venerdì 22 gennaio 2016
La possibile locomotiva europea
domenica 17 gennaio 2016
Non essere cattivo
Ho visto " non essere cattivo" ,per puro caso, in streaming sul mio computer. Ne avevo sentito parlare distrattamente e avevo sentito dire che la storia, ambientata ad Ostia, parlava di aspetti della marginalità e della delinquenza di borgata. Qualcosa di attuale sulla linea di "Accattone" di Pasolini.
Curioso, ho voluto vederlo e, fin dalle prime scene, ho riconosciuto con piacere la sabbia ,qualche bar del lungo mare , aspetti di quel tratto di città fra Ostia e l'Idroscalo particolarmente suggestivi per me, immigrato a Roma, proveniente da una città di mare.
Subito dopo, la forza della storia si è impadronita con forza della mia attenzione, lasciandomi senza fiato , con un amaro in bocca fino alla fine e con la sensazione di aver visto un buon film.
La storia di due giovani di borgata, cresciuti come fratelli e divisi solo da scelte di vita diverse ma mai dimentichi dell'affetto fraterno, ti porta per mano lungo tutto il racconto fino alla dura, semplice, in fondo giusta, morte violenta di uno dei due protagonisti e la fine dubbiosa e piena d'incertezze nell'animo dell'altro " fratello" che, ad un anno di distanza, incontra la compagna delle'amico morto e ne conosce il figlio di cui non sapeva l'esistenza.
La parola fine arriva improvvisa e violenta fra il pianto e l'ampio sorriso rivolto al piccolo bimbo in fasce da parte di Vittorio sopravvissuto a Cesare.
Sono gli "ultimi" che gridano, parlano, si sfogano , amano, ridono , piangono, si drogano , lavorano, sognano, uccidono e chiedono forse di non essere cattivi i protagonisti del film. Ma è possibile?
Possono gli " ultimi" , privati di una vita dignitosa e posti ai margini della nostra società avere il coraggio e la forza di non essere cattivi ? Innanzitutto per salvare se stessi e le persone che amano, prima ancora che per diventare dei buoni cittadini?
C'è una qualsiasi speranza per loro? C'è una qualsiasi speranza per noi, se non sapremo dare una risposta plausibile , convincente , praticabile a questa domanda?
Siamo certi che la distribuzione ineguale delle ricchezze , il cui livello è ulteriormente aumentato nei nostri giorni, sia compatibile con una società che abbia i minimi connotati delle pari opportunità e dignità per ogni suo componente?
Il regista del film Claudio Caligari non c'è più.
"Non essere cattivo" è uscito postumo dopo la sua morte a completare la trilogia dedicata alla rappresentazione della marginalità , della devianza e della sofferenza della vita degli "ultimi" descritta in " amore tossico" e " L'odore della notte" .
Ha avuto l'opportunità di portare a termine pochi films nell'arco della sua vita ma non certo per mancanza d'ispirazione. Racconta Valerio Mastrandrea , suo amico che un giorno Caligari gli disse:
" 'Muoio come uno stronzo. E ho fatto solo due film'. Se n'è uscito così, ad un semaforo rosso di viale dell'Oceano Atlantico circa un anno fa. Stavamo andando insieme a parlare con un amico oncologo in ospedale. La risposta ce l'avevo pronta ma l'ho lasciato godere di questa sua epica attitudine alle frasi epiche che accompagneranno per sempre tutti quelli che lo hanno conosciuto. Ho aspettato il verde in un altrettanto epico silenzio . Ripartendo ho detto 'c'è gente che ne ha fatti trenta ed è molto più stronza di te'. Il suono leggero della sua risata soffocata mi ha suggerito il suo darmi ragione, confermato dall'annuire ripetuto della sua testa grande."
Personalmente lo ringrazio per essere riuscito a regalarci " Non essere cattivo".
martedì 12 gennaio 2016
DEVIANZA, INNOVAZIONE , RESPONSABILITA'
martedì 24 novembre 2015
Verso una Patria Europea
Siamo di fronte a d un periodo importante di cambiamento ed il segno delle scelte di oggi sarà determinante per il nostro futuro.
L'Europa non ha saputo reagire con un progetto unitario alla crisi economica, poi alla migrazione di massa in corso ed oggi agli attacchi terroristici.
La costruzione europea può fermarsi qui ed essere più capace di vincoli che di opportunità o può, invece, andare avanti ed essere capace di fare un passo ulteriore.
E' probabile che questo non sia nei desideri di tutti i paesi membri, ma sarebbe importante che si formasse un primo nucleo capace d'iniziare un processo di unità federale, chiedendo insieme ai mercati delle risorse a debito per affrontare l'emergenza della disoccupazione e dell'immigrazione, attuando importanti investimenti pubblici comuni nei settori di punta della green economy, energia, servizi avanzati ecc. e per realizzare una difesa comune.
La BCE sta portando avanti un programma d'immissione di ca. 1.600 miliardi di euro entro il 2016 nel sistema europeo aumentando contemporaneamente la liquidità e calmierando il costo del denaro ed il valore dell'euro.
Mi chiedo cosa sarebbe successo se, invece, questi 1600 miliardi fossero stati investiti in Europa per investimenti pubblici , centralmemte coordinati fra i singoli Stati, in sinergia con i privati per avviare o potenziare attività di servizio, produzione e ricerca di alto livello e dare immediatamente occupazione e lavoro, anche in deroga alle legislazioni nazionali, a disoccupati e migranti.
La stessa formazione del fondo di sviluppo e d'investimento europeo in Africa ha una dotazione modesta (ca. 3,5 miliardi) da attuare in un certo numero di anni (ca. 10).
Niente a confronto di quanto potrebbe essere necessario per dare un segnale forte a quelle popolazioni e per sostenere paesi come la Tunisia e l'Egitto che contrastano il terrorismo che cerca inutilmente d'intimidirli.
Recentemente, anche Romano Prodi segnalava poi la necessità di un coordinamento fra i servizi e le polizie europee sul piano dell'antiterrorismo e la necessità che si attui una politica comune, anche militare, di risposta.
La possibile estensione del conflitto con il terrorismo oltre alla Siria e l'Irak anche alla Libia , o ad altri territori africani impongono una maggiore presenza comune dell'Europa in ambito internazionale. Una presenza che non veda i singoli stati europei muoversi autonomamente ricercando di volta in volta le alleanze più utili.
La sensazione è che non si possa mantenere o accontentarsi, in Europa, della situazione attuale.
Bisogna fare dei passi importanti verso un'unità federale, rispettosa delle autonomie dei singoli Stati nazionali e della loro cultura, ma, nello stesso tempo, capace di fondare una Costituzione comune ed una politica economica, fiscale e di difesa unitaria, che si accompagnino a quanto è già stato costruito sul piano monetario.
Dobbiamo verificare subito la possibilità di percorrere questa strada e con chi.
Gli impegni presenti sono di tale portata da esigere una dimensione che supera quella nazionale e rappresentano forse l'occasione propizia per avviare questo processo.
Bisognerebbe almeno provarci.
domenica 8 novembre 2015
Quel che Boeri dimentica
domenica 25 ottobre 2015
Le trasformazioni sociali chiedono un mutamento culturale della politica
All'interno della nostra società occidentale i partiti tradizionali caratterizzati da una forte componente ideologica o religiosa sono entrati in crisi.
Molti ritengono che, in assenza di visioni globali del sociale e non esistendo più reali diversità tra un partito e l'altro, la politica tenda ad affidarsi maggiormente al personalismo ed i partiti si trasformino in veri e propri comitati elettorali.
In molti casi questo è vero; ma, ritengo sia interessante fare un passo indietro e cercare di ragionare sul modo in cui si sviluppano e crescono le aggregazioni politiche e ideali. Diciamo che, osservando il passato che ci ha preceduto, possiamo notare come l'evolversi della storia sia caratterizzato da continui momenti di cambiamento e di riorganizzazione sociale che danno luogo al mutamento dei comportamenti, dei valori aggreganti, delle stesse classi sociali.
Ci sono momenti di passaggio e di cambiamento delle nostre società in cui si formano nuove aggregazioni fra le persone in base ad ideali e obiettivi comuni, che danno luogo a quelli che possiamo definire dei "movimenti". Movimenti che possono essere caratterizzati da obiettivi limitati o territorialmente definiti ma che possono invece essere sempre più complessi e totalizzanti.
Queste realtà sociali; "i movimenti" hanno spesso forme organizzative interne e processi di formazione della classe dirigente simili e particolari a prescindere dai periodi e dalle situazioni in cui nascono. . Peculiari della loro natura di " movimento"
Si da molto spazio alla partecipazione ed alla democrazia diretta, tentando di ridurre il più possibile la delega. Le strutture dirigenti sono abbastanza elastiche e soggette ad un continuo ricambio. La classe dirigente è formata generalmente dalle persone che riescono, in qualche modo, a sintetizzare le idee e gli obiettivi espressi dai componenti del movimento e si distinguono nella capacità di portarle avanti. Vi è la tendenza a mettere in comune le disponibilità economiche.Vi sono vincoli affettivi importanti fra i componenti del movimento, una sorta di fratellanza.
Quello che qualunque movimento è costretto, tuttavia, a fare, per continuare ad esistere, è confrontarsi con le Istituzioni esistenti e darsi analogamente un'organizzazione che gli consenta di mantenere le proprie istanze nel tempo. Quando, gradatamente, il movimento si trasforma in organizzazione comincia a cambiare anche la sua struttura interna. Si cristallizzano ruoli e comportamenti. E'probabile che in relazione anche ai nuovi obiettivi ideali e politici possa modificare radicalmente le modalità di reclutamento dei suoi componenti, i percorsi di formazione della classe dirigente, il rapporto con le istituzioni e con i cittadini cui fa riferimento. Diminuiscono i vincoli di fratellanza per dar posto a relazioni di carattere razionale e basate sulla necesssità e l'utilità.
Queste organizzazioni, successivamente, possono entrare in crisi profonde quando i loro ideali e la loro stessa cultura fondativa vengono superate dai processi di trasformazione della società in cui operano. Quando non riescono, per la loro rigidità, a trasformarsi, seguendo ed assorbendo le nuove istanze sociali presenti. Quando si modifica anche la composizione del loro gruppo sociale o la classe di riferimento.
Per concludere questo breve excursus, la mia sensazione è che tanto maggiore è la rilevanza del "personalismo", tanto minore è la qualità, la complessità e l'elaborazione politica ed ideale del partito di cui fanno parte, oltre che la sua aderenza alla realtà che lo circonda.
Troppo presto la crisi delle ideologie ha fatto gridare alla fine dei partiti senza trovare adeguati sostituti. Non c'è dubbio che siamo in presenza di grandi cambiamenti ideali, culturali e sociali che richiedono un nuovo modo di guardare i problemi sociali ed una rimodulazione culturale.
Le sfide ed i problemi delle nostre società richiedono, tuttavia, lo steso impegno e la stessa mobilitazione dei tempi che ci hanno preceduto. I periodi di cambiamento sono di solito contrassegnati da una grande libertà ideale; ma, anche, da un grande disorientamento.
Mi trovo ad esempio ad osservare la solitudine culturale ed ideale in cui crescono generalmente le nuove generazioni. Salvo rari casi positivi, la maggior parte di loro non conosce più quel percorso sociale formativo che una volta era costituito dalle semplici forme sociali associative come poteva essere la parrocchia, la sezione giovanile del partito , le associazioni sportive ed altro in cui oltre ad essere luoghi d'incontro per i giovani si svolgeva anche un processo di confronto e di crescita culturale ed ideale.
Molti, partendo dalla realtà dei media e della rete, ritengono che il mondo dell'associazionismo e dei partiti sia sostanzialmente finito . Al suo posto, ritengono, prevalga il protagonismo personale, dimenticando la lezione weberiana del leader, che nasce e si sviluppa in un processo d'interpretazione e sintesi del gruppo di riferimento cui appartiene, oggi spesso più largo di quello immediatamente fisico (cfr internet e televisione) che lo circonda.
La formazione del leader è pertanto, a mio parere, figlia del gruppo di riferimento , delle motivazioni ed esigenze di questo e degli ideali e della cultura storica che utilizza per portarlo avanti. Fattori che inevitabilmente lo costringono a confrontarsi con le forme istituzionali ed organizzative esistenti storicamente. Solo se questo processo viene spezzato, si può parlare dell'affermarsi di processi di corruzione e di personalismi che non hanno niente a che vedere con il ruolo politico che si era promesso di assumere.
Noi stessi parliamo con fastidio del personale politico che sentiamo diverso dal passato e di cui avvertiamo la distanza personale ed ideale.
Sono sintomi forse di una crisi culturale e politica legata alla trasformazione delle nostre società? Questa è la mia impressione.






