedibilmente un grande momento politico di scontro con L’Europa in cui la Lega cercherà di coinvolgere il M5S nella narrazione della necessità di procedere su questa strada per promettere agli italiani, in cambio, un aumento dei consumi e dell’occupazione complessiva.
La Lega, infatti, continua a sostenere che la Flat Tax permetterà un generale aumento della domanda interna con un conseguente stimolo e guadagno per le imprese; mentre, il ridotto prelievo fiscale consentirà anche una destinazione delle risorse verso l’investimento privato. Come principale effetto di tutto questo, sostengono che avremo una forte crescita del PIL e dell’occupazione, oltre alla possibilità che il conseguente prelievo fiscale sullo sviluppo delle attività e sul maggior numero di occupati possa riequilibrare i conti finanziari.
In realtà, il possibile aumento della domanda interna potrebbe invece incrementare il livello delle nostre importazioni, a detrimento della nostra bilancia commerciale, considerata la maggiore concorrenzialità dei beni prodotti all’estero nei principali settori del consumo privato, dagli elettrodomestici, agli smartphone ai televisori, agli stessi autoveicoli.
Si tratterebbe pertanto di una politica inutile e fallimentare che non consentirebbe la ricapitalizzazione delle nostre imprese e la ripresa dell’occupazione.
La strada da percorrere non è quella di continuare ad aumentare il debito, alimentando ulteriormente l’ingente quota destinata al pagamento degli interessi, ma di coniugare la politica di sviluppo economico con quella di risanamento finanziario.
Il nostro Paese ha bisogno di ridurre il differenziale di ca il 30% con i principali "competitors" sul costo del lavoro per unità di prodotto agendo sia sul lato del costo lordo dello stesso, sia su quello dell’innovazione tecnologica.
Se diventa urgente una riduzione del carico fiscale, questa misura deve essere pertanto a vantaggio del lavoro e della riduzione del suo costo lordo per l’impresa.
Non possiamo continuare a riproporre una visione ultra-liberista   dell’economia quando  diventa sempre più evidente la necessità di un intervento riequilibratore dello Stato sia nei confronti del potere delle multinazionali, che della eccessiva ineguaglianza che hanno portato ad una ulteriore concentrazione delle ricchezze proprio  in  questi anni di crisi economica e ad una situazione di precarietà e sfruttamento della risorsa lavoro.
Un’ipotesi progressista deve pertanto ripartire da una ripresa della produttività del nostro paese ottenuta grazie da un lato  ad una riduzione del costo del lavoro   lordo a carico delle aziende ponendo la tassazione il più possibile a carico della fiscalità generale( aumento del livello di esenzione e riduzione delle aliquote fino a 25.000 euro lordi annui)  e dall’altro ad un massiccio sostegno agli investimenti nella ricerca e innovazione e alle sue concrete applicazioni, in una virtuosa sinergia fra pubblico e privato
Occorrono forti investimenti pubblici produttivi nel campo della produzione di energia attraverso lo sviluppo delle fonti alternative sostenibili e al servizio dell'ambiente, privilegiando le aree del Mezzogiorno.
Intervenire sulla riforma del reddito di cittadinanza trasformandolo in “lavoro di cittadinanza” con la realizzazione di nuove case popolari, riconversione e lavoro nei terreni pubblici abbandonati, difesa dell’ambiente, servizi sociali ai disabili, alle famiglie ecc. ecc. Un’occasione d’ingresso al lavoro, di socializzazione e d’integrazione insieme per lavoratori italiani disoccupati e per immigrati in attesa del loro inserimento nel lavoro a tempo indeterminato.
L’avvio di una nuova politica sociale per la casa e un minimo reddito di dignità.
Realizzare ancora misure di disincentivazione del lavoro precario facendolo costare almeno il 30% in più di quello a tempo indeterminato.
Attivare una lotta senza quartiere nei confronti della criminalità organizzata con un preciso controllo del territorio, specialmente nel Mezzogiorno, per consentire la possibilità di nuove condizioni di vita e di attività in queste aree.
Tutto questo può e deve essere realizzato con:
- una forte riorganizzazione della spesa statale orientandola verso gli impieghi più produttivi e con una riduzione delle spese amministrative grazie ad una vera rivoluzione digitale ed una semplificazione delle procedure
-l’incremento di una tassazione sui redditi fortemente progressiva
-l’incremento delle tasse di successione;
- Una tassa progressiva sui patrimoni immobiliari e finanziari.
- Una tassazione sui margini lordi di fatturato delle multinazionali del web realizzati in Italia
La proposta del Partito democratico deve essere chiara e forte su questi temi.
La seconda questione che deve essere posta al centro della riflessione del PD con grande chiarezza è poi  quella di una concreta e immediata riorganizzazione della sua struttura operativa, utilizzando in modo pieno le possibilità offerte dal web.
Questo può consentire da un lato una maggiore partecipazione attiva politica da parte degli iscritti e simpatizzanti e dall’altro una riduzione dei costi con un minor numero di sedi fisiche territoriali utilizzabili per le riunioni e le attività di più circoli
L’esperienza dei Circoli online è da considerare con attenzione per evitare di realizzare dei grandi contenitori privi del necessario percorso di responsabilizzazione progressiva su cui si attua la formazione della classe dirigente e si realizza una vera e costruttiva partecipazione democratica. 
Bisogna che vi siano meno circoli territoriali ma con una più ampia partecipazione degli iscritti grazie allo strumento digitale.
Si possono anche creare degli strumenti di partecipazione permanente dei rappresentanti dei circoli sia a livello provinciale e successivamente a livello nazionale in raccordo con la stessa assemblea nazionale e/o le conferenze programmatiche.
Ripartiamo subito con le attività e superiamo questo momento difficile per il nostro Paese  e per il nostro futuro.

martedì 24 luglio 2018

CONTRO IL PRECARIATO



A mio parere, l'unico vero modo per scoraggiare un uso improprio del lavoro precario è quello di farlo costare in maniera significativa più di quello a tempo indeterminato.

Ci sono due linee per fare questo :

a) Una è stata quella di rendere più appetibile quello a tempo indeterminato, con sgravi fiscali alle aziende .L'operazione ha avuto successo ma comporta un importante contributo da parte della finanza pubblica
b) L'altra è quella di aumentare il costo del lavoro precario di almeno un terzo in più di quello a tempo indeterminato. Unire la questione all'introduzione del salario minimo e prevedere ,ad esempio, che se un'ora di lavoro a tempo indeterminato costa 10 euro, quello precario debba costarne 13.

Non m'interessa limitare la possibilità di rinnovo del lavoro a tempo determinato, perché potrebbe essere assolutamente necessario per quell'azienda di poter disporre di quella tipologia di lavoratori e, avendo maturato esperienza positiva, richiamare al bisogno le stesse persone.

 Quello che sarebbe opportuno evitare è l'uso distorto del precariato per sostituire le risorse comunque stabilmente necessarie. Un forte disincentivo economico mi sembra utile per raggiungere questo obiettivo. 
Per concludere, ricorderei che questo disincentivo lo pagherebbero le aziende che vogliono ricorrere al lavoro precario mentre le incentivazioni a favore delle assunzioni a tempo indeterminato sarebbero a carico della finanza pubblica.
Non vedo nè nel Decreto Dignità proposto dal Governo in carica nè da parte del fronte dell'opposizione delle proposte che possano essere maggiormente risolutive. 
Il problema è complesso e tipico delle moderne società se anche ad esempio in Germania assistiamo all'utilizzo massiccio del minijob , un altro aspetto della parcellizzazione del lavoro.
Di fatto, tuttavia,  in quel paese la posizione permette l'accesso a sussidi statali per la famiglia, per i periodi di disoccupazione e per la casa che consentono di raggiungere un minimo di reddito continuativo.
La  protesta diffusa di molte persone  è , tuttavia , quella di non riuscire ad uscire più da quella situazione per passare ad una stabilizzazione lavorativa soddisfacente e professionalmente adeguata.

mercoledì 18 luglio 2018

RICOSTRUIAMO IL FUTURO




Nella storia passata, durante i grandi cambiamenti epocali, nei periodi di transizione, vi sono stati momenti di grande libertà personale perché i valori ed i vincoli comportamentali perdono la loro forza condizionante, lasciando ampi margini d’azione.
Allo stesso tempo, si perdono i valori di riferimento, le regole morali che sono alla base della cultura sociale.
Entra in crisi la stessa solidarietà ed il senso della convivenza civile, privata di valori di riferimento condivisi ed accettati. Nei momenti di passaggio, mentre da un lato si pensa di poter provare qualsiasi nuova esperienza, dall’altro si ha paura di tutto e soprattutto di assumersi la responsabilità del futuro. Sia strettamente personale come può essere quello d’impegnarsi in un rapporto d’amore, di paternità o di maternità, sia quello professionale o di prefigurazione di una nuova società.
In una situazione così incerta, è preferibile seguire la china, vivere alla giornata ed ascoltare le suggestioni che altri mettono in campo. Ascoltarle, verificarle e semmai, valutarne successivamente la forza e la bontà. Il relativismo e la sfiducia sono gli aspetti negativi della giusta necessità di verifica ed analisi della realtà.
Il pensiero unico “mainstream”, pur non essendo mai ufficialmente affermato è tuttavia, di fatto, pienamente condiviso e con esso si diffonde una sottomessa rinuncia alla speranza di nuovi possibili equilibri, frutto di nuovi assetti sociali e di nuove credenze.
Il tempo non usa mezzi termini ed, in assenza di un quadro potente di cambiamento, porta inevitabilmente all’acuirsi delle tensioni, delle paure, dello scontro di posizione per riuscire a mantenere quel livello di vita che si pensa possa essere in pericolo.
La tendenza naturale e generale al risparmio di energia può portarci, in prima battuta, ad evitare il cambiamento ritenuto troppo difficile, incerto , oneroso ed a tratti irrealizzabile; eppure, quello che viene percepito come più evidente e reale è solo un equilibrio fondato su riferimenti  ormai incapaci di cogliere le nuove problematiche presenti.
L’innovazione, al contrario, nasce sempre dalla contaminazione di diverse culture e gruppi sociali e ne rappresenta una nuova sintesi, un progresso dei termini di riferimento capace di rispondere in maniera più efficace alle nuove problematiche presenti.
E questa la sfida dei nostri tempi- I partiti politici privi ormai da tempo dei riferimenti ideologici del novecento sono stati indotti a negare il peso, la necessità e l’utilità di avere delle ideologie a sostegno  della propria esistenza anche perché quelle ideologie erano sorpassate dai tempi .
E’ molto più difficile, oggi, ritornare ad esplorare il futuro e su quella base trovare un supporto razionale , ideologico e culturale della propria azione sociale e politica; ma. è questa la priorità del nostro tempo.

lunedì 2 luglio 2018

Un cambio di passo europeo.




Il vento dei movimenti migratori e della destabilizzazione dell'area del Mediterraneo sta prepotentemente investendo la stessa esistenza dell'Unione Europea, creando nuove tensioni sia all'interno dei singoli stati membri  che fra gli stessi.
Questo è un patrimonio sociale , culturale, economico e politico   che dobbiamo difendere, comprendendo, tra l'altro, che nella situazione attuale non ha senso pensare ad un superamento degli stati nazionali  quanto, piuttosto, alla valorizzazione della loro alleanza  e coordinazione attorno a grandi obiettivi comuni capaci d'incidere con successo  sui problemi della nostra epoca.
l'Europa ha alle sue spalle il grande successo della risposta comune data alla crisi del blocco sovietico . Grazie al fatto che la maggior parte dei paesi ex Comecon erano del nostro continente , la facilitazione del loro ingresso dentro L'Unione Europea ha permesso un loro sviluppo e la circolazione delle risorse umane. Vi è stato ,inoltre, un immediato benessere anche per i paesi fondatori che hanno sviluppato i loro commerci e gli insediamenti produttivi in quelle aree. Naturalmente, vi sono problemi da affrontare come le delocalizzazioni produttive; ma, forse, si può fare qualcosa proprio in ragione della nuova grande opportunità che si pone .
Si ! Una grande opportunità che è quella di rovesciare in senso positivo quello che oggi è un problema : L'area del Mediterraneo.
Oggi quest'area è attraversata da flussi migratori importanti e da una relativa destabilizzazione culturale , politica, economica e religiosa . Questa può rappresentare un grave pericolo per il nostro futuro se a prevalere sarà la paura reciproca e la lotta per prevalere l'uno sull'altro. Se, invece, si sarà capaci d'intraprendere la strada dello sviluppo reciproco e coinvolgente che permetta a tutta l'area di diventare un centro di benessere e di civiltà, ne saremo tutti avvantaggiati.
L'Europa ha davanti a sé questa sfida.
Gli stati costieri come l'Italia , la Grecia , la Spagna , la Francia ed altri possono farsi promotori di un grande processo di utilizzazione delle risorse umane e naturali esistenti e realizzare opportuni investimenti per trasformarle in ricchezza comune.Penso anche qui alla valorizzazione dell'esistente con investimenti, che vengano ripagati dai futuri ricavi  secondo un piano di ritorno prefissato, e continuino a produrre ricchezza sia per i paesi che investono, sia per quelli ospitanti, sia per tutta l'area.
I settori principali mi sembrano immediatamente quelli dell'energia , dell'agricoltura , della pesca , dell'estrazione di minerali ,della cantieristica , della realizzazione d'infrastrutture da coordinare anche con quelle previste dalla Cina nell'ambito della realizzazione della nuova via della seta , ed anche nuove fabbriche manifatturiere. Tutto questo comporterebbe una capacità d'investimento europea comune   di rilevanza molto maggiore di quella prevista attualmente  nei territori africani e del Medio Oriente .
E' una situazione di rilevanza storica  enorme e, pertanto, la destinazione dei fondi del prossimo bilancio europeo   dovrebbe tenerne conto .
Oltre ad un aumento importante dei fondi destinati agli investimenti fuori dall'area Europea, bisognerà concentrare gli sforzi comuni verso l'avvio di attività produttive nei nostri territori in cui dare occupazione ai migranti, anche economici, insieme  ai  disoccupati europei.
Questo potrebbe  costituire la base per uno sviluppo comune  altamente competitivo nel mondo.
Anche in questo caso,  la capacità di attrarre l'investimento comune  e di offrire il proprio territorio per ospitarlo  trasformerebbe il problema della migrazione in un'opportunità di crescita. Penso a settori non puramente assistenziali ma  al contrario legati allo sviluppo dello sfruttamento energetico ( impianti fotovoltaici)  o l'avvio di una diffusa produzione di auto elettriche per esempio ecc. ecc.
In questi casi e per queste attività bisognerebbe evitare la dispersione dei fondi in finanziamenti a pioggia ma concentrarli su pochi  grandi investimenti diretti e realizzati   centralmente dagli Stati beneficiari.
Dobbiamo operare un cambio di passo importante che potrebbe avere una rilevanza storica tale da renderci i protagonisti del futuro del mondo.

venerdì 11 maggio 2018

Il difficile incontro in Italia fra il pensiero liberale e quello socialista


Il ricordo dell'uccisione di Aldo Moro, a quarant'anni di distanza, fa ripensare  al vero obiettivo  che le sedicenti forze rivoluzionarie dell'epoca volevano perseguire: il fallimento del "Compromesso storico" che, a loro avviso, avrebbe  dato un colpo mortale alle lotte di liberazione della classe operaia .
Era invece probabilmente la via italiana per la realizzazione di un vero incontro e collaborazione fra il pensiero liberale e quello socialista.
 Un incontro che il nostro Paese stenta a perseguire: la realizzazione di una società moderna, attenta ai più deboli e capace di organizzare l'amministrazione pubblica e l'intera cultura sociale secondo criteri di solidarietà merito ,professionalità ed efficienza, lasciando  e rispettando altresì il valore dell’iniziativa privata in sinergia con quella pubblica. 
Il secondo grande tentativo è successivo alla svolta della " Bolognina" di Achille Occhetto che, preso atto dei limiti dell'esperienza sovietica dell'URSS, dopo la caduta del muro di Berlino, cercò di traghettare il comunismo italiano verso una moderna Socialdemocrazia. La sua azione, insieme a quella di Prodi, diede  vita a quella che fu la grande esperienza di coalizione dell'Ulivo" che, purtroppo, vide l'emarginazione di Occhetto ed il fallimento del progetto iniziale a causa di divergenze interne con l'ala più intransigente della sinistra italiana.
Per anni , a quel punto ,la narrazione prevalente fu quella di Berlusconi che evidenziò, condiviso da molti , i limiti , ancora presenti , della funzione pubblica spesso inefficace , occupata dalla politica , fonte di corruzione , di assenteismo e di una mentalità diffusa in cui il senso del dovere aveva perso ormai rilevanza.
La conseguenza di quest’analisi  fu quella di sfiducia nell’azione  del “pubblico” rispetto all’iniziativa privata.
Questa crisi della funzionalità pubblica è ancora oggi un potente limite da superare  per affrontare con successo i problemi del nostro Paese che,  continuo a ritenere, hanno bisogno di una virtuosa sinergia fra l’iniziativa privata e pubblica, nel rispetto comune dei principi sanciti dalla nostra Costituzione e dagli accordi internazionali,.
Il terzo grande tentativo originale di realizzare un peculiare incontro fra il pensiero liberale  e socialista   è stato quello della nascita del PD. Questo partito  non solo si è richiamato alla tradizione cattolica progressista italiana, ma ha cercato di fondere insieme ad essa la cultura dei partiti operai socialisti , con un'attenzione anche ai temi liberal progressisti  del partito democratico americano.
Anche questo tentativo sta camminando con difficoltà.
Prima, abbiamo assistito ad un ridimensionamento del ruolo di Prodi e Veltroni  a favore di un'area più di sinistra del vecchio DS . Dopo, con l'avvento  di Renzi si è arrivati  addirittura alla scissione  dell'area più di sinistra e vicina a D'Alema e Bersani.
In qualche modo, le due anime  che si ispirano alla tradizione socialista e liberal progressista/cattolica rimangono distanti e non riescono a fondersi in un progetto sociale comune.
Tutto questo è visibile nella crisi attuale del PD ed influisce sulla sua strategia politica,  .
Le difficoltà nuove, peculiari dei tempi che viviamo, richiedono una capacità d'innovazione anche rispetto ai contenuti della cultura del Novecento ; tuttavia, la sua attualità rimane, a mio parere, ancora  centrale e da essa si deve partire per andare oltre.
 Rimane ancora utile la riflessione di un grande italiano come Einaudi che ci parlava in questi termini dell’uomo liberale e di quello socialista:” I due uomini, pur avversandosi, non sono nemici; perché ambedue rispettano l'opinione altrui; e sanno che vi è un limite all'attuazione del proprio principio. Ambe le specie di uomini sanno di collaborare ad un'opera comune, esaltando al massimo a volta a volta il principio della libertà umana o quello della necessaria collaborazione degli uomini viventi in società; e sanno di essere capaci di vivere ed operare se e finché sono decisi a tollerarsi a vicenda. La stabilità politica e sociale è minacciata solo quando venga meno il limite; e l'uomo liberale rinneghi stoltamente la necessità della collaborazione degli uomini viventi in società o l'uomo socialista neghi il diritto dell'uomo a vivere diversamente dal modo che egli abbia dichiarato obbligatorio. ( tratto da “Discorso elementare sulle somiglianze e sulle dissomiglianze fra liberalismo e socialismo” in Prediche inutili, Einaudi, Torino, 1962).
Forse più che mai, oggi, di fronte agli evidenti problemi  e le difficoltà presenti nel nostro paese, solo una grande sinergia fra l’azione pubblica e privata può fare ripartire uno sviluppo rispettoso della persona e dell’ambiente.
Ad esempio , la flessibilità del fattore lavoro, necessaria perché questo venga indirizzato verso l’impiego più produttivo , non può essere coniugata con delle condizioni generali di vita negative dei lavoratori.
Il peso del processo non può ricadere sulle loro spalle e sono necessarie nuove misure sociali di sostegno alle persone che gli consentano di programmare con entusiasmo la propria vita, di ricevere  un’ opportuna formazione permanente e la valorizzazione del proprio merito. La precarietà, la parcellizzazione, la sottoutilizzazione, il vero e proprio sfruttamento non possono essere permessi. Solo una  nuova organizzazione dei lavoratori che sappia unire destini isolati e divisi ed opportune leggi dello stato possono impedire tutto questo.
La globalizzazione  , la liberalizzazione ,lo sviluppo digitale sono delle grandi opportunità ma allo stesso modo dobbiamo essere in grado di cogliere le possibili conseguenze negative che possono interessare diversi settori produttivi e della popolazione per apportare gli opportuni interventi di sostegno e di riadattamento .
Deve essere adeguatamente rivista l’eccessiva finanziarizzazione dell’economia  che ha spostato sulla pura rendita finanziaria una larga parte delle risorse produttive attraverso operazioni puramente speculative. All’interno di questo problema riveste un’importanza centrale il ruolo del sistema bancario. Siamo certi che le liberalizzazioni Imposte dalla presidenza Clinton al mondo Occidentale siano state tutte positive?  Siamo certi che la vecchia separazione fra Banche d’investimento a rischio e banche di credito ordinario sia superata? Allo stesso modo anche la separazione fra Istituti a breve e lungo termine è superflua? Siamo certi che la risposta  più adeguata sia quella di mantenere l’attuale impostazione delle attività intervenendo solo in caso di crisi con il  “ Bail in” o alternativamente con l’intervento pubblico?
Il mondo speculativo legato a particolari  operazioni su derivati e la moltiplicazione monetaria ottenuta con un utilizzo spregiudicato della cartolarizzazione dei crediti legati ai mutui ha provocato dei forti danni al sistema bancario  che sono ricaduti sull’intera comunità proprio perché era a rischio il risparmio e la stessa sopravvivenza degli istituti di credito ordinario. Bisogna fare in modo di prevenire le crisi rivedendo le attività e non limitarsi a decidere che in caso di dissesto si debbano seguire le regole del “ Bail in”.
Anche questo aspetto richiama alla necessaria sinergia fra il pensiero liberale e quello socialista perché quest’ultimo riesca a porre un limite pubblico che esprima l’interesse dell’intera comunità.
Un altro punto che desidererei sottolineare  è la necessità di operare un forte recupero, grazie alla sinergia fra iniziativa pubblica e privata, dell’attività del nostro sistema produttivo.
Il primo campo è l’innovazione. Le disposizioni legislative che recentemente hanno favorito gli investimenti in tecnologia sono importanti, ma ,accanto a questi, penso che dovremmo continuare a potenziare strategicamente l’attività di ricerca pubblica e privata con un programma nazionale congiunto ed in sinergia dando anche degli sbocchi operativi importanti dove, in presenza di possibilità innovative, il ritorno economico non è immediato e pertanto in una prima fase non appetibile per il solo investimento privato. La fabbrica di  auto elettriche può essere un esempio?
Un secondo campo è quello dell’energia. Il Mezzogiorno italiano ad esempio potrebbe diventare il centro di una importante  produzione di energia solare e geotermica. Possiamo ripetere con successo in quell’area , grazie alle condizioni climatiche, l’esperienza pilota della grande centrale fotovoltaica costruita in Marocco (con importante investimento finanziario della BEI) moltiplicandola.
Innovazione , Energia e tanti altri settori possono vedere  l’importante e ragionata sinergia fra iniziativa privata e pubblica realizzando da un lato la piena occupazione dei fattori produttivi e dall’altro un miglioramento della qualità del loro impiego.
Per ultimo, l’incontro fra il pensiero socialista e quello liberale  debbono tornare a confrontarsi in modo nuovo, pur se sancito da anni dalla nostra Costituzione, sul terreno fiscale. la progressività fiscale non è solo uno strumento per far contribuire ognuno al bene comune in maniera diversificata in base alla propria ricchezza;  ma ,anche uno strumento per evitare l’eccessiva concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi e l’eccessiva disparità dei redditi che oggi osserviamo.
Ciò è particolarmente importante quando ci si trova in una situazione come quella italiana caratterizzata da un forte squilibrio finanziario dei conti dello Stato. In qualsiasi attività l’entità dei debiti contratti per finanziare il proprio investimento ha bisogno che questo sia positivo e produttivo.  Deve  cioè essere in grado di ripagare nel tempo in termini reali sia l’importo del debito che gli interessi relativi. I tempi per lo Stato possono essere anche lunghissimi e permettere pertanto che l’investimento produca i suoi effetti anche lentamente aumentando il PIL e permettendo nel frattempo il pagamento degli interessi all’interno della spesa corrente. Se tuttavia si aggiungono, nel frattempo, altri debiti per nuovi investimenti, si può arrivare ad una situazione in cui l’aumento del PIL non è in grado di sopportare l’intera posizione debitoria a causa anche di un peso eccessivo del costo per interessi  all’interno della spesa corrente, che contribuisce ad aumentare significativamente l’indebitamento strutturale nel bilancio dello Stato. Quando questo si verifica, come nella situazione Italiana in cui il possibile aumento di un solo punto degli interessi sul debito può provocare una spesa aggiuntiva di ca 23MM annui, bisogna prendere coscienza  che non si può proseguire sulla strada dell’indebitamento ma è necessario chiedere un maggior contributo reale ai redditi più elevati , alle rendite ed ai patrimoni elevati.
Spero che queste brevi note  possano essere utili per una riflessione del Partito Democratico sulla propria strategia politica e sulle reali possibilità di collaborazione con altri interlocutori.

martedì 24 aprile 2018

Un patto sindacale contro il precariato



 Forse il principale problema  presente nell'attuale società italiana è che gran parte dei posti di lavoro sono precari , marginali , a tempo parziale ecc. ecc.
 Di questo fenomeno sono maggiormente interessate le giovani generazioni, con i conseguenti problemi sociali  che vanno dalla loro difficoltà di distaccarsi dalla famiglia d'origine fino alla crisi della natalità , al ritorno della forte emigrazione giovanile , al sostanziale sperpero e sottoutilizzazione delle loro competenze, alla difficoltà di pensare ad un possibile congruo  futuro pensionistico . 
Questa massa di persone è sostanzialmente  sola  e disorganizzata all'interno di un mercato sempre più difficile ed incapace di valorizzare efficacemente il fattore lavoro ( pur con i problemi di formazione esistenti) .
Si osserva una grande debolezza della capacità sindacale di organizzare e difendere questi  lavoratori ed i loro diritti. Questo, principalmente perchè la loro azione è rimasta concentrata nella rappresentanza dei lavoratori stabili  occupati a tempo indeterminato e con  tutele come l'art 18 . 
Non se ne esce senza un grande patto  fra le giovani generazioni e gli occupati  stabili tramite un grande sforzo e la trasformazione del ruolo del sindacato. Prima ancora di una nuova rappresentanza politica manca una capacità organizzativa del fattore lavoro in grado di contrattare  le condizioni di lavoro anche per chi non è tutelato , per chi è precario e marginale.
Solo attraverso l'organizzazione  di queste forze e della loro rappresentanza si potranno individuare gli obiettivi di lotta e le richieste  da inoltrare  alle forze politiche per arrivare  al miglioramento delle condizioni generali del lavoro e ridurne drasticamente  l'utilizzo improprio .
E' molto difficile  tutto questo, ma se i lavoratori occupati  a tempo indeterminato inserissero nelle loro piattaforme e scioperassero,  ad esempio, per portare avanti obiettivi di lotta a favore dei precari , contro l'uso improprio delle partite Iva  ecc ecc. questo processo potrebbe essere avviato.

sabato 7 aprile 2018

Per una nuova politica progressista




Non c'è dubbio che la globalizzazione, insieme alla rivoluzione digitale, abbiano cambiato radicalmente il mondo del lavoro.
Oggi, nel nostro paese, osserviamo la presenza di fenomeni complessi sul piano dell'utilizzo della risorsa lavoro.
Da un  lato,  è necessario che vi sia la necessaria mobilità verso gli impieghi più produttivi ;ma ,dall'altro, questo deve essere ottenuto mantenendo i diritti acquisiti dalla  classe dei lavoratori nel corso della storia e fra questi  le necessarie condizioni di stabilità di reddito , di continuità dell’occupazione , la formazione, la possibilità  per ognuno di riuscire, grazie al merito ed alla professionalità, ad avere un miglioramento delle proprie mansioni in termini di maggiore responsabilità  e retribuzione. Anche la possibilità del lavoro  a tempo determinato  o del part time . devono poter essere una risorsa sociale ed un'opportunità in più per chi cerca lavoro e non una condizione di precarietà generale e di sfruttamento.
La politica e soprattutto la sua parte progressista devono porre al primo posto del loro programma d'intervento la tutela  di questi diritti e di queste persone. Da questo dipende l'equilibrio e la stessa valutazione del benessere  e della qualità della società a cui si appartiene; il valore del suo sistema di produzione ed organizzazione sociale.
Quello che ad esempio , col senno del poi , si è rivelato un grande errore è stato di concepire  l'introduzione dello Jobs act e l'abolizione dell'art 18 senza  realizzare allo stesso tempo un sistema di protezione dalla disoccupazione anche di lunga durata  ed il funzionamento immediato  e valido del processo di ricollocamento. Un ammortizzatore sociale , in sostanza, che conducesse per mano il lavoratore  fino alla prossima occupazione senza lasciarlo mai solo, consentendogli  di   mantenere la sua piena dignità ed il senso di appartenenza alla comunità in cui vive.
Un altro punto da affrontare subito è l'introduzione del salario minimo legale  con un importante aumento di almeno un terzo in più per quello precario. Questo è da fare subito per scoraggiare un utilizzo del lavoro precario improprio e sostitutivo di quello a tempo indeterminato. Si è parlato di un salario minimo di ca. 9 o 10 euro  l’ora. Bene , per il lavoro precario si dovrebbe passare ai 13 euro l’ora.
Questi due punti non sono stati portati avanti in maniera organica nel programma dell’area progressista,  lasciando l'iniziativa politica  e, di fatto, la rappresentanza dei ceti popolari al M5S.
Oggi, poi, la critica principale che viene posta nei confronti degli ammortizzatori sociali  a favore della marginalità , dell’inoccupazione e della disoccupazione è che  se manca il lavoro  questi rischiano di diventare dei sussidi a vita  togliendo risorse  all’attuazione di  politiche per  la creazione di nuovi posti di lavoro . In realtà i due processi  ma coesistono e ne permettono la sostenibilità sociale complessiva. 
Ma,  chi crea i posti di lavoro? In quali settori e come?
Tutto questo non è inevitabilmente legato ad uno sviluppo disordinato dell'iniziativa privata anche se essa è insostituibile e primaria: E' importante capire che in ogni società avanzata il ruolo dello Stato e della politica sono importanti per realizzare di volta in volta  una sinergia virtuosa fra iniziativa privata ed investimento pubblico  che rappresenta un vantaggio competitivo ed una direzione di equilibrio per lo sviluppo economico.

Se guardiamo la storia passata questo è accaduto ovunque e anche nel nostro paese. E' accaduto nei grandi processi di trasformazione industriale  con l’azione dello Stato nelle  realizzazione delle grandi infrastrutture ( ferrovie ,. elettrificazione , reti telefoniche , autostrade stradali e digitali, ricerca  aerospaziale ecc. ecc.).Può essere importante  anche in Italia per lanciare produzioni come l'auto elettrica o la realizzazione di nuove centrali fotovoltaiche  o ancora per la banda larga o un vasto programma di ricerca scientifica pubblico /privato, la messa in sicurezza del territorio , una valorizzazione del patrimonio culturale, artistico paesaggistico , turistico  ecc. ecc.
Un piano nazionale del lavoro potrebbe essere una grande rivoluzione da mettere in atto con una sinergia fra pubblico e privato realizzando un grande polmone di lotta alla disoccupazione.
Anche questo è un punto che manca nella strategia politica della sinistra che è totalmente subordinata ad una concezione che lascia solo all’iniziativa privata la possibilità di creare occupazione produttiva.
Per ultimo, ritengo utile affrontare il problema delle risorse finanziarie .
Sento rivalutare, all’interno del  dibattito politico,  la strada del disavanzo di bilancio e del suo finanziamento attraverso l’aumento del debito pubblico senza  ricordarci che  in tempi passati il sistema Italia  basato sulla Lira ha già abbondantemente utilizzato la svalutazione e l'inflazione a due cifre. Per combattere, tuttavia,  i suoi effetti  devastanti nei confronti del reddito fisso  dei lavoratori  aveva introdotto la " scala mobile"  e  comunque pagava interessi importanti sui titoli di stato per offrire un investimento  ai risparmiatori capace di mantenere il valore del proprio capitale nel tempo. Siamo dovuti uscire da quella spirale con grandi sacrifici e rinunciando sia alla sottoscrizione del debito pubblico da parte della Banca d'Italia ( valvola di sicurezza di fronte alle tensioni del mercato)  sia alla scala mobile . Dobbiamo riuscire a fare i conti , in questo momento, con le nostre risorse reali . C'è un limite all'indebitamento di un'impresa o di una famiglia ed è quando il peso degli oneri finanziari erode i margini di sopravvivenza  della stessa.
Vogliamo arrivare al default?
Stiamo pur certi che in quel caso non saranno gli altri paesi europei a mettersi sul " groppone “ un peso finanziario di ca. 2,300 MM di euro. Ci diranno sbrigativamente : Fuori dall'euro!.
 Allora, fare conto sulle proprie risorse significa porre la questione di una ben maggiore progressività delle imposte dirette tale da permettere maggiori introiti annui per le casse dello Stato di almeno 10MM. Sarà probabilmente necessario aumentare anche le imposte sui consumi (non di prima necessità), reintrodurre le tasse sulla prima casa e aumentare le cedolari secche e le tassazioni sui patrimoni finanziari e sulle successioni. Adoperarsi insieme agli altri paesi europei perché le multinazionali del web paghino le tasse nei paesi in cui realizzano i profitti.
Tutto questo ha anche bisogno di una diversa macchina dello Stato , di una semplificazione burocratica complessiva e di una profonda riflessione sul suo funzionamento. Bisognerà inevitabilmente ritornare  nel futuro sui temi che troppo superficialmente sono stati bocciati nel corso dell’ultimo referendum istituzionale. Bisogna  cambiare la macchina dello Stato in senso meritocratico e progettuale. Questa è un'operazione che durerà anni, ma bisogna cominciare subito   intervenendo su tutti i settori ( giustizia, scuola , sanità , amministrazione, sicurezza, carceri   ecc. ecc.)
Non è una passeggiata! Presenta  caratteristiche di tale discontinuità da richiedere un atteggiamento radicale, adatto ai cambiamenti epocali.