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martedì 6 marzo 2018

Dopo la sconfitta elettorale ,verso il nuovo Congresso




La qualità dell'elaborazione politica e dei contenuti che un partito esprime  non è mai separata dalla sua  modalità organizzativa , dalla sua capacità, cioè, di far veicolare al suo interno i contenuti e le esigenze presenti  nella sua base di militanti, simpatizzanti ed  elettori. 
E' inoltre importante che essi stessi riescano a sviluppare un intenso rapporto di impegno e presenza all'interno dei territori , del lavoro e di tutte quelle situazioni di movimento  e di lotta presenti nel Paese, sui diversi problemi che lo occupano.
La validità dei contenuti espressi da un partito dipende molto dalla qualità di questo processo democratico interno e della sua permeabilità  e presenza all'esterno. 
I tre  profondi traumi, che hanno letteralmente investito la recente storia del PD  in Italia, mettono in evidenza la necessità di una profonda  rifondazione dello stesso, che non può essere disgiunta da una riconsiderazione della sua organizzazione.
 Parlo della grave sconfitta del Referendum, della scissione successiva  e del recente disastro elettorale .
 Quello che vediamo oggi caratterizzare la vita del partito è la presenza di tanti altri partiti interni , le cosiddette correnti organizzate, che monopolizzano l'unico dibattito politico interno esistente senza di fatto mai trovare un terreno di confronto reale in un articolato sistema organizzativo democratico della sua base. 
Accanto a questo  , mentre viene demandata alla presenza sui mass media l'espressione delle diverse posizioni politiche delle correnti,  si chiede poi alla primarie  di realizzare la legittimazione democratica di tutto questo,  con la votazione congiunta dei militanti e degli elettori.
Si crea di fatto , in questo modo,  una profonda separazione fra il mondo della politica organizzata di vertice  e la base disorganizzata, ridotta al ruolo di spettatore votante. Dobbiamo rifondare il processo della partecipazione  democratica alla formazione  dei contenuti e della classe dirigente,  rivitalizzando la struttura organizzativa dei partiti attraverso le nuove possibilità offerte dalla digitalizzazione.
Il Movimento Cinque Stelle è stato il primo a cogliere questa opportunità,  permettendo una larga partecipazione e allo stesso tempo una forte riduzione dei costi  di gestione dell'organizzazione politica. Quello che  mi sembra criticabile è il non aver sufficientemente capito e praticato, in maniera trasparente,   la realizzazione del processo di delega  e di formazione della classe dirigente attraverso un percorso organizzativo e democratico di assunzione di responsabilità.
La principale conseguenza è che la formazione dei contenuti è stata di fatto affidata all'esterno, a dei tecnici di fiducia.
Quell'esperienza ci avverte sull'importanza che si realizzi, al contrario,  la formazione di un'intelligenza collettiva all'interno delle organizzazioni di partito, che  faccia tesoro sia dell'esperienza di base e dei rapporti con i problemi  del lavoro , sociali e del territorio vissute direttamente  dai propri militanti all'interno dei movimenti , sia  delle competenze tecniche presenti al proprio interno.
La qualità del processo è la garanzia della validità dei contenuti che hanno la possibilità di recepire i problemi e di proporre delle risposte collettive agli stessi. 
In tema di contenuti  è particolarmente  evidente come la situazione italiana delinei la necessità di una riformulazione della politica progressista . In particolare,  già dagli anni '90 , l'affermazione della nuova destra di Berlusconi evidenziò quello che ormai era un "sentiment" presente  nel Paese: una profonda sfiducia nella gestione della funzione pubblica , troppo spesso inefficiente, parassitaria e fonte di corruzione .
Quella che era stato uno degli aspetti peculiari dello stato sociale per lottare la disoccupazione, era diventato uno dei mali del nostro Paese : sacche di parassitismo e burocrazia che gravavano su tutti i settori produttivi . Un clientelismo politico ed un'occupazione  dello Stato e dell'economia da parte dei partiti  che era stata già criticata e messa in evidenza dallo stesso Berlinguer , in un suo lucidissimo discorso. Non una sorveglianza politica dell'economia,  correggendo con l'espressione della volontà generale i difetti del mercato, ma l'occupazione di potere da parte dei  gruppi politici per il proprio particolare interesse. 
La contemporanea crisi definitiva del modello centralizzato ed autoritario  socialcomunista, con la caduta del muro di Berlino, poneva contemporaneamente la necessità di una rifondazione del modello culturale ed ideale del movimento progressista. Accanto a questi fenomeni, nel mondo del lavoro, pur rimanendo forte il concetto della tutela dei diritti, si faceva sempre più strada la richiesta della valorizzazione del merito come strumento di verifica dell'impegno personale  e della validità oggettiva e misurabile dei risultati ottenuti legati alla progettualità . Dal punto di vista internazionale, in questi anni.   lo sviluppo della globalizzazione ha permesso inoltre una maggiore permeabilità fra i diversi paesi ma anche la necessità di un confronto continuo  con una dimensione e  delle regole internazionali, con altre culture, con le conseguenze del riassetto politico ed economico d'importanti aree territoriali, con i successivi movimenti della popolazione . 
Il  mondo progressista, investito anche dai problemi conseguenti alla crisi economico finanziaria del 2007, stenta, in tutto l'Occidente,  a trovare una propria ed originale  collocazione  all'altezza dei nuovi problemi . Vi è contemporaneamente la necessità di portare avanti un percorso di modernizzazione dello stato sociale e delle relazioni del lavoro e dall'altro di una gestione equilibrata dei rapporti  con l'estero. Tutto questo, rifondando e ribadendo l'attualità della funzione pubblica  e dello stato sociale, patrimonio della cultura progressista europea. Fra i primi obiettivi vi è sicuramente il completamento della  Flexsecurity, di una grande riforma fiscale che assicuri l'equilibrio dei conti pubblici. la riduzione del cuneo fiscale del lavoro spostandone il peso sui consumi , sulle proprietà immobiliari, sui patrimoni finanziari e su di una maggiore progressività sui redditi elevati , una riforma ampia della Pubblica amministrazione che ne aumenti la generale produttività, investimenti pubblici nell'innovazione, nell'energia e nella cura del territorio, una riforma della giustizia . 
Il Partito democratico può ancora provare ad affrontare questa difficile sfida presente nella società italiana  promuovendo per prima cosa la rifondazione  della partecipazione  politica  al suo interno, come rivitalizzazione del processo di formazione della sua classe dirigente e dei contenuti politici . L'utilizzo della cultura digitale  unita all'incontro fisico sui territori e nelle situazioni di lavoro e sociali può essere la strada da percorrere. Non una presenza disordinata e propagandistica sui vari "social", ma un  incontro fisico e digitale  realizzato attraverso la sintesi e l'incontro  fra i circoli online e quelli territoriali , a livello provinciale, potrebbe costruire l'ossatura di questo processo, superando i problemi di discontinuità di relazione e di elaborazione ,dovuti  alle difficoltà di militanza legata ai problemi di tempo e di spazio. Ridare la giusta rilevanza a questi nuovi circoli  può essere la strada da seguire, legando anche a questa esperienza  il percorso di delega  e di formazione della nuova classe dirigente. Il dibattito politico ed il confronto fra le diverse posizioni organizzate deve misurarsi all'interno delle strutture  di base  e trovare spazio e legittimità all'interno di queste .
 E' con questo metodo di lavoro che dovremmo porci l'obiettivo di organizzare il prossimo Congresso del partito  per l'elezione della nuova segreteria, lasciando alle primarie solo il compito finale della scelta  fra i candidati e le  posizioni  risultate maggioritarie fra i militanti. 

venerdì 2 marzo 2018

Completare la Flexsecurity


Il mancato  completamento della Flexsecurity  rappresenta il tallone d'Achille del movimento progressista sul tema del lavoro   sia nei confronti  della sinistra estrema, che vorrebbe ritornare all'art 18 , sia del M5S  con la sua proposta del reddito di cittadinanza, sia  di chi crede ,come la destra, che tutto dipenda unicamente dal dirottare le risorse dallo Stato al privato per ottenere una crescita economica  capace  di dare lavoro a tutti, senza poi vedere i limiti di un mercato totalmente libero. 
 Ci vogliono risorse aggiuntive che in  parte possono venire dal ridimensionamento della spesa pubblica  in settori razionalizzabili con l'utilizzo del digitale, in parte hanno bisogno di un periodo eccezionale  di maggiori entrate fiscali. Gli ultimi dati ISTAT parlano di ca tre milioni di disoccupati in Italia . Ci vogliono almeno ca 30/40MM di maggiori risorse annue stabili aggiuntive per affrontare il problema in maniera compiuta.
 La mia impressione è che nelle situazioni eccezionali occorrano misure eccezionali, ma la maggior parte della popolazione  tenda a voltare le spalle. C'è sempre un buon motivo per rimandare il problema: l'inefficienza , l'ingiustizia , l'evasione fiscale , la criminalità , la casta politica, ecc ecc. Vi è una totale sfiducia nella " Cosa" pubblica  e lo slogan che accomuna tutti sembra essere quello della  " riduzione fiscale " generalizzata, quando, invece, andrebbe perseguita esclusivamente quella del  cuneo fiscale sul lavoro. 
Manca soprattutto la credibilità e la forza di un gruppo politico che sappia galvanizzare gli animi  suscitando  un movimento collettivo di ripresa del nostro paese.
Il primo punto è il lavoro e la sicurezza sociale . Il secondo punto è la sicurezza sociale e il lavoro .
Le risorse necessarie  sappiamo tutti da dove possono e devono venire, non certo da un maggiore squilibrio dei conti e del debito pubblico. Per esemplificare diciamo che  le risorse aggiuntive necessarie possono venire dalla maggiore progressività fiscale sui redditi IRPEF elevati , la reintroduzione della tassa sulla prima casa, una maggiore tassazione sui consumi ( con opportuna selezione ), la capacità di completare il percorso di tassazione sulle grandi compagnie del WEB , una  maggiore  tassazione progressiva sulle ricchezze finanziarie, forse anche una revisione di tutte le cedolari e tassazioni secche: dai fitti , ai dividendi ecc. ecc. ecc.
 Tutte cose che si possono e si devono fare.
E' indispensabile per il futuro della nostra società che esista un  sussidio di disoccupazione che accompagni il lavoratore per tutto il periodo necessario al reinserimento in un nuovo posto di lavoro. Esso deve essere unito ad  un percorso di ricollocamento e dall'utilizzo in  lavori socialmente utili che andrebbero coordinati fra il  livello centrale e quello locale. Quando si pensa a lavori socialmente utili  è bene non riferirsi, inoltre,  a lavori improduttivi o marginali ; ma, al contrario , produttivi di ricchezza per la collettività. Per questo ritengo necessario che si apra un ampio dibattito su questo punto e su come vada gestito e coordinato. Con quali progettualità , quali obiettivi misurabili e quali responsabilità. 
Procedere  su questi punti significa anche porre dei limiti  reali al dilagare dei rapporti di lavoro precario e marginale. E' utile tra l'altro la proposta dell'introduzione del salario minimo legale ed aggiungerei che questa dovrebbe essere applicata con una maggiorazione  di costo di  un terzo nel caso di lavoro precario ed a tempo determinato.  
Fatto questo, si è appena cominciato, perché è necessario  che l'amministrazione pubblica sia complessivamente più produttiva e meritocratica  e che ogni euro speso produca un adeguato maggior ritorno economico. Bisogna procedere quindi,al completamento rapido di tutte le riforme strutturali, semplificazione burocratica e sicurezza sociale. 
Mi auguro che, a partire dal dopo elezioni, si cominci a ragionare velocemente su questi punti e che il Partito Democratico assuma la guida di questo processo.

sabato 24 febbraio 2018

L'IMMAGINAZIONE AL POTERE




Tanti, troppi segnali ci mostrano l’esaurimento , la fine  della spinta emotiva ed ideale di quella generazione , nata alla fine della seconda guerra mondiale, che fu chiamata dei “ Baby boomers”.

Una generazione nata dopo la guerra e che, fino ad oggi, ne è stata sostanzialmente risparmiata, godendo nel frattempo i benefici di uno dei più lunghi periodi di espansione economica e di benessere della storia umana.

È stata una generazione che ha sognato un nuovo modo di vita , che ha creduto nel cambiamento sostanziale  dello sviluppo in senso egualitario e transnazionale, pacifista e libertaria, ma che oggi sembra incapace di avere ancora qualcosa da dire nei confronti dello scenario successivo alla grande crisi finanziaria economica globale  iniziata nel 2007/2008.

La globalizzazione economica, che era stata un’opportunità di sviluppo per i paesi emergenti e un miglioramento delle possibilità  di consumo  a prezzi più bassi, si è trasformata lentamente  nell’imputato principale responsabile di un progressivo ritorno alla guerra commerciale  ed al sovranismo nazionale.
I livelli d’ineguaglianza sono aumentati, insieme alla concentrazione delle ricchezze in un sempre minor numero di famiglie.
Lo stesso sviluppo dell’economia digitale, invece di rappresentare una grande opportunità di sviluppo globale, accompagnato da un miglioramento complessivo delle condizioni di lavoro e di vita per tutti, rischia di essere utilizzato    per un ulteriore sfruttamento,  con relativa perdita di posti di lavoro e l’aumento della sottoccupazione e del precariato.

Gridavamo “l’immaginazione al potere” ed adesso non sappiamo neanche di cosa stiamo parlando . Abbiamo lasciato incompiute tutte le rivoluzioni iniziate per il cambiamento e l’innovazione  nei diversi settori  lasciando che se ne appropriassero gli opportunisti , snaturando il segno del cambiamento, in modo che alla fine regnasse il più grande disordine  e la più colpevole inefficienza.
Abbiamo rivendicato la dignità di ogni essere umano ed il rispetto per la persona e piano piano abbiamo permesso che la giusta meritocrazia venisse scambiata per principio di prestazione in base a cui giudicare il valore delle persone ed il loro diritto al rispetto sociale.
I nostri figli si dibattono attorno a questi concetti sentendosi sempre inadeguati rispetto alle richieste sociali che sentono incombere su di loro.
Stiamo perdendo quei margini di solidarietà sociale che erano stati conquistati per ritrovarci pian piano a difendere con le unghie e con i denti il nostro lembo di terra.

Dove sono  le nostre speranze?
Dove sono le nostre canzoni ,i nostri amori, le nostre manifestazioni , i nostri concerti , i nostri artisti , i nostri film , i nostri progetti, i valori per cui abbiamo combattuto?

Il nuovo Medio Evo è già alle porte; anzi, un tardo Medio Evo , un ‘età di mezzo in cui non sappiamo ancora raccapezzarci, dopo aver perso tutte le nostre ideologie , le religioni , le fedi senza averne ancora costruite altre.

Crediamo di essere estremamente liberi ed invece siamo solamente confusi!
Siamo liberi, è vero, di poter reinventare  tutto se solo ne fossimo capaci; ma, non riusciamo neanche a parlarne insieme!

La nuova civiltà mostra già i suoi segni .Parliamo  tramite il computer e lo smartphone e spesso, per strada,  sembriamo tanti fantasmi persi ognuno davanti al suo piccolo schermo. Sempre più incapaci di ammirare la natura che ci circonda, ma ammaliati dall’immagine che, lontana migliaia di chilometri, ci giunge sullo schermo.Eppure, tutto questo rappresenta una grande opportunità che ci permette di superare i limiti del tempo e dello spazio se solo l’equilibrio ci permettesse di dominarla.
 Nuove tecnologie sono già alle porte  e modificano l’assetto lavorativo, ma nulla ci garantisce, come sempre, che questo rappresenterà una reale opportunità  di miglioramento per tutti. Questo dipende solo da noi e mai da nessuna tecnologia, che anzi, forse, amplifica il dilemma morale.

Milioni di affamati vanno in giro per il mondo e spesso non ci basta solo la loro miseria , ma pretendiamo anche il loro controllo ed  il pieno asservimento
.
Superbi stronzi, abbiamo pensato che gli schiavi fossero il retaggio di civiltà inferiori!

Abbiamo affermato  che mai più avremmo assistito a persecuzioni e lager; come se la stupidità , la ferocia , l’egoismo , la paura fossero superabili  dall’intera società all’interno del divenire storico e non dipendessero invece ogni secondo dalle nostre scelte e dal nostro impegno.

Non ho paura del domani, ma non penso neanche che ci porti inevitabilmente un  mondo migliore!

Parliamoci l’un l’altro , guardiamo insieme il nostro passato e cerchiamo umilmente di considerare con rispetto quello che di buono  ci è stato tramandato ed abbiamo fatto o cercato di fare.
Riprendiamo le fila del discorso con pazienza e mettiamoci al lavoro ed al servizio delle nuove generazioni offrendo loro quello che può essere utile della nostra esperienza. Ascoltiamo i nostri figli, stiamo accanto a loro e cerchiamo di tenere  sempre un piccolo posto nel nostro cuore per le ragioni dell’altro , del più umile, dell’inascoltato.

sabato 3 febbraio 2018

FORZA E LIMITI DEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL PD PER LE ELEZIONI POLITICHE 2018



Il programma elettorale del PD, presentato recentemente  a Bologna, si muove indubbiamente con contenuti di qualità importanti e presenta un quadro prospettico della società italiana auspicabile. Si eleva nettamente ,inoltre, per i contenuti, la concretezza  e precisione delle sue proposte  all’interno del panorama presentato  dai programmi degli altri raggruppamenti politici.
In particolare, mi sembra importante la centralità posta nei confronti della  non autosufficienza, con il sostegno economico, i servizi di cura e l'investimento sull’autonomia delle persone inabili o con problemi di marginalità.
La rivendicazione della volontà di continuare un percorso virtuoso di modernizzazione della Pubblica Amministrazione , puntando sulla digitalizzazione, su maggiori competenze ,su minori controlli preventivi e maggiori verifiche sui risultati . Il turn over verrà completamente effettuato e ciò comporterà nuovi 450.000 posti di lavoro in cinque anni.
La volontà esplicita verso un impegno costruttivo in Europa e la prospettiva a far rientrare il rapporto debito PIL al 100% .
L’ impegno preciso per lo sviluppo dell'innovazione e della cultura in tutta la sfera produttiva, ma anche in tutti i settori della nostra economia, rilanciando opportunamente anche il Mezzogiorno .  Particolare attenzione  verso il settore scolastico, l'università e la ricerca con una maggiore valorizzazione degli ITS. La valorizzazione del nostro grande patrimonio culturale
Sulla questione  lavoro vi sono a mio parere dei punti molto importanti che riassumerei nei seguenti:
a)istituzione del salario minimo legale, a garanzia generale del lavoratore di ogni settore .e soprattutto di quelli più marginali e precari
2)Riduzione del cuneo fiscale sul lavoro a tempo indeterminato, con l'obiettivo di portare  il  costo dei contributi al 29% rispetto al 33% di oggi. La riduzione del cuneo contributivo sarà fiscalizzata per salvaguardare le pensioni future.
3) Introduzione di una buonuscita compensatoria, come avviene in altri paesi europei, che l’impresa dovrà pagare a un lavoratore che non viene stabilizzato, in maniera proporzionale alla durata cumulata dei contratti temporanei che ha avuto. 
4) tutela del lavoro autonomo con l'estensione della misura degli 80 euro alle partite IVA nella stessa fascia di reddito . C'è poi l'impegno ad abolire la doppia tassazione sui contributi pagati dai professionisti e aumentare le tutele di welfare allargato offerte dalla gestione separata e dalle casse previdenziali. Anche i lavoratori autonomi con significativi cali di reddito devono poter usufruire di ammortizzatori sociali, per far fronte alle difficoltà. Si vuole inoltre creare un modello di società tra professionisti conveniente e competitivo, per favorire la specializzazione e l’aggregazione professionale. 
Già , tuttavia , rispetto a questa misura ,  sarebbe stato molto più semplice e, forse, avrebbe avuto una maggiore forza comunicativa una proposta per  l'esenzione fiscale definitiva per i redditi inferiori ad un certo importo annuale, finendola una volta per tutte con la parola d'ordine degli 80 euro.
 Ad esempio, l’innalzamento del limite di reddito per l’esenzione fiscale  fino ai dodici/quindicimila euro annui
Dove non sono completamente d'accordo è poi sulle misure che costeranno ca. 9/10MM a sostegno della famiglia.
C'è bisogno sicuramente di lavoro e, quando non c'è, di misure di sostegno alla disoccupazione che non abbandonino il lavoratore prima che riesca a trovare nuovo lavoro. Questo dovrebbe essere un punto centrale delle moderne società: un polmone di lavoro che, da un lato permetta alle aziende la necessaria mobilità ed elasticità, ma che garantisca alla persona, al lavoratore, di rimanere un cittadino ed una persona attiva che non debba interrompere  il suo percorso di vita. Semmai, l’accesso e la durata di questo polmone dovrebbe essere aperto anche a nuove figure come quelle dei lavoratori autonomi e dilatato  nel tempo fino all’ottenimento di una nuova occupazione. Questo concetto è purtroppo sottovalutato nel programma. Immagino che se questi dieci miliardi di risorse venissero spostati tutti sul sostegno alla disoccupazione, le prospettive delle persone ed anche la loro disponibilità verso la genitorialità sarebbero maggiori. Questo polmone di elasticità dovrebbe inoltre essere unito alla prestazione di lavoro socialmente utile per tutto il periodo del sussidio e fino alla nuova occupazione.
E’  giusto pensare ad un aiuto per il pagamento dell’affitto casa per i giovani; ma, non sarebbe ancora più giusto ritornare a potenziare una politica sociale per la casa  A partire  dai più poveri?
Ogni cittadino italiano desidera poter pensare ad un presente e ad un futuro che abbia le caratteristiche della sicurezza e dell’opportunità.
Sicurezza che, comunque vada, non sarà lasciato solo né di fronte  alla violenza e l’ingiustizia, nè di fronte ai periodi difficili legati alla perdita del lavoro, né di fronte a problemi gravi di salute e/o inabilità e marginalità.
L’attualità del welfare è oggi, di fronte ai mutamenti della globalizzazione, della digitalizzazione e della flessibilità,  forse ancora più importante che nel passato e deve  dare la possibilità ad ogni cittadino di  fare sempre parte della collettività a cui appartiene.
La seconda grande speranza di ogni persona è di avere l’opportunità di crescere, di migliorare, di realizzare i propri obiettivi, di essere valorizzato per ciò che merita e per cui è stato utile. Professionalità ed impegno devono essere premiati a cominciare dalla Pubblica Amministrazione.

Questi due fattori sono alla base di una sana convivenza sociale. E’ in questa cornice che i giovani  potranno tornare a sognare il proprio futuro , costruire dei validi rapporti  di coppia e mettere al mondo delle nuove vite.

mercoledì 20 dicembre 2017

CRISI BANCARIA E VIGILANZA


All'interno del dibattito politico  è  frequente  riscontrare   la convinzione dell'esistenza di un nesso fra le difficoltà vissute dal sistema bancario italiano e la qualità del  sistema di vigilanza esercitato dalla Banca d'Italia e dalla Consob. Si avvertono spesso dei dubbi sulla qualità di questa sorveglianza che, a detta di molti, potrebbe avere inciso sull'andamento del settore. 
Quello che non mi sembra del tutto chiaro è  su quali aspetti si concentrino tali critiche: 
a) sui parametri di capitalizzazione?
 Mi sembra che su questo punto vi sia stata sempre un'attenta sorveglianza.
 Se poi parliamo ,invece, del ritardo con cui si è proceduto alla ricapitalizzazione delle banche dichiarate in difficoltà, molto è legato anche alla loro struttura proprietaria di cui certo non si può incolpare la Banca d'Italia. Per anni , al contrario, la presenza delle Fondazioni e dell'associazionismo locale nel capitale di molte banche è stato rivendicato come elemento di pregio del nostro sistema Italia, identificando in queste situazioni una garanzia  del loro carattere  popolare e democratico.
 Sappiamo tutti che invece popolare in Italia significa  spesso politico/partitico e locale fa riferimento a padronati e poteri non sempre illuminati . Quanto questo sia stato un freno al processo di un'adeguata capitalizzazione  delle banche è abbastanza evidente. Per lo più  è stato dettato dalla preoccupazione di perderne il controllo, ma non credo che questo sia un problema risolvibile con una migliore sorveglianza. E' stata più volte segnalata l'urgenza di una maggiore capitalizzazione; ma , detto questo , sono state  le forze del mercato , gli investitori, i possibili altri gruppi interessati ad acquisirne il controllo  che hanno deciso o decideranno ( per i casi in corso),in ultima analisi,  l'esito del problema.  
b) sulla quantità e qualità dei rischi assunti? 
Sull'aspetto quantità e qualità vi sono le regole di Basilea che vengono accuratamente seguite e i rischi sono costantemente monitorati. La qualità dei rischi è tra l'altro, secondo le regole di Basilea, essenziale per la determinazione del capitale necessario a presidio .- Una delle più gravi problematiche presenti in Italia per il recupero crediti è invece l'estrema lentezza del sistema giudiziario. Questo rende i tempi così lunghi da diventare, nei momenti di crisi, un problema enorme per l'equilibrio finanziario delle Banche . Le garanzie reali che fronteggiano i crediti in sofferenza sono spesso adeguate, ma di difficile recupero.-
 La crisi economica italiana è stata fra le più gravi all'interno della grande recessione iniziata nel 2008.Era naturale che le sofferenze siano state elevate ed il sistema bancario italiano ne sia uscito male.Quello che va sottolineato, tuttavia, è che la prima crisi finanziaria detonata negli USA ha avuto minori conseguenze immediate sul sistema bancario italiano rispetto agli altri paesi per il minor coinvolgimento in alcuni prodotti finanziari derivati. E' stato dopo , con le conseguenze della  crisi del debito pubblico e con la crisi economica delle aziende e le sofferenze rivenienti, che il sistema bancario italiano ha sofferto maggiormente.
c) sul costo del personale?
 Il sistema bancario è stato fra i primi a mettere in piedi un piano esuberi di concerto con le organizzazioni sindacali all'inizio degli anni 2000. Vi era anche la precisa visione strategica che i margini da intermediazione erano troppo bassi e si dovevano potenziare i margini da servizi . In particolare commissioni sulla consulenza finanziaria, titoli ecc. .Il personale veniva spostato il più possibile verso queste mansioni. C'è da dire ancora che la scarsa attitudine del risparmiatore italiano ad utilizzare il digitale e il web portava alla necessità di un ampia dislocazione territoriale, con un aggravio di costi rispetto al sistema bancario di altri paesi. Solo adesso, si pone con forza la necessità di una ristrutturazione, con una riduzione drastica degli sportelli e la riduzione complessiva del personale.
d) Adeguatezza del profilo di rischio dell'investitore nei confronti delle operazioni effettuate?
Per quello che mi risulta, in seguito alla Direttiva dell'Unione europea 2004/39/CE ( conosciuta come MIFID)recepita in Italia con il d.lgs 17 settembre 2007, n. 164. tutte le banche da quel momento hanno suddiviso la clientela per capacità e propensione al rischio facendo sottoscrivere adegata modulistica contenente i risultati di un'apposita intervista approfondita. In occasione della vendita di prodotti particolarmente rischiosi fanno sottoscrivere apposita informativa . Ho motivo di ritenere che da un punto di vista formale non vi sia molto da eccepire. Bisognerebbe entrare nel merito di diverse operazioni ma, una volta accertata, la comunicazione della rischiosità e l'accettazione della stessa da parte del cliente è difficile andare oltre. Siamo comunque in presenza di attività libere se non diversamente normate. E' necessara una motivata sentenza giudiziaria per poter parlare di eventuale truffa. 
Molti profilano un possibile conflitto d'interesse nei confronti della vendita dei propri titoli di credito alla clientela. In questo particolare caso stiamo parlando della proposta di ottenere un finanziamento per la propria attività. E' ovvio che una Banca lo chieda per se. Mi sembra assurdo impedirlo.
 A chi lo dovrebbe offrire se non alle persone con cui entra in contatto e che sono ovviamente i suoi clienti? Chi si sognerebbe di offrire i titoli della concorrenza ? 
E' come se il settore vendite della FCA vendesse ai propri clienti le auto della Renault.
 E' inevitabile che quando una Banca va in crisi siano i risparmiatori a soffrire. Non stiamo parlando dei piccoli depositanti perchè esiste una salvaguardia comune di tutela sui depositi  sino a 100.000 euro.
 L'attenzione si sposta pertanto sugli investitori di obbligazioni subordinate. In questo caso, come ogni titolare di obbligazioni emesse da azienda in difficoltà è difficile il recupero del proprio credito. Sia essa la FCA o la Banca Tal dei tali. Se il mercato dei titoli viene sospeso, siamo già di fronte al dramma del risparmiatore.
 In quale caso si può decidere di sostenere il suo credito con la fiscalità generale ( aiuto dello Stato)?
 Perché si dovrebbe tutelare un risparmiatore di un particolare settore e non di un altro? Certo, se vi è stata una truffa ed una sentenza che lo prova, va rimborsato da chi lo ha truffato; ma, qui si parla d'altro.
 Probabilmente è una questione di opportunità. Quale?
 Forse, quella di tutelare comunque il risparmiatore che orienta i suoi risparmi verso il finanziamento del sistema bancario?
C'è ovviamente una forzatura. La tutela già esiste per i depositanti sino a 100.000 euro .
Perché garantire a cura dello Stato  anche i titolari di obbligazioni e  non anche gli azionisti?
E' una questione di pura opportunità e non credo che si possa andare avanti ponendola come una questione di principio, su cui pochi sarebbero d'accordo.
 Anche nel caso della valutazione positiva dell'opportunità, mi sembra che ci troviamo davanti ad una scelta discutibile. Avrei preferito il salvataggio della Banca attraverso meccanismi da valutare e, a quel punto, la possibilità per il titolare di obbligazioni di ritornare in possesso del proprio credito in base ai tempi del risanamento finanziario della Banca in oggetto; magari, frazionandone il rimborso nel tempo.
Purtroppo quello che sembra assente nel dibattito su questo argomento è la preoccupazione per le possibili conseguenze sulla fiducia del risparmiatore.
Cosa pensate che passi nella mente di un risparmiatore in un momento come questo?
A mio parere, l'insicurezza.
Quello che , a mio avviso, lo preoccupa di più è il fatto che la sua sicurezza possa dipendere dalla qualità o meno di chi è preposto alla sorveglianza .Che  non vi siano, cioè, meccanismi automatici che in ogni caso , a prescindere dalla qualità delle persone , entrino in funzione per garantire il  suo credito. Il messaggio che passa dal Bail-in  sino alle vicende della Commissione parlamentare è invece che il risparmiatore, che incautamente ha più di 100.000 euro in una Banca, rischia di perderli e che ogni Banca   può finire in difficoltà grazie all'imperizia degli amministratori , degli organismi di vigilanza e della politica.
Possiamo permetterci il rischio di una tale incertezza per il risparmiatore?
La principale  funzione delle banche è l'intermediazione fra risparmio ed investimento. Mettere in pericolo questa funzione, alimentando la paura del depositante, è sbagliato.
In cosa consisterebbe una migliore vigilanza? Cosa bisogna fare per impedire che  una Banca  vada in crisi? Cosa bisogna fare quando una  Banca va in crisi?
Negli anni  trenta, durante la Grande Depressione, la risposta dei nostri padri e/o nonni fu quella,  in alcuni casi, della nazionalizzazione, della separazione delle banche d'investimento da quelle di credito ordinario e fra quelle  che operavano nel breve  e quelle che potevano operare nel medio e lungo termine.
Noi, moderni  e saccenti, abbiamo archiviato  tutto questo  ritenendolo superato e limitante. Addirittura, con le regole di Basilea,  abbiamo permesso uno  sconto relativo sulla capitalizzazione necessaria delle Banche  in base alla rischiosità o meno dei crediti concessi alla clientela. 
Non siamo intervenuti per disciplinare opportunamente meglio  le operazioni su derivati  e le cartolarizzazioni .
I tempi per il recupero del credito sono infiniti!
Ricordiamoci sempre che il volume dei possibili prestiti bancari è di molte volte superiore al proprio  capitale sociale . In realtà le banche prestano i soldi  ricevuti in deposito a vista e la fiducia del risparmiatore  è essenziale per il mantenimento del sistema. E' per questo motivo che gli Stati intervengono per salvare la banche e tutelare il risparmio. Coinvolgere i depositanti ( non gli investitori) nella crisi e/o nel pagamento del salvataggio di una banca è profondamente sbagliato.
Il problema non è ovviamente solo il Bail-in;  ma, pensare che  lo stesso, insieme ad una sorveglianza di qualità, sia risolutivo di ogni problema .
Le crisi purtroppo si verificano lo stesso  e sarebbe meglio pensare a come prevenirle  e come affrontarle quando si verificano, visto che il problema non può essere visto solo in chiave settoriale.
Ritorno  pertanto a chiedere:
a) le regole di  Basilea, comunemente accettate, ci garantiscono a sufficienza nei momenti di crisi?
b) Siamo certi che non vada considerata immediatamente in Italia una separazione fra Banche di credito ordinario e Banche d'investimento?
c) Va riconsiderata la separazione  fra banche di credito a breve e medio termine e regolamentare opportunamente la possibilità di  cartolarizzazione dei crediti? Ponendo ad esempio un limite all’utilizzo di questo strumento per la moltiplicazione del credito a fronte nel sistema?
d) non riteniamo necessaria un'adeguata regolamentazione dei prodotti derivati, ponendo dei  limiti d'importo in relazione all'operazione sottostante ed in ogni caso all’ammontare dei rischi complessivi da garantire? Non è il caso di porre un limite massimo allo spread applicato in ogni singola operazione e/o al  guadagno dell'intermediario finanziario?

e) Non riteniamo opportuno chiedere la revisione delle regole del Bail-in,  escludendo totalmente i depositanti,  per qualsiasi importo, dal coinvolgimento nel salvataggio delle banche?

martedì 5 dicembre 2017

CRESCITA E PROBLEMI DEL LAVORO



" La ripresa del processo di accumulazione del capitale ha fornito la spinta maggiore (+0,5 punti percentuali il contributo alla crescita degli investimenti) accompagnata da una espansione più contenuta dei consumi delle famiglie (+0,2 punti percentuali il contributo). La variazione delle scorte ha fornito un apporto negativo
(-0,5 punti percentuali) mentre il contributo della domanda estera netta è tornato ad essere positivo (+0,2 punti percentuali) a seguito dell’incremento sia delle importazioni di beni e servizi (+1,2%) sia delle esportazioni (+1,6%), in significativa accelerazione dopo il rallentamento nel secondo trimestre"(fonte: Nota mensile sull'andamento dell'economia italiana Novembre 2017 ISTAT)
I principali settori d'esportazione riguardano poi (Fonte: Ministero Sviluppo economico):
a) Macchine di impiego generale 23.685M(2014) 5,9% 23.524M(2015) 5,7% 22.922M(2016) 5,5% 14.903(gen-ago2016) 5,5% 15.829M(gen-ago2017) 5,4%
b)Altre macchine di impiego generale 21.513M ( 2014) 5,4%- 22.1118M(2015) 5,4% 22.829M(2016) 5,5% 14.773M (gen-ago2016) 5,4% 16.161M ( gen-ago2017) 5,5%
c) Autoveicoli 15.257M(2014) 3,8% 19.962(2015) 4,8% 21.278M(2016) 5,1% 13.457M(gen-ago2016) 4,9% 15.523M(genago2017) 5,3%
d) Medicinali e preparati farmaceutici 18.797M(2014)4,7% 17.597M(2015)4,3% 18.908M(2016) 4,5% 12.266M(gen-ago2016) 4,5% 14.035M(gen-ago 2017) 4,8%
e)Altre macchine per impieghi speciali 18.982M(2014) 4,8% 19.777M(2015) 4,8% 20.196M 4,8% 12.988(gen-ago2016) 4,8% 13.376M(gen-ago2017) 4,6%
 f)Articoli di abbigliamento, escluso l'abbigliamento in pelliccia 15.573M(2014) 3,9% 15.808M(2015) 3,8% 16.199M(2016) 3,9% 10.838M(gen-ago2016) 4,0% 11.249M(gen-ago 2017) 3,8%
g)Prodotti chimici di base, fertilizzanti e composti azotati,materie plastiche e gomma sintetica in forme primarie 13.234M(2014) 3,3% 13.567M(2015) 3,3% 13.339M(2016) 3,2% 8.723M(gen-ago2016) 3,2% 10.035M(gen-ago2017) 3,4%
h) Prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio 13.927M(2014) 3,5% 12.281M(2015) 3,0% 9.942M(2016) 2,4% 6.196M( gen-ago2016) 2,3% 8.647M(gen-ago2017) 3,0%
L'Italia mantiene  il suo aspetto manifatturiero anche se alcuni settori semi-artigianali ,come quello della lavorazione del cuoio , delle calzature e dei mobili non crescono se non addirittura diminuiscono . Assente anche fra i primi posti il settore alimentare. 
L'aumento significativo degli investimenti privati, credo   che evidenzi il successo dell'iniziativa del governo con il programma "Industria 4.0"; tuttavia, al momento, è l'incremento delle ore lavorate che consente alle imprese italiane di resistere e svilupparsi sui mercati.
"L’attuale fase di tonicità del mercato del lavoro è accompagnata dal forte incremento delle ore lavorate (+0,7% in T3 rispetto a T2). Conseguentemente si riduce la produttività del lavoro sia in termini di ore lavorate sia in termini di unità di lavoro ""( fonte: Nota mensile sull'andamento dell'economia italiana Novembre 2017 ISTAT)
E questo è l'altro problema che abbiamo davanti che va dalla precarizzazione al vero e proprio sfruttamento, in alcuni casi. Non potremo ricucire dei valori reali di convivenza sociale ed una cultura altrettanto valida, se non sapremo dare un'indicazione importante su questi temi. L'aumento della produttività ha bisogno degli investimenti tecnologici; ma, anche, di un utilizzo migliore della risorsa umana, della sua valorizzazione e della sua formazione (a tal proposito rimangono inascoltati da anni gli incitamenti di Romano Prodi verso un rilancio delle scuole tecniche)
Non si può rimandare ad esempio l'aumento significativo dell'ora di lavoro precario rispetto a quello stabilizzato.Bisogna inoltre ricominciare a parlare della sicurezza del lavoro e dei limiti al possibile sfruttamento.
 C'è poi una questione che, prima o poi, dovrà essere affrontata  in maniera chiara  ed è quella del volto italiano della "flexisecurity".
Questa ha dei limiti che sono molto pesanti:
a) il processo di tutela del lavoratore si limita all'ASPI ed ai contratti di ricollocamento e potenziamento degli uffici del lavoro in fase ancora d'implementazione. Deve essere affrontata e risolta la questione della disoccupazione di lunga durata, l'inattività e la difficoltà d'ingresso nel mercato del lavoro oltre che della conseguente marginalità. : Questa è una questione di cui l'intera società deve farsi carico.
b) L'applicazione del " Jobs Act" deve essere estesa quanto prima al mondo del lavoro pubblico. Questo è essenziale per modificarne radicalmente l'aspetto e migliorare l'utilizzo della risorsa lavoro. Accanto a questo va chiesta la possibilità di passaggio da un settore all'altro della Pubblica Amministrazione  con la necessaria graduazione rispetto all'anzianità di lavoro ed anche il possibile trasferimento territoriale: Non ultimo, va considerato anche il demansionamento, pur mantenendo la retribuzione percepita al momento, ma senza ulteriore accesso a scatti retributivi automatici . Allo stesso tempo, il sistema premiante e la retribuzione del settore pubblico vanno radicalmente modificati nel segno della meritocrazia  , dell'efficienza e dell' educazione complessiva del sistema pubblico Italiano a lavorare per obiettivi .
c) bisogna limitare la possibilità di utilizzo del lavoro precario come durata ed applicazione ed aumentare in maniera significativa il suo costo orario rispetto al lavoro continuativo: Devono essere inoltre totalmente equiparati gli aspetti di tutela e di contribuzione.


sabato 2 dicembre 2017

LE SCELTE NECESSARIE



Le varie proposte sulla gestione della spesa pubblica e sul tema fiscale  continuano  ad essere al centro del dibattito politico  perchè, in effetti,   stiamo parlando del tema centrale  di ogni proposta  politica e cioè delle   risorse necessarie e della loro disponibilità.
A tal proposito , vorrei sottoporvi una piccola riflessione ipotetica sui temi del deficit pubblico :
Facciamo l'ipotesi di avere una pressione fiscale complessiva che per comodità poniamo al 40% del PIL di ipotetici 1000MM. Avremmo un risultato di 400MM di entrate fiscali per lo Stato. Se il PIL aumentasse del 2% e cioè diventasse di 1.020MM il 40% relativo sarebbe di 408MM
Se vi fosse poi un deficit pari al 2% del PIl su 1000MM sarebbe di 20MM; mentre il 2% del nuovo PIl sarebbe di 20,4MM. In sostanza mantenendo la stessa percentuale di pressione fiscale sul PIl e la stessa percentale di deficit in presenza di una crescita del PIL del 2% per ogni 1.000MM si avebbero maggiori risorse per la spesa pubblica pari a 8,4 MM.
Se invece, in presenza di un aumento del PIL del 2%, si mantenesse sempre la stessa pressione fiscale del 40% ma si proponesse la riduzione del deficit di 0,8% sul PIL ,nella nuova situazione si porterebbe il deficit ad un ammontare di 12,20MM, con una riduzione in valore assoluto di ca 8 MM coperta dalle maggiori entrate fiscali .
E' facile programmare, pertanto, in presenza di un costante aumento annuo del PIL un progressivo azzeramento del deficit iniziale e l'inizio della riduzione dello stock del debito e della sua incidenza sul PIl . Tutto questo ipotizzando un mantenimento in valore assoluto della spesa pubblica nel tempo previsto dal progetto di riduzione del deficit e dell'incidenza del debito complesivo sul PIL. Successivamente, ogni aumento del PIl porterebbe alla posibilità di un aumento della spesa pubblica. 
E' evidente che all'interno di questa ipotesi di lavoro, un'azione politica importante ci costringerebbe a rivedere l'attuale suddivisione della spesa pubblica e/o delle entrate fiscali . Alla luce di quanto detto, un aumento ad esempio della progressività sui redditi elevati ed altre misure fiscali sui patrimoni elevati . sulle successioni ecc. potrebbero  consentire degli sgravi sul cuneo fiscale gravante sulle imprese , sui salari più bassi ecc.o consentire nuovi ammortizzatori sociali per la disoccupazione 
Se invece optiamo per un aumento dell'attuale deficit avremo sicuramente maggiori entrate e mezzi per un aumento immediato della spesa pubblica molto superiore. Tutto questo però a scapito  dei parametri finanziari complessivi fino a quando non si deciderà di ridurre progressivamente sia il deficit che il debito.
Sulla base di quanto esposto, desideravo pertanto  sottolineare alcuni punti :
a) Non sembra sostenibile l'ipotesi che il mantenimento di un deficit all'interno dei parametri del 2,9% porti automaticamente alla riduzione dell'incidenza del debito sul PIL; anzi, fino a quando il PIl crescerà con un incremento pari o minore del 2,9% su base annua, il rapporto peggiorerà. Il miglioramento si verificherà solo se il PIl aumenterà in misura maggiore del 2,9 % su base annua.
b) a parità di pressione fiscale sul PIL è importante cambiare radicalmente il peso atttribuito ai diversi settori e redditi. In sostanza, sarebbe utile introdurre una maggiore progressività sui redditi elevati che ci permetta di ridurre sostanzialmente il cuneo fiscale sul lavoro, ridando maggiore competitività alle nostre imprese.Allo stesso tempo, altre misure sui patrimoni elevati ,sulle successioni , sul web , ecc. potrebbero consentire ulteriori sgravi sul lavoro. Anche un maggiore contributo sui servizi  pubblici per i redditi più elevati potrebbe consentire una riduzione della spesa a carico dei redditi più bassi 
c) Sarebbe importantissimo modificare radicalmente la qualità della spesa pubblica mettendo al primo posto adeguati ammortizzatori sociali per la disoccupazione di lunga durata ed i contratti di ricollocamento, legati alla proposta di un piano nazionale del lavoro.Ritorna importante mettere al primo posto i servizi sociali a favore dei più bisognosi : Dal reddito d'inclusione , alle case popolari ecc ecc. Bisogna far ripartire  dei grandi investimenti  pubblici ,in sinergia con i privati , capaci di dare un indirizzo allo sviluppo economico del nostro paese.
 Molte spese andrebbero sacrificate a favore di queste? E' possibile e doveroso.
Allo stesso modo anche diversi settori della Pubblica Amministrazione ormai in possibile soprannumero di personale ,grazie all'utilizzo degli strumenti informatici, dovrebbero essere ridimensionati a favore di altri .
Diventa essenziale inoltre una gestione meritocratica e motivazionale delle retribuzioni tale da scoraggiare ed emarginare i comportamenti di disaffezione e di assenteismo: Francamente gli aumenti a pioggia previsti nell'ultimo rinnovo contrattuale del settore pubblico sembra del tutto ingiustificato anche in considerazione del fermo dell'inflazione di questi anni.