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mercoledì 5 ottobre 2011

Eurozona:una proposta per la liquidità

L'ultima notizia apparsa  sulle prime pagine dei giornali  è relativa  al declassamento . operato da Moody's, della valutazione  del credito italiano  ad  "A2", con prospettive negative.

Le motivazioni dell'agenzia per la valutazione del credito  ripetono a chiare lettere la paura che vi sia la possibile difficoltà per l'Italia di ottenere la regolare sottoscrizione delle proprie future emissioni di titoli  rappresentativi del debito pubblico.

Queste notizie seguono quelle sulle difficoltà dell'economia greca e del pericoloso slittamento dei valori di Dexia sul mercato azionario che stanno tutte ad indicare la necessità di mutare rapidamente il quadro finanziaro dell'Eurozona.

Prima ancora della possibile unità politica e fiscale,  strategicamente indicata come il vero passo risolutivo della credibilità europea, è necessario procedere immediatamente a misure che ristabiliscano i livelli di fiducia e di liquidità del sistema finanziario europeo.

Il principale soggetto  istituzionale utilizzabile è , come ha consigliato recentemente G. Soros, proprio il  fondo europeo salva stati   Efsf di cui è stato recentemente approvato il potenziamento dal parlamento tedesco.-

IL fondo salva Stati potrebbe infatti avere  anche la funzione di  sostegno  e di controllo nei confronti del sistema Bancario offrendo la propria garanzia alla BCE per la concessione di anticipazioni alle Banche aderenti a fronte della presentazioni dei titoli degli Stati  più a rischio.IL Fondo acquisterebbe contemporaneamente la veste di fondo interbancario europeo di garanzia  rispetto all'ammontare dei titoli di stato presentati per l'anticipazione alla BCE.In questo caso la sua potenza di fuoco sarebbe ampliata dalla garanzia delle Banche aderenti che potrebbero convenire un tetto massimo o la prestazione illimitata sull'ammontare ccomplessivo dei titoli di stato europei presentati per l'anticipazione.

Se la BCE durante la crisi del 2008 permise di superare la crisi di liquidità  del sistema bancario europeo ed il conseguente credit crunch  concedendo anticipazioni anche a fronte dei cosiddetti titoli tossici in presenza della garanzia degli Stati;oggi,  si potrebbero  superare i problemi di liquidità del sistema offrendo la possibilità di ottenere anticipazioni a fronte dei titoli pubblici  degli stati più esposti detenuti in portafoglio.

In sostanza gli Stati comunitari attraverso il Fondo dovrebbero  garantire il sostegno alle banche che sottoscrivono i debiti pubblici nazionali europei  con i soldi dei loro depositanti. Le Banche aderenti  avrebbero inoltre il vantaggio economico di potersi  finanziare nel breve a tassi inferiori a quelli percepiti  sui titoli di stato dei paesi più a rischio  presenti nel loro portafoglio.

La liquidità ottenuta a prezzi più plausibili permetterebbe al sistema  Bancario  di poter offrire  prestiti alla propria clientela applicando spreads molto più contenuti di quelli attuali e di sottoscrivere  le emissioni del debito pubblico senza la paura di perdere la propria capacità di accedere al credito interbancario perche ritenute potenzialmente insolventi a causa della presenza nel proprio attivo di bilancio di  titoli del debito pubblico dei  paesi più a rischio.-

Ci si troverebbe ad agire pertanto sia sul fronte della garanzia della solvibilità  di ultima istanza del debito pubblico dei paesi più a rischio sia ,grazie alla maggiore  liquidità del sistema bancario europeo ,  su quello  di una maggiore tranquillità nelle sottoscrizione delle emissioni dei titoli di stato con la conseguente riduzione dei tassi  e quindi degli interessi a carico.

Tutto questo dovrebbe tuttavia trovare una garanzia nell'obiettivo del pareggio di bilancio dei paesi  debitori più a rischio (imposto al limite anche come dettato costituzionale in questa delicatissima fase storica) per consentire un potere di controllo  da parte degli organismi europei. La loro adesione all'introduzione della TTF e il loro sostegno alle misure di regolazione della finanza proposte dal Social Stabilty Forum.

Il conivolgimento dei paesi forti dell'Europa dovrebbe essere concesso a patto che, dal canto loro, i paesi meno virtuosi assicurino l'obiettivo del pareggio di bilancio secondo un calendario stabilito e verificabile e l'arresto dell'aumento del debito complessivo e del suo rappporto con il PIL.

Daltra parte dal punto di vista delle Banche aderenti  al ESFS sarebbe utile e necessario che le stessr si impegnassero a provvedere alla propria ricapitalizzazione, in tempi da concordare, secondo i principi di Basilea tre, aderissero alle richieste e suggerimenti del Social stability forum . La verifica ed il controllo dovrebbe realizzarsi  nella collaborazione operativa fra l'ESFS e l'ESRC .

All'interno di questo proceso rimane la vera questione politica  che deve essere risolta all'interno di ogni Stato sovrano.

Chi deve pagare questa crisi?

Come fare ripartire il processo di crescita?.

Dal nostro punto di vista  vi è una sola risposta :è necessaria la redistribuzione della richchezza a favore dei ceti più poveri come condizione essenziale per la ripresa della domanda aggregata e del rilancio della crescita economica.

Condizioni propedeutiche anche per il ridimensionamento strategico del rapporto debito/PIL.

lunedì 26 settembre 2011

Maxi salvataggio

 

 

Un fondo salva stati  fino a 3.000 mld di euro per salvare l'Europa e di conseguenza assicurare una stabilità internazionale, messa in crisi da un possibile tracollo dell'euro.

Il ministro del tesoro americano si è mostrato estremamente chiaro e determinato nel segnalare i rischi di una possibile contaminazione della crisi europea alle altre parti del mondo e richiedere un intervento significatico utile  per dare ai mercati un messaggio forte di sicurezza.

L'ipotesi di un  Maxi progetto di salvataggio è ben vista anche dalla Cina e dalla Russia che  ha dichiarato ufficialmente la sua disponibilità a sottoscrivere eventuali obbligazioni emesse dal fondo salva-stati e salva banche .

Di fatto, l'emissione di queste obbligazioni avrebbe la garanzia  dell'intera Europa e dalla finestra rientra pertanto il problema dell'emissione degli eurobonds .

Chi garantirà in ultima istanza il pagamento?

Chi sottoscriverà i 3.000 mld di euro, anche se in fasi successive, vuole sapere chi risponderà alla fine del suo credito.

Sarà il FMI ? Saranno gli Stati Uniti d'America?

No, pur assistito da  sponsors internazionali importanti , siamo di fronte ad un progetto di riconoscimento del debito da parte dell'insieme dell'Europa.

E' questo il  motivo del tergiversare dei paesi più virtuosi guidati dalla Germania.

In fondo, l'euro è l'unica moneta che non ha la sua corrispondenza nel bilancio di un unico Stato e quindi non sta in rapporto  con un unico debito .

No! Sta in rapporto con tante diverse economie e debiti diversi .

Pertanto, se i vari paesi europei si comportano in maniera diversa, al momento della resa dei conti chi è stato più virtuoso si ritrova nella condizione di dover pagare anche per chi non lo è stato. D'altra parte le classi politiche europee si ritrovano a gestire un rapporto con le proprie popolazioni estremamente difficile sia all'interno dei paesi virtuosi che in quelli  il cui debito è elevato.

 Gli uni non hanno nessuna intenzione di abbassare il proprio livello di vita per venire in aiuto degli altri; mentre, chi si trova in difficoltà non ha nessuna intenzione di fare i necessari sacrifici scoprendo improvvisamente tutta la corruzione interna , la diseguaglianza, l'inefficienza il sottosviluppo di cui è vittima ma che fin'ora ha sopportato perché tutto è stato nascosto dal dilatarsi del proprio debito nazionale.

Bisognerà trovare un motivo superiore che ponga gli uni e gli altri di fronte alle proprie responsabilità e li spinga a superare  questo momento  affrontando i necessari sacrifici in vista di un miglioramento futuro.

In questi momenti  ognuno di noi si trova costretto a valutare i lati positivi e negativi  del processo di unificazione dell'Europa. A considerare in silenzio le conseguenze di una separazione e di un default isolato o le prospettive di un risanamento e di uno sviluppo comune.

Gli Stati più ricchi  del mondo sono disponibili a sostenerci perché una crisi europea allontanerebbe per anni le prospettive di una crescita mondiale e comporterebbe per tutti la possibile entrata in recessione e l'insorgere di fenomeni protezionistici e nazionalistici che renderebbero la situazione ancora più grave; tuttavia, pretendono  il nostro impegno comune.

Questo momento di crisi deve  far riflettere i paesi europei sulla necessità di avere la sovranità sulla propria moneta unica: l'euro.

Processo che presuppone un'unità politica ed economica definitiva.

Un unico bilancio europeo, un solo PIL ed un solo debito pubblico governati da istituzioni politiche europee.

 

giovedì 22 settembre 2011

la crescita non ha alternativa

 

Nel mondo dei movimenti e dell'opposizione politica più dura si sta facendo strada  in Europa l'idea  che la crisi finanziaria mondiale ,  successivamente  concentratasi sui debiti pubblici sovrani, sia l'ultima faccia di una dura lotta di classe che tenta di schiavizzare i lavoratori  a favore di un potere finanziario dall'immensa ricchezza e potere sovranazionale.

Secondo gran parte di questi commentatori, la soluzione, perchè l'Italia esca dalla crisi è quella di accettare un default pilotato che la faccia uscire dalla moneta europea per recuperare la sua sovranità monetaria e quindi, attraverso una forte svalutazione, ridimensionare il debito , ottenere la competitività perduta sulle esportazioni e ,dopo enormi sacrifici, riprendere la strada dello sviluppo soprattutto ottenuto senza una penalizzazione eccessiva delle clasi lavoratrici.

Solo il Prof. Fumagalli auspica un mantenimento dell'Europa ma radicalmente diversa e con una politica fiscale unitaria.

La questione che viene volutamente tralasciata è l'impoverimento complessivo dovuto alla pesante inflazione che scelte di questo tipo porterebbero con sè,oltre all'inevitabile conflittualità fra gli Stati . D'altra parte, la svalutazione e l'inflazione sono i principali nemici dei risparmiatori e  quindi dei patrimoni  ma redistribuiscono la ricchezza  verso  le attività produttive e commerciali  e consentono di evitare la depressione economica.-

Queste tesi ,che non condivido, hanno tuttavia il pregio di mostrare quanto il futuro dell'Europa sia veramente difficile e come la crescita non sia un 'opzione ma la necessità rispetto ad un piano che dia la priorità al risanamento del debito.

L'emissione di eurobond potrebbe essere ancora una misura vincente, come anche la decisione di monetizzare il debito complessivo  europeo aumentando  la disponibilità di moneta necessaria per mantenere la giusta liquidità sui titoli di stato delle economie in difficoltà.

Dobbiamo insomma, come Europa, recuperare il concetto di sovranità della moneta finanziando, se del caso, il nostro debito non per non onorarlo, ma per avere il tempo opportuno di risanare attraverso la crescita.Tutto ciò ,garantendo tutti insieme  i nostri creditori  con l'emissione degli eurobond ed adottando una politica fiscale unitaria.

In Italia l'unica strada da percorrere è a mio parere  quella di destinare le risorse, provenienti da una evntuale tassa patrimoniale e da una  redistribuzione della ricchezza nazionale, alla crescita della nostra economia.

Ma quali caratteristiche deve avere un progetto per la crescità? Quali sono i passi decisivi  che si possono  iniziare?.

Senza  avere la presunzione di indicare  quello che va fatto , tuttavia ritengo utile fare alcune proposte ed osservazioni.

Una politica per la crescita ha oggi in Italia la necessità di alcune precondizioni socio politiche. Bisogna in  poche parole che i cittadini si riapproprino delle scelte politiche e del percorso di rappresentanza che parte dal cittadino per arrivare, con la mediazione dei partiti, fino alle Istituzioni :Bisogna inoltre  che in ogni luogo di lavoro si realizzi un processo  di  chiarificazione dei rapporti con il sindacato che porti a delle regole chiare sulla rappresentanza e sulla  cosiddetta clausola di tregua.

Le altre condizioni indispensabili sono legate allo snellimento e miglioramento dell'efficienza della Pubblica amministrazione, una seria lotta alla corruzione  ed una riforma della giustizia che consenta ai cittadini di ottenere le necessarie tutele di fronte al crimine, ma che, nello stesso tempo, assicuri una rapidità delle sentenze indispensabile perché il sistema torni a funzionare. Specialmente nel" civile" è necessario che ogni imprenditore abbia la sicurezza del recupero del prorio credito in  tempi ragionevoli.

Ci sono poi due aspetti su cui siamo in un ritardo strutturale e che bisognerà  affrontare con decisione anche da parte dell'opposizione ponendo luogo ad una riforma importante ed il più possibile condivisa. La riforma del sistema scolastico e  la predisposizione di un  piano energetico nazionale. Su questo secondo punto , bisognerà  prendere atto delle indicazioni venute fuori dal referendum ed operare di conseguenza.

Bisogna sostenere adeguatamente la ricerca scientifica  che oggi costituisce la base per la realizzazione di un vantaggio competitivo nel mercato mondiale.

E necessario ancora procedere ad un miglioramento generale delle infrastruture a disposizione del mondo produttivo sia tradizionali che informatiche.

Per liberare opportunamente le risorse  e le energie presenti non si può non sottolineare l'importanza  di misure che  migliorino il funzionamento del mercato in cui l'impresa si trova ad operare. E' necessario a tal fine operare nel senso del superamento della rigidità e dualismo del mercato del lavoro . Bisognerà inoltre operare ancora per la liberalizzazione delle professioni e delle attività  e per la semplificazione delle procedure burocratiche e di controllo.

All'interno di questo mutamento necessario del quadro di riferimento riteniamo opportuno suggerire alcune misure di sostegno all'impresa che potrebbero permettere un ulteriore passo deciso verso la crescita.

a)      l'utilizzazione del  sistema bancario, opportunamente garantito dal Credito di firma dello Stato ( potenziamento dei Fondi di garanzia) insieme all'appoggio della Cassa Depositi e Prestiti per finanziare lo sviluppo delle imprese e la crescita.Tutto questo  in misura assai superiore a quella attuale per ottenere un effetto determinante.(ca 15/20 mld di euro) la cui copertura deve provenire da una eventuale introduzione di tassa  patrimoniale. L'utilizzo del credito di firma, invece che dell'erogazione per cassa, fa si che il reale peso per lo Stato sia determinato dal rischio d'insolvenza dei finanziamenti erogati. Per mia esperienza l'utilizzo della capacità di valutazione dei progetti da parte del sistema bancario, quando  lo stesso è chiamato al rischio diretto ( la garanzia statale non deve superare  mediamente il 60% tranne nei confronti dell'imprenditoria femminile, giovanile, di alcune aree del sud preventivamente definite e nei confronti  di alcuni settori  economici individuati in cui potrebbe arrivare anche all'80%) è positiva. Solo in presenza di erogazione delle banche si potrebbe accedere ad eguale finanziamento agevolato  della Cassa Depositi e Prestiti a medio termine ed a possibili forme di erogazione  a fondo perduto.

b)      Inserimento obbligatorio per 10 anni, con assunzione a tempo indeterminato, di una quota dei migliori curriculum scolastici e universitari giovanili. Questi giovani verrebbero selezionati dalle imprese beneficiarie dei finanziamenti ( pena loro mancata erogazione) a garanzia statale  stabilendo un nuovo  e stretto  rapporto fra sistema formativo e sistema produttivo.

c)      Oltre al potenziamento dei fondi per la ricerca scientifica  erogati dallo Stato bisognerebbe predisporre un piano di incentivi al partneriato tra attività produttive e Università, per la Ricerca e Sviluppo.In tutti questi casi dovrebbe essere previsto il rimborso a medio termine degli importi erogati  dal sistema bancario  con garanzia dello Stato e/o con l'utilizzo dei fondi messi a disposizione dall'Europa previa valutazione dei progetti dal punto di vista della loro capacità di rimborso da parte del sistema bancario e da apposita  agenzia  per la valutazione scientifica 

d)      Il potenziamento del Fondo Italiano d'investimento ed un potenziamento e coordinamento dei vari fondi di Venture capital  esistenti su base regionale e nazionale.Tali strumenti  agendo sulla capitalizzazione delle imprese anche nella fase di start up  consentirebbero  un deciso incremento delle attività specie se venissero favorite le attività giovanili. . Il Fondo d'investimento Italiano creato da Tremonti con l'apporto delle maggiori Banche ha una dotazione che dovrebbe arrivare a 2 miliardi di euro ma mi sembra che sia rivolto solo alle PMI con almeno 10 milioni di fatturato e la sua attività è appena cominciata. Questo è uno strumento che va potenziato con dotazione maggiore . Accanto ad esso  va previsto uno strumento nazionale  che riunisca le varie strutture regionali dedicate all'investimento nel capitale delle  start up con adeguata dotazione e con lo stimolo del partneriato con fondi d'investimento privati.

e)      In ultimo potrebbe essere opportuno in questa fase  di difficoltà dei pagamenti alle imprerse da parte della pubblica amministrazione stabilire una convenzione nazionale con l'ABI per la fattorizzazione del credito vantato dalle imprese. Ciò soprattutto per far fronte ai problemi di liquidità. Molte imprese,quando si trovano ad avere come contropartita lo Stato  possono trovarsi nella situazione di non poter sostenere il credito  pena la chiusura della stessa attività. Non sempre poi il plafond offerto dalle banche è sufficiente  al bisogno e si limita massimo a 180gg di finanziamento sui crediti. Qundo si supera il 180° giorno  l'azienda si ritrova in difficoltà. Per questa impresa è necessario ricorrere al credito per cassa che è sempre offerto in maniera esigua da parte delle Banche  o si è nella necessità di un vero proprio  finanziamento a m/lt quando non si è in grado di capitalizzare. Il finanziamento a mlt presuppone tuttavia l'offerta di garanzie che molti possono non avere.Se gli interessi relativi alla fattorizzazione ,venissero pagati in maniera agevolata dopo i 90 gg in maniera equa da parte dello  Stato e dall'impresa ne guadagnerebbero tutti in termini di liquidità ed economici.La fattorizzazione inoltre  non dovrebbe far cumulo con iol plafond dei crediti di cui gode l'azienda presso il sistema bancario in quanto vi sarebbe la garanzia dello stato come cliente e il suo intervento sul pagamento interessi rendendo sostenibile il costo del servizio del debito.Spesso poi il fornitore dello Stato opera in un mercato  specializzato e non vedo il rischio dello scarico dei costi (in questo caso limitati) sulla clientela con perdita di competitività.

 

Il campo delle proposte possibili  è ovviamente ampio  ma ci premeva indicare alcune di quelle che a nostro avviso potrebbero avere un effetto più dirompente .

I tempi sono difficili ma  se osserviamo con attenzione la qualità e l'impegno dei molti  cittadini silenziosi che giornalmente portano avanti il nostro Paese non si può che guardare con ottimismo al futuro. Dobbiamo liberare le nostre energie e toglierci dalle spalle tutti  i pesi inutili.

 

 

 

lunedì 12 settembre 2011

E se Krugman avesse ragione ?

 

 

 

 

L'economia italiana continua ad essere sotto esame e,nonostante la pesante manovra in corso di approvazione, i mercati continuano a mostrare la propria sfiducia nei nostri confronti, penalizzando ulteriormente il differenziale dei nostri BTP decennali rispetto ai Bund tedeschi e peggiorando la valutazione delle azioni delle nostre imprese.

Eppure, l'Italia, per la prima volta dopo moltissimi anni,  sta cercando di mettere in piedi una politica volta al pareggio di bilancio e l'ammontare del debito pubblico complessivo , pur elevato rispetto al Pil,  sta per essere fermato e contenuto nei suoi livelli con prospettive di un graduale ridimensionamento.

Cos'è dunque che non convince? Perché continua a peggiorare il clima di fiducia nei nostri confronti, testimoniato dal'aumento  del Credit Default Swap  che si attesta intorno al 4,50% ?

Vi è probabilmente la sommatoria di due fattori interconnesi: il primo riguarda la prospettiva unitaria Europea, sempre meno credibile,la seconda riguarda invece direttamente la valutazione del nostro Paese e la sua capacità di affrontare in maniera positiva la crisi economica in corso.

Se guardiamo all'Europa, le preoccupazioni di un ristagno della sua economia stanno diventando sempre maggiori e la politica di rigore invocata  sembra che stia portando, come primo risultato, una progressiva stagnazione.

 In questa situazione, i paesi più virtuosi si stanno ingiustamente sentendo coinvolti in un destino comune di declino che mal sopportano  lasciando prevedere possibili tensioni sia nel progetto di costruzione dello Stato Europeo che nella continuità della moneta unica,che non a caso sta subendo un deprezzamento rispetto al dollaro.

Che questo sia un male e fonte di possibile inflazione,mi sembra   nel breve l'inconveniente minore mentre invece  consentirebbe complessivamente forse una migliore appetibilità dei nostri prodotti;tuttavia, il rischio di stagflazione è sempre possibile e probabilmente la paura di non tenere sotto controllo i prezzi e di monetizzare l'eccedenza del debito dei paesi europei più deboli ha portato molti esponenti tedeschi a non condividere la recente politica della BCE e fanno presumere la possibile via d'uscita dalla crisi dell'Euro a due velocità. Molto lucidamente il prof. Zingales immagina che la Germania , Francia e i paesi più forti possano fare un passo avanti verso un'integrazione più forte anche della politica fiscale escludendo i paesi più deboli.

La paura di una recessione mondiale ed in particolare di un ruolo di stagnazione dell'Europa, appesantito dai paesi più deboli, con il rischio di una spaccatura degli stesssi nei confronti dei paesi più forti, è forse il vero motivo di una crisi di fiducia degli investitori nei confronti della sottoscrizione del debito pubblico italiano.

L'altra faccia della medaglia è rappresentato proprio dalla valutazione dell'Italia fra i paesi deboli dell'Europa: questo  probabilmente non solo per l'entità del suo debito ( controbilanciato comunque dal settimo PIL mondiale)  ma a mio avviso soprattutto per la mancanza di prospettive di crescita e stabilità politica.

Perché dovrei investire i miei soldi in un paese che non cresce ed è afflitto da insufficienze politiche , organizzative, burocratiche, da un forte peso  della delinquenza organizzata  ecc ecc.?

Certo, siamo un Paese importante che ha tecnologie, prodotti, professionalità ed imprese  di livello mondiale, ma le contraddizioni in campo sono tali che un  qualunque investitore può preferire di restare alla finestra  e non rischiare.

Spero di aver chiarito perché la questione non mi sembra quella di ridurre al più presto l'ammontare del debito pubblico quanto quella di assicurare una  prospettiva di sviluppo ed una credibilità internazionale che ci consenta di uscire vincenti da questa crisi.

 E' indubbio che, in presenza di una crisi di credito,  corriamo il rischio del  default e pertanto la riduzione dell'ammontare complessivo del debito diventa una questione di sopravvivenza ,ma è anche vero che se per ridurre il debito, in presenza di una stagnazione del PIL,  dobbiamo ricorrere ad una patrimoniale di ca 300/400 miliard, sottraendo risorse complessive per lo sviluppo, questo può ucciderci!

Forse in questo senso la raccomandazione di Krugman di badare meno al deficit e più alla crescita può risultare  veritiera.

Se una possibile patrimoniale dedicasse queste risorse allo sviluppo ed alla crescita  invece che al ripianamento del debito, potremmo ridurre  nell'arco di 5/8 anni  il rapporto debito /Pil anche intorno al 100%  se riuscissimo a crescere complessivamente nello stesso periodo  intorno al 20/24%..

E' la differenza del progetto che diventerebbe significativa. Da una parte vi sarebbe il salvataggio di un corpo che sta comunque annegando , mentre dall'altro vi sarebbe una realtà in crescita che provvede contemporaneamente  al suo risanamento finanziario.

 Le conseguenze sociali sarebbero poi  enormi. Una crescita del 20/24% in otto anni potrebbe e dovrebbe essere accompagnata da maggiori opportunità di occupazione, dal risanamento della spesa pubblica, dal raggiungimento dell'obiettivo dell'attivo della bilancia commerciale  aprendoci con forza verso tutti quei paesi emergenti , anche nell'area del Mediterraneo, che possono rappresentare un'occasione di miglioramento reciproco tentando così di aumentare  la nostra quota nel  mercato mondiale.

 

giovedì 28 luglio 2011

Oltre la coalizione: Lista Civica Nazionale

 

 

E' ormai evidente  che il Paese sta attraversando ua delle fasi più difficili della sua storia repubblicana, non solo dal punto di vista economico ma anche da quello del suo declino morale e del senso di appartenenza nazionale.

In questo quadro la speculazione internazionale ci sta individuando come l'ennesimo punto debole di una catena  europea che  ha ragione di considerare: debole.

Debole, per l'inadeguatezza della  crescita del sogno europeo, fermatosi troppo presto al risultato della moneta unica, senza aver fatto corrispondere ad essa un deciso passo avanti verso l'integrazione dei popoli nel campo economico, culturale e politico.

Debole, per l'evidente difficoltà del salvataggio dell'Italia, in caso di default del proprio debito pubblico, di dimensioni pari a ca. sei volte quello greco.

In una situazione in cui nessuno può considerarsi al sicuro da una perdità di valore  e di prospettive, si evidenzia la totale inadeguatezza dell'attuale classe politica, travolta da un'ondata di indignazione nei confronti dei privilegi di cui gode e della scarsa limpidezza dei suoi comportamenti.

Nel mentre, è invece osservabile l'aspetto positivo di una ritrovata voglia di collaborazione del mondo dei produttori  espressa con il recente manifesto firmato dalla associazioni imprenditoriali, dalle Banche e dai Sindacati che richiedono un momento di discontinuità per la crescita.

L'altro aspetto  confortante è poi dato dalla ritrovata partecipazione politica dei cittadini e dei movimenti osservata  nelle recenti elezioni amministrative  e conclusasi con l'affermazione a Milano di Pisapia e a Napoli di De Magistris.

Il popolo arancione , vero vincitore delle amministrative, non strettamente riconducibile a nessuno dei singoli partiti politici di opposizione ,  ma rappresentativo di una partecipazione popolare più ampia.

Il terzo motivo di fiducia è rappresentato dall'azione di continuo richiamo al bene della Nazione, al rispetto della Costituzione   ed al valore della collaborazione esercitato dal nostro  Presidente  Giorgio Napolitano,  che gode del maggior consenso popolare rispetto a tutte le altre figure politiche ed istituzionale del nostro Paese.

E' proprio da Napolitano che è partito l'invito all'unità e ad un risveglio italiano capace di portarci fuori dal guado e la risposta più importante è venuta  subito dal mondo dei produttori: Confindustria, Banche e Sindacati.Il mondo dei produttori ha tuttavia bisogno di referenti politici che facciano la loro parte e realizzino quelle riforme invocate che consentano le condizioni necessarie per la crescita.

La nostra impressione è che né l'attuale Governo , chiuso in un'ottica di difesa del privilegio personale ( Berlusconi, i responsabili, categorie professionali e  ceti abbienti) o settoriale( Lega) né l'opposizione   politica  espressa dai  partiti  abbia la forza e la credibilità di realizzare questo processo.

Bisogna riproporre a livello Nazionale l'esperienza positiva del popolo arancione ed andare oltre la semplice sommatoria politica dei partiti d'opposizione per dare spazio , all'interno di una Lista Civica Nazionale, a personalità di valore della società civile che siano disponibili anche ad un impegno politico limitato ad una legislatura ma di rilevante significato. Candidati  che non siano costretti a subire la disciplina di questo o quel partito, ma  che rappresentino un'area più vasta e popolare all'interno di cui si deve sviluppare il confronto fra le parti sociali, i movimenti, le associazioni , i partiti politici ed anche isemplici cittadini che decidano di ritrovare, in questo particolare momento, una passione politica.

Solo un processo corale di questo tipo potrebbe ridare e rifondare il valore della politica ed avere l'autorità morale per attuare quelle grandi riforme  necessarie a liberare le energie latenti in questo Paese, a cominciare da quelle delle nuove generazioni e di tutti quelli che sono venuti in Italia  sognando un futuro migliore.

Saremmo lieti di poter far ricordare a lungo agli speculatori internazionali le perdite subite puntando sul default del nostro Paese.

 

venerdì 15 luglio 2011

Manovra e Sviluppo

Mentre viene approvata  in tempi rapidi una dura manovra finanziaria di oltre 70mld, che colpisce particolarmente i ceti medi e popolari,lasciando i ricchi  tranquilli a prendere il sole estivo, non troviamo  delle condizioni forti per la crescita del PIL né per una ripresa della nostra competitività internazionale ,ponendo le basi per uno sviluppo fondato su di un forte attivo della bilancia commerciale.

Fa specie inoltre lo slittamento del taglio dei costi della politica che invece era richiesto dalla pluralità dei cittadini.

Senza una forte crescita non è possibile né ridurre  in maniera significativa il rapporto debito/PIL né migliorare le condizioni di vita di tutti noi migliorando altresì le possibilità di occupazione per le giovani generazioni.

Ma l'Opposizione è in grado di offrire al Paese un progetto più credibile?

A mio parere l'attuale proposta per la crescita del PD è debole per i seguenti motivi:

a) la proposta dei bonds europei per lo sviluppo è giusta ma ha tempi lunghi  che non possiamo attendere. Per il momento dobbiamo fare da soli

b) la lotta al precariato è debole perchè non abbraccia la riforma flexsecurity del sen Ichino con l'introduzione del contratto unico a tempo indeterminato, la possibilità del licenziamento economico e l'attuazione degli ammortizzatori sociali per il reinserimento , la disoccupazione e l'inoccupazione con la formazione ed il ricorso in ultima analisi del reddito di solidarietà attiva

c) la proposta di riforma fiscale è debole e non va nel senso della discontinuità radicale e di un maggior onere a carico dei ricchi e dei grandi patrimoni.

d) tutto il resto è abbastanza presente anche nella manovra di stabilizzazione di Tremonti

e) il punto delle liberalizzazioni va perseguito ma senza gli altri non è efficace

f) non si può pensare di reperire le risorse importanti per farci ripartire senza stravolgere l'attuale  distribuzione della ricchezza ed i sistemi di potere basati sulla corruzione e la rendita.

La mia impressione  è che  bisogna porre  mano a quelle riforme  di procedure e di processi che assicurino le precondizioni necessarie per lo sviluppo ( relazioni industriali chiare e prevedibili,modifica del diritto del lavoro,esigibilità rapida dei crediti, scelte energetiche efficaci, semplificazione delle procedure  per lo svolgimento delle attività , liberalizzazioni, legalità)e che favoriscano la libera inziativa, la meritocrazia la legalità e la giustizia sociale.

Queste precondizioni  potrebbero favorire  ed attrarre gli investimenti  anche da parte estera.

Rimane per ultimo il problema decisivo di dove dirigere le risorse per ottenere il massino risultato.Dobbiamo privilegiare tutte quegli investimenti  ad alto utilizzo della risorsa lavoro di elevata professionalità e con un relativo basso apporto di capitale favorendone lo sviluppo con la leva del credito parzialmente garantito dalla firma dello Stato e con agevolazioni fiscali.

Dobbiamo privilegiare i nuovi mercati rispondenti alle esigenze della  green economiy , alla richiesta di una migliore qualità della vita ( ricerca sanitaria ecc) , al turismo culturale  ecc

Dobbiamo cogliere l'opportunità della nuova forte richiesta di miglioramento presente nel'area del  Mediterraneo( favorire gli scambi , attrarre le migliori intelligenze ecc)e valutare un  rapporto privilegiato   con la Turchia ( in rapida crescita di ca il 10% e unico paese islamico con una esperienza storica laica)

-Costringere il gruppo Fiat a chiarire e spiegare i tempi del suo investimento in Italia

-Concertare tutto questo con una grande coalizione delle forze politiche e del mondo del lavoro per un grande progetto giovane di rinascita del paese che sappia integrare all'interno anche i lavoratori immigrati.

Mi rendo conto del quadro internazionale in cui ci muoviamo e come delle proposte  limitate al quadro nazionale possano sembrare insoddisfacenti .

La concorrenza spietata ed in alcuni casi sleale dei paesi emergenti è conosciuta e ci chiama a rivedere la nostra organizzazione economica e le regole stesse  del WTO e degli scambi valutari ma altrettanto importante e il peso della finanziarizzazione del sistema internazionale

L'evidente peso, sulla crisi mondiale, di una deregolamentazione della finanza è qualcosa che dovrebbe farci riflettere a lungo mentre cerchiamo di comprendere come muoverci in Italia.
Di certo la vecchia verità che l'unica vera ricchezza deriva dal lavoro ci dovrebbe portare a decidere di ridurre inesorabilmente lo spazio fin qui ottenuto dalla rendita in tutte le forme in cui si manifesta ( dalla finanza, all'immobiliare, dalla speculazione alla corruzione, al malaffare) per evitare soprattuttio che gli sforzi per il risanamento piuttosto che porre le basi per lo sviluppo vadano ad ingrassare ulteriormemente i rendimenti dei capitali finanziari.

Ecco perché nessuna politica di risanamento può essere slegata da un progetto di crescita  a cui le risorse devono essere indirizzate.

Il controllo di questo processo dovrebbe essere seguito e controllato dai ceti popolari attraverso le proprie rappresentanze politiche  privilegiando ancora una volta il lavoro rispetto alla rendita e ponendo le basi per uno sviluppo fondato sulla libera iniziativa, la meritocrazia, la legalità e la giustizia sociale.

D'altra parte in situazioni di emergenza come queste c'è il rischio che nonostante la possibile virtuosità delle scelte si sia costretti a pagare alla speculazione un prezzo troppo alto. Ancora una volta la rendita che succhia il sangue al lavoro . Ad esempio, i tassi applicati sul debito greco sono da strozzinaggio e tolgono energie e risorse allo sviluppo ed allo stesso risanamentoOggi i grandi gruppi finanziari hanno mezzi  a volte talmente grandi da far impallidire gli stati nazionali. Sarebbe utile stabilire delle regole dei mercati  con un accordo di tutti i Governi aderenti al Fondo Monetario Internazionale ed alla Banca Mondiale tali da impedire seriamente le operazioni speculative.

Bisognerebbe vietare le vendite allo scoperto e farsi promotori perchè venga adottata questa misura  definitavemente a livello mondiale  come una delle condizioni di stabilità insieme alla tassazione dello 0,05% su tutte le transazioni finanziarie

In una situazione del genere bisognerebbe che tutti i paesi aderenti al FMI venissero finnaziati solo ed esclusivamente dallo stesso interrompendo il collocamento sul mercato del debito oltre ad esempio il 70% del PIL in cambio di garanzie di rimborso verificabili..

Ma questa ipotesi da verificare e perfezionare poi tecnicamente  è ancora più difficile da realizzare di quella che coltivò a suo tempo il Presidente americano Wilson  a proposito della Società delle Nazioni che in realtà  ebbe vita con la prima guerra mondiale e fu  demolita dalla seconda per poi cedere il posto agli organismi come l'ONU ed altri che hanno vissuto grazie all'interesse reciproco  ad allo stallo fra il mondo occidentale e quello oltre la Cortina di ferro.

Oggi tutto è cambiato e nuovi scenari  e protagonisti si affacciano  nelka scena chiedendo potere, rispetto e maggiore ricchezza . Saremo in grado di conciliare i reciproci interessi?

Nel frattempo anche in Europa non riusciamo a deciderci ad adottare una politica economica, fiscale e di sviluppo comune né riusciamo ad approfittare della domanda di sviluppo che sta nascendo nel Mediterraneo.

La proposta degli eurobonds che a mio avviso , pur con dei ritocchi indispensabili, si muove nella direzione giusta, viene avversata dai Paesi più virtuosi e più forti che ne verrebbero svantaggiati. Bisognerebbe avere la capacità di trovare delle soluzioni e dei leaders Europei capaci di far accettare dei sacrifici oggi a tutti in cambio di un ruolo comune di protagonisti domani. Ma  anche su questo punto il pessimismo della storia passata e della ragione ci ammoniscono.

Pure alla fine bisogna tentare di  ridurre le possibilità di investimento speculativo sui mercati cominciando dal debito degli stati sovrani per arrivare poi a quello delle imprese e all'azionario.

Mi auguro che fra le proposte dello Stability Forum, nel prossimo ottobre, vengano prese misure severe di regolazione della finanza-Da più parti giustamente viene richiesta la separazione fra le Banche che operano  su operazioni d'investimento e speculative con quelle commerciali. I rischi sui derivati andrebbero coperti da una cassa di compensazione mondiale di cui tutto il sistema bancario dovrebbe rispondere e con una precisa proporzione fra i rischi di controparte assunti e la propria capitalizzazione. 

In sostanza bisogna porre fine alla finanziarizzazione del sistema economico mondiale dove risorse ingenti vengono sottratte alle popolazioni ed alle imprese per arricchire  questi grandi gruppi finanziari che dividono poi ai loro soci ed ai singoli investitori i proventi delle proprie operazioni . Siamo sempre  alle solite . La rendita succhia il sangue all'animale togliendogli le energie per lavorare e vivere.  

martedì 12 luglio 2011

IL TEMPO DELLE SCELTE

Un vero e proprio attacco speculativo ha colpito il nostro Paese.

Dai titoli bancari, che hanno subito le perdite più vistose nonostante le parole rassicuranti sulla solidità del sistema bancario italiano pronunciate da Mario Draghi, sino ai titoli di Stato che ora dopo ora hanno incrementato il loro spread rispetto ai Bunds tedeschi.

Ciò comporterà l'ulteriore allontanamento degli investimenti esteri in Italia ed un maggior onere degli interessi sul debito pubblico, già intorno agli 8o Mld di euro. In poche parole, ancora minori risorse a disposizione per la nostra economia.

Avevamo già definito la manovra di stabilizzazione portata avanti dal Governo come iniqua , perché rischia di peggiorare ulteriormente le condizioni di vita di alcune categorie di persone come i pensionati e prefigura una riforma fiscale che riduce al 40% l'aliquota massima nei confronti dei redditi più elevati;irresponsabile perché sposta il grosso degli introiti nella nuova legislatura , poco credibile perché le promesse sono sempre oggetto di incredulità e ne è la prova l'attacco speculativo odierno.

Eppure se andiamo a leggere punto per punto il decreto legge elaborato dal governo ci potremmo rendere conto delle difficoltà che sta incontrando l'opposizione nel criticarlo.

C'è un tentativo di riduzione dei costi della politica,di semplificazione e di selezione della spesa con la ricerca dell'introduzione dei costi standard come parametro di riferimento, ci sono richiami all'utilizzo dei fondi europei, agevolazioni fiscali nei confronti del lavoro al sud e dei giovani imprenditori .. La volontà di sostenere l'innovazione , la capitalizzazione delle PMI ecc. Il tentativo di tassazione della rendita finanziaria , delle Banche e delle Assicurazioni. Tutte misure sicuramente migliorabili ma che vanno nella direzione giusta.

Quello che manca è la decisione di realizzare una discontinuità col passato che ci metta nelle condizioni di voltare pagina e di far ripartire la crescita.

Il nostro Paese ha bisogno di stabilizzare la spesa pubblica e di risanare il debito ma ha soprattutto bisogno di liberare le energie di cui è in possesso-

Libera iniziativa, meritocrazia , legalità e giustizia sociale sono le quattro condizioni indispensabili e pre/economiche per far ripartire il nostro Paese e bisognerebbe che in maniera rapida ed efficace ci si occupasse di creare queste condizioni.

E' vero, si comprende e si sottolinea l'importanza dell'accordo del 28 giugno fra Confindustria e Sindacati che può rappresentare una base importante per la crescita, ma se non si abbraccerà definitivamente il progetto della flexsecurity, prospettato dal Sen. Ichino (1) per consentire una allocazione corretta delle risorse umane verso le realtà più produttive ed il superamento della tragedia della mortificazione lavorativa delle nuove generazioni lo spreco delle risorse umane diventa insostenibile.

Accanto a questo bisogna che l'Opposizione ed il PD in testa prendano coscienza che è loro compito promuovere la richiesta di reperimento delle risorse necessarie alla stabilizzazione e allo sviluppo chiedendo un sacrificio alle classi agiate.

E' necessario ,perché altrimenti il Paese rischia l'implosione e la decadenza definitiva che non potrà non coinvolgere anche i più ricchi. C'è da dire inoltre che molte posizioni di agiatezza in questi anni si sono realizzate anche in modo non sempre limpido, approfittando di favoritismi ,elusioni fiscali ecc che di certo non hanno favorito la meritocrazia e la libertà d'iniziativa.

Se oggi pertanto si richiederà a questi settori sociali di essere lungimiranti ed offrire un loro speciale contributo non credo che si realizzi una ingiustizia o una prepotenza.

L'importante è che le disponibilità rivenienti da queste misure siano esclusivamente indirizzate allo scopo proposto.

Più volte abbiamo ritenuto che il rientro del peso del debito pubblico entro limiti più accettabili nel tempo richiesto dall'UE e dai mercati possa essere realizzato con una patrimoniale di scopo che possa essere applicata sui grandi patrimoni superiori ai 2 milioni di euro.

Per reperire invece risorse per lo sviluppo (soprattutto attraverso l'utilizzo del credito di firma dello Stato a sostegno della leva finanziaria) è importante aumentare e non ridurre le aliquote sui redditi superiori a 100.000 euro con scaglioni progressivi.

E' il momento delle scelte .

L'opposizione non può pensare di essere credibile e soprattutto di avere una utilità senza assumere posizioni radicali su questi punti.

E' possibile che queste scelte possano allontanare dal nostro partito molte persone, ma non ha senso continuare a cercare un consenso privo di contenuti significativi e proporsi al governo senza che questo comporti un cambiamento radicale delle prospettive del nostro Paese.

I tempi non lo permettono!

(1) cfr anche " una proposta per il lavoro" documento del Circolo PD on line " Libertà è Partecipazione"

http://circolopd.ning.com/forum/topics/una-proposta-per-il-lavoro