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mercoledì 8 luglio 2015

Dopo il Referendum Greco

A distanza di pochi giorni dall'esito del referendum greco, che ha rifiutato le condizioni poste dell'Eurogruppo per nuovi aiuti finanziari, Tsipras si è rivolto al Parlamento europeo richiedendo da un lato una ristrutturazione del debito e dall'altro nuove risorse per superare questo momento di difficoltà finanziaria e avviare la ripresa economica del suo paese.  Quello che continua a sottolineare è che il risultato del referendum rappresenta una definitiva condanna popolare delle politiche d'austerità, fin qui applicate in Europa nei confronti dei paesi più deboli finanziariamente, e la richiesta di ribaltare quest'atteggiamento con l'applicazione di politiche espansive, fondate soprattutto sull'aumento della spesa pubblica.

Queste posizioni sono poi riprese, in diversi paesi, da molti commentatori e da diversi esponenti politici che richiedono un allentamento dei vincoli del Fiscal Compact e l'adozione di politiche espansive.

Tutto questo tuttavia non deve farci dimenticare che, quando un paese si trova all'interno di un'area comunitaria in cui viene adottata una moneta la cui emissione e controllo non è più nella sovranità dei singoli paesi ma della banca centrale comune ( in questo caso la BCE), gli Stati non possono utilizzare lo strumento dell'espansione monetaria a loro discrezione, né possono dare mandato alla propria banca centrale nazionale di comprare, emettendo moneta, i propri titoli di debito pubblico, anche quando il mercato li ritiene non appetibili, calmierandone il prezzo ed i rendimenti. Oltretutto, in un regine di moneta comune,   l'espansione monetaria senza limiti di un paese o il cosiddetto azzardo morale conseguente farebbero pagare indirettamente anche agli altri paesi i propri costi.

Se, pertanto, il paese ,che vuole adottare una politica espansiva della propria spesa pubblica, presenta un bilancio pubblico seriamente sbilanciato finanziariamente è purtroppo facile che subisca il rifiuto dei mercati, pagando quindi un prezzo spropositato ed insostenibile che lo porta al Default. Se poi, come nel caso Greco, questo è, di fatto, già avvenuto ed i detentori del suo debito sono gli altri paesi europei, venuti in soccorso sostituendosi ai creditori del mercato dei capitali. Ogni richiesta finanziaria (qualunque ne sia la motivazione) diventa un appesantimento per il bilancio finanziario degli altri Paesi membri. In una situazione in cui diversi paesi si trovano ad affrontare una situazione d'economia stagnante, potrebbero rispondere che ben volentieri adotterebbero, piuttosto, politiche espansive per far ripartire la crescita del proprio paese. Siamo,pertanto, di fronte ad una situazione di non facile soluzione ed in cui sarebbe forse utile trovare un ragionevole compromesso fra le parti.

La politica espansiva monetaria adottata dalla BCE con la sua operazione di quantitative easing, l'indebolimento relativo del cambio euro- dollaro ed il crollo del prezzo del petrolio dovrebbero in qualche modo aver posto delle basi comuni di miglioramento delle condizioni in tutta l'area, Grecia compresa. L'Europa ha già stanziato per politiche di sviluppo, integrazione e riduzione degli squilibri ca. 20 MM a favore della Grecia nel suo bilancio programmatico 2014/2020 e Tsipras potrebbe benissimo chiedere che questi fondi possano esser utilizzati subito, con un anticipazione tramite BEI o BCE per politiche di crescita ed occupazione. 20 MM sono pur sempre ca. l'8% del PIL greco!

Le occorrenze finanziarie, stimate in ca.. 50MM dal FMI per i prossimi due anni, possono essere prese ulteriormente in carico dall'Europa tramite l'ESM; ma, alla condizione che Tsipras accetti almeno le principali richieste dell'eurogruppo., ottenendo semmai una scadenzatura anche per questi importi a partire dal 2024 (epoca a cui è scadenzato l'inizio del rimborso del grosso del debito ed in cui si spera che il ritrovato equilibrio finanziario e la crescita del paese lo pongano nella condizione d'iniziare il rimborso degli altri paesi europei trasferendo il debito sul mercato dei capitali).

.A partire dal caso greco si pongono tuttavia diverse questioni per l'intera area:

-La prima è che l'Europa è troppo timida nei suoi programmi di sviluppo, destinando risorse troppo modeste e rifiutandosi di farsi finanziare direttamente dai mercati( eurobonds) o monetariamente dalla BCE.Il bilancio comunitario è più orientato ad un'azione d'aiuto nei confronti dei paesi più deboli, con l'obiettivo della riduzione degli squilibri. Non si pone, invece, importanti obiettivi di sviluppo di tutta l'area che vengono lasciati all'iniziativa dei singoli stati nazionali. Questo fa sì che non vi sia una risposta importante e trainante allo sviluppo ed alla crisi a livello comunitario così come stenta ad esservi anche una valida politica internazionale. Non fare questo, riporta l'Unione al ruolo originario di Mercato Comune facendo risultare poco credibile l'architettura della moneta unica che invece ha portato molti vantaggi

-Il secondo limite è che decentra troppo la gestione delle risorse a livello nazionale, con il risultato che molti fondi, com'è accaduto anche all'Italia, sono rimasti inutilizzati ed in ogni caso l'intervento è troppo a pioggia. Bisognerebbe accoppiare almeno una serie di progetti importanti decisi centralmente e gestiti dagli stati nazionali anche in sinergia fra di loro, ma con l'obbligo di una rendicontazione che permetta di seguire centralmente tempi e metodi della realizzazione.

-Vi è poi la questione della gestione di un possibile Default di uno stato membro e della crisi di fiducia rispetto ai mercati.Il caso Grecia dimostra che bisogna avere degli strumenti molto più puntuali e condivisi preventivamente per affrontare queste situazioni. La creazione del fondo salva stati è stato un timido passo in questa direzione ma bisognerebbe scrivere ed approvare con referendum dei diversi paesi componenti un vero e proprio "diritto fallimentare", se si può usare il termine, comportando l'automatica esclusione dall'euro di chi non lo rispettasse. Bisognerebbe inoltre prevedere la possibilità d'interventi di potenza finanziaria molto superiore.

Se non riusciremo ad evitare il Grexit, se non vogliamo o non crediamo che possa essere utile qualcosa di molto più complesso di un semplice mercato comune, senza arrivare ad uno stato federale ma provando a presentarci e collaborare insieme (sia sul piano della presenza politica internazionale sia sul piano della gestione economica complessiva dell'area con progetti e fondi che superino la dipendenza del loro successo dalle iniziative e dalle singole azioni nazionali), non ci resta che un ritorno organizzato alle monete nazionali.

Seguiremo a quel punto l'esempio inglese? O cominceremo a costruire muri come pensano di fare gli ungheresi?

 

 

 

 

domenica 5 luglio 2015

NUOVE REGOLE COMUNI IN EUROPA

 

 

                  

Quasi tutti gli elementi essenziali delle attuali difficoltà erano presenti sin dalla costruzione della moneta unica; ma, oggi due punti sono diventati evidenti ed insoddisfacenti:

-ad esempio c'era e c'è chi pensava/pensa alla possibilità reale di attuare una politica economica importante unitaria che avrebbe permesso di superare insieme i momenti di crisi economica e programmare lo sviluppo europeo nei momenti di crescita.I progetti Europa 2020, lo stesso fatto di avere un bilancio che divide risorse ai diversi paesi con l'obiettivo di ridurre in qualche modo gli squilibri ed indirizzare gli investimenti verso gli obiettivi progettuali vanno in questa direzione; ma, le risorse destinate allo scopo sono state modeste. Allo stesso tempo, non cogliamo la possibilità di presentarci insieme sui mercati dei capitali per ottenere credito (emissione di eurobonds). Se oggi assistessimo al successo di politiche di crescita complessiva dell'area Europa ed un'uscita forte dalla crisi si potrebbero tollerare ancora sia gli squilibri sia le cessioni di sovranità. Così non è. La fame, la disperazione e la disoccupazione sono presenti in vaste aree d'Europa e giudicano qualsiasi struttura e politica. Il problema è diventato politico prima ancora che economico. Ed è su questo piano che va affrontato. Vi è un forte contrasto in atto con il risorgere di nazionalismi giusti o sbagliati che siano, rimproveri vicendevoli, ma soprattutto c'è tanta gente priva di lavoro, di servizi, di protezione sociale.

-La seconda questione è che mi sembra evidente il fatto che non esista un valido ed organizzato strumento condiviso di salvataggio di qualunque paese membro che dovesse trovarsi, anche per sua colpa reiterata, in una situazione di grave crisi finanziaria, con rifiuto del credito da parte dei mercati. Quando parlo di Grecia –caso scuola- mi riferisco a questo.La creazione del fondo salva stati è solo uno dei punti utili ma andrebbe articolato meglio con possibilità di fondi ben superiori rivolgendosi insieme ai mercati e magari finanziando a tassi superiori il paese in crisi da un lato per aiutarlo ma dall'altro per far pesare comunque il costo.Andrebbe poi previsto il possibile commissariamento politico dei paesi in crisi? Andrebbe prevista l'organizzata uscita dall'euro per i paesi che non permettessero l'attuazione di queste modalità?

Tutte ipotesi e modalità che vanno tuttavia stabilite prima e condivise.Andrebbero formulate ed accettate, preventivamente, dai diversi stati membri con una nuova adesione ad una carta intraeuropea, sottoponendoli a referendum ecc. ecc.

Anch'io penso che il ritorno alle monete nazionali sia una resa, anche se si potrebbe valutare un loro possibile ruolo insieme all'euro.

Quello di cui comunque, penso, non possiamo accontentarci è lasciare le cose come stanno Oggi è estremamente difficile capire in quale direzione andare. Da un lato tutti noi desideriamo mantenere il valore dei risparmi e del nostro potere d'acquisto, i vantaggi di presentarci insieme sui mercati mondiali con trattati commerciali, una difesa comune la libera circolazione delle persone, delle merci e dei capitali all'interno dell'area ed anche quel minimo segnale d'intervento a favore delle aree arretrate che viene fatto. Dall'altro, l'indebitamento in una moneta di cui non controlliamo l'emissione dovrebbe prevedere un sistema di salvataggio nel caso in cui i mercati (anche a causa delle nostre cattive politiche interne) ci rifiutano il credito e ci mettono in crisi molto più articolato, trasparente e valido tale da consentire a tutti i paesi membri di sapere in anticipo i termini della questione di discuterli ed accettarli. Questa dovrebbe essere forse la lezione della Grecia.

 

venerdì 3 luglio 2015

Crisi greca, un caso scuola

Il FMI ha fatto giustamente notare che le esigenze finanziarie della Grecia fino al 2018 ammontano ad ulteriori 50,6MM, cui devono aggiungersi ca. 16MM di debiti in scadenza.

Ora, mi sembra normale che chi è già intervenuto finanziariamente per sostituire un mercato di capitali non più disponibile a finanziare il debito pubblico greco, di fronte alla situazione attuale di difficoltà, desideri decidere, insieme al Governo Greco, come saranno utilizzati i soldi prestati. Siamo pertanto in evidente e necessaria cessione di sovranità. Tutto questo, non perché non si abbia interesse alla ripresa economica della Grecia (che poi è l'unica condizione per i creditori di riavere i propri soldi), ma per essere sicuri che questo processo avvenga.

In tutto questo, vi possono essere posizioni diverse, strategie anche contrastanti ma un compromesso è l'unica possibilità reale di affrontare con successo la situazione.

 Questo vale per l'uno e per l'altro fronte. Comprendere come e con quali conclusioni arrivare al compromesso. D'altra parte, anche a livello internazionale si preme per questo risultato.

Quello che, invece, diversi analisti cominciano a pensare è che questa situazione di mutuo soccorso è in qualche modo un obbligo non desiderato né dall'una né dall'altra parte.Nel senso che non si è mai riusciti a raggiungere un " sentiment " europeo capace di far capire sia ai popoli delle diverse aeree di essere parte di una nazione europea (verso di cui vi sono degli obblighi) né all'insieme dei governanti europei di avere il compito di gestire uno sviluppo dell'intera area.

In ogni cosa vanno valutati i vantaggi e gli svantaggi:

La moneta unica ha portato diversi vantaggi legati alla stabilità e alla decisione comune di non utilizzare il piano monetario per sviluppare forme di competitività fra i vari paesi europei.

Ha svolto bene il suo compito di misurazione del valore ma non ha consentito, nel momento di crisi finanziaria ed economica successiva al 2008, di adottare una politica generale espansiva monetaria anticiclica a sostegno di una maggior spesa pubblica proprio nei paesi più colpiti dalla crisi economica a causa di una loro minore competitività e di una struttura economica più debole.

Questa è stata sostanzialmente la conseguenza delle diverse esigenze ed interessi dei paesi membri che compongono l'unione. Paradossalmente, si è dovuto lottare per mantenere a ca. 900MM il bilancio europeo fino al 2020; quando, invece, avrebbe forse dovuto quadruplicare; ma, nessuno ha voluto ipotizzare la presentazione comune dell'Europa sul mercato dei capitali (emissione di eurobonds).

Ognuno ha desiderato limitare, invece, il più possibile l'impegno economico comune.

Qualcosa in ogni modo è stata fatta. La mia impressione è che è stato fatto generalmente così poco da entrare come area in deflazione e costringere la BCE ad inventarsi l'operazione di QE che, tuttavia, non ha ancora realizzato l'accelerazione immediata degli investimenti che si sarebbe potuta ottenere tramite un incremento dell'investimento pubblico (generale o dei singoli paesi).

I singoli paesi, specialmente i più deboli, si trovano pertanto nella difficoltà di poter effettuare una politica espansiva anticiclica, a debito, perché non hanno la piena sovranità monetaria e la loro azione, peggiorando ulteriormente oltre i limiti consentiti dal Fiscal Compact la propria situazione finanziaria, può essere rifiutata dai mercati, porre il paese in una situazione di difficoltà e   coinvolgere immediatamente la stabilità anche degli altri paesi, oltre ad incorrere in possibili sanzioni.

I corretti vincoli della disciplina di bilancio, necessari all'interno di una comunità come quella europea, si scontrano pertanto con le esigenze di una maggiore libertà d'azione dei governanti dei singoli paesi, che vorrebbero adottare strategie di politica economica diverse e sentono un vincolo al proprio mandato politico.

Non entro nella correttezza o meno delle varie ipotesi di politica economica; ma, desidero limitarmi a quest'aspetto, di natura prettamente politica. La conseguenza delle problematiche esposte è la crisi della solidarietà infraeuropea contemporaneamente al fastidio per i limiti posti, di fatto, alla propria sovranità politica.

E' partendo da queste considerazioni, che mi pongo dei dubbi sul futuro della moneta unica, non perché non riconosca i suoi vantaggi, ma perché, politicamente, si presentano contraddizioni di difficile risoluzione.

D'altra parte, all'interno delle stesse popolazioni dei paesi più deboli, alla richiesta di una maggiore libertà d'azione, si accompagna la preoccupazione della perdita di valore dei propri risparmi e del potere d'acquisto, in caso di un'uscita unilaterale dalla moneta unica.

Non mi sembra che vi siano soluzioni semplici a portata di mano; ma, non mi sembra possibile negare l'evidenza. I problemi esistono e vanno affrontati.

Un ritorno concordato alle monete nazionali quali svantaggi presenta? Vi possono essere misure per ridurli? Ad esempio mantenendo in vita anche l'euro per le transazioni internazionali e/o come moneta di riserva per il risparmio?

Quali percorsi diversi, al contrario, possiamo seguire senza rinunciare a nuovi pezzi di sovranità nazionale?

Concludendo, il caso Grecia mi sembra un caso scuola che non è ripetibile.

Non basta affermare che bisogna evitare che un paese si trovi in una situazione finanziaria difficile.Bisogna sapere che gli incidenti esistono e possono verificarsi.

Cosa fare in quei casi? Abbiamo strutture adeguate per affrontarli?

Mi sembra proprio di no e, pertanto, bisogna trarne le conseguenze.

 

 

 

GREXIT e ripensamento sulla moneta unica?

Desidero fare alcune considerazioni in margine al negoziato.che vede di fronte le Istituzioni Europee, il FMI e la Grecia. Da parte di molti, si aspetta il risultato del referendum greco per sapere se verrà accettata un'ipotesi di compromesso o se il cosiddetto Grexit sarà, alla fine, l'epilogo di questa vicenda, con l'uscita della Grecia dall'euro e, secondo alcuni commentatori, anche dall'Unione Europea. La mia impressione è che, purtroppo, com'è avvenuto in tanti altri momenti della storia passata, la crisi greca metta in evidenza

come il progetto d'unità europea stia mostrando i suoi ampi limiti. Quando si è cercato di passare da un mercato comune ad una prospettiva d'unità politica, anche nelle forme più limitate di tipo federale, i limiti del percorso si sono evidenziati pienamente ed in special modo nell'area euro. La principale conseguenza è nei confronti della moneta unica, che  senza un riferimento ad un debito unitario, ad una politica economica federale e ad un'unità politica non ha un futuro.

Vediamo, infatti, come il risultato sia una difficile trattativa su tutto in cui, alla fine, vi è in gioco da un lato il principio stesso di solidarietà e dall'altro la sovranità nazionale.

Non siamo capaci di una politica unitaria europea che non sia niente di più di un'alleanza possibile fra gli interessi dei singoli stati sovrani.

Niente di più!

Lo vediamo anche sulla questione " immigrazione" dove le recenti parole di delusione del nostro Capo del Governo, Renzi, sono evidenti. Spesso, alleanze con risultati deludenti; tuttavia, quello che è stato realizzato è già meglio di niente e va in qualche modo difeso e tutelato cercando di lavorare tutti per atterrare su di un terreno morbido: vale a dire, cercare di mantenere le conquiste più importanti di questi anni di storia comune europea, smantellando ciò che non ha un evidente futuro.Sempre più spesso le divisioni nazionali potranno assumere aspetti rilevanti e sempre più spesso sarà evidente che molti vincoli europei dovranno essere ridimensionati.

Questo sistema di moneta unitaria non funziona strutturalmente. Non c'è nessuna condivisione degli obiettivi economici che ogni singolo Stato Membro intende portare avanti. Il fatto, poi, di non avere più la sovranità monetaria ha portato a quello che vediamo nella vicenda greca. Se la Grecia potesse stampare a suo piacere l'euro, i creditori internazionali non correrebbero alcun pericolo di non essere rimborsati; ma, tutta l'area euro subirebbe, di fatto, delle ripercussioni sul valore della moneta e sul livello dei prezzi. Non parliamo poi dell'azzardo morale conclamato per cui ogni paese, a sua volta, potrebbe fare lo stesso. Ho volutamente estremizzato, paradossalmente, quest'ipotesi per entrare nel problema del contrasto che si viene a creare fra la necessaria responsabilità di uno Stato all'interno della comunità europea e la difficoltà ad accettare una limitazione della propria sovranità.

In mancanza di una seria prospettiva d'unità politica, di bilancio, di politica economica comune e di una BCE che assuma un ruolo diverso da quello indicato dagli attuali trattati, non vedo come la situazione greca, alla fine, non diventi la cartina di tornasole della crisi dell'euro. C'è quindi da gestire un atterraggio morbido per tutti a cominciare dalla Grecia.

D'altra parte pensiamo davvero che questa situazione possa durare?

Le spinte popolari anti euro si moltiplicano e possono creare danni molto maggiori innescando processi d'aperta conflittualità fra le nazioni.

Tempo fa avevo proposto una presentazione unitaria sui mercati dei capitali da parte dell'Europa ed in seguito la suddivisione interna del debito fra i diversi Stati a prezzi diseguali in base a rating condivisi. Questo, in qualche modo, poteva costituire un deterrente maggiore di regole sostanzialmente poco capaci, alla luce dei fatti, di funzionare efficacemente. Potrebbe configurarsi come  un'altra ipotesi di ripiego che non  prevedrebbe la necessità dell'unità politica. Anche qui, tuttavia, si potrebbe obiettare il fatto che un paese potrebbe accettare di pagare un interesse elevato, ma agire lo stesso in azzardo morale, provocando dei danni agli altri membri in termini di valore della moneta e stabilità dei prezzi. Ritorniamo pertanto alla questione dell'insostenibilità di una moneta unica senza un'unità politica alle spalle.

Se riteniamo difficile la realizzazione di un processo d'unità politica europea è meglio capire che è meno traumatico un ritorno concordato alle monete nazionali, smontando insieme la moneta unica e ridando ad ogni paese la sua indipendenza in campo di politica economica e di sovranità monetaria. Si potrebbe ipotizzare anche la permanenza dell'euro (da utilizzare per esempio solo per le transazioni internazionali interne all'area. o per altre possibilità da definire) insieme ad un ritorno per tutti i paesi membri alle monete nazionali senza pericolose fuoriuscite unilaterali.In ogni caso, un intervento della BCE potrebbe essere necessario per prendere tempo e gestire una fase comune di predisposizione delle regole necessarie.

Nel frattempo sulla specifica situazione negoziale greca, ho l'impressione che peserà più di quanto pensiamo l'interesse internazionale. Non a caso pochi giorni fa Obama ha telefonato "intensamente" alla Merkel perché non si perda di vista l'obiettivo di mantenere la Grecia nell'area euro.In sostanza, il messaggio è un invito all'Europa a fare i passi opportuni perché la Russa non trovi un alleato solido in Grecia grazie ad una possibile comunanza d'interessi (nuovo gasdotto che passa per la Grecia in cambio di un grosso aiuto economico in cambio ancora di uno schieramento a favore di un ammorbidimento delle posizioni europee verso la Russia o almeno della minaccia di un'entrata della Grecia nell'area d'influenza russa?ecc. ecc.).D'altra parte la bassa inflazione nell'area euro potrebbe, al di là delle questioni di principio, permettere di trovare un modo perché la Grecia possa avere morbidi tempi di rientro nel mercato dei capitali e nel frattempo i capitali necessari per riprendersi. IL FMI ha valutato in ca altri 50 MM le occorrenze ,che si potrebbero magari affrontare con misure monetarie non ortodosse; ma, la politica internazionale può avere cammini " originali". Teniamo presente ancora che in tutto questo non è stato considerato il ruolo delle tensioni in Medioriente e che milioni di persone premono dalla Turchia e dalla Libia verso l'Europa passando proprio dalla Grecia e dall'Italia. Che posizione assumono oltre all'Europa nel suo insieme, la Russia, gli USA, la Cina in qualcosa che riguarda gli equilibri del Nord Africa e del Medio oriente a partire dallo stato islamico e con in mezzo anche Israele?

Non è una situazione chiara, né facile. Fatto salvo tutto quello che si può dire sulle varie politiche economiche da adottare, sul futuro strutturale dell'euro e sulle modalità attuali di gestione del debito pubblico greco, credo che le pressioni internazionali avranno il loro peso sull'evolversi della situazione.

 

 

venerdì 26 giugno 2015

MASTRU CIFULIANU


Reinterpretazione

di un'antica favola siciliana


C’era una volta, e ancora c’è, una terra cinta dal mare.
Arsa dal sole e con dentro un monte che sbotta e sprizza sassi di fuoco!
In un tempo che c’era e or non c’è più, accadde una storia che forse è vera !
Così la ricordano e così era, e se così non  sarà, in altro modo sarà!

                    

 Chi la racconta era una nonna, col viso schiarito da un  lume a petrolio,
Quando non c’era la televisione e neanche la radio d’ascoltare.
Si stava seduti accanto alla “conca” ,cercando il calore  per riscaldare,
mentre le braci e le parole creavano un mondo tutto da immaginare.

                    
In un paese che non so, viveva un  bravo calzolaio che tutti conoscevano come” Mastru Cifulianu “. Stava al lavoro tutto il giorno e spesso non aveva neanche il tempo per andare a casa a mangiare, nonostante  la sua abitazione fosse solo  ad un isolato di distanza dalla bottega.
Così stando le cose, la moglie, che sapeva quanto gli piacessero i legumi, verso metà mattinata, metteva a sobbollire dei fagioli  in una pentola di coccio con un rametto di salvia e uno spicchio d’aglio e quando erano quasi pronti , per l’ora di pranzo, toglieva la pentola dal fuoco , aggiungeva dell’olio d’oliva a crudo e di corsa usciva da casa per portare il tutto alla  bottega .
Quando Mastru Cifuliano vedeva arrivare la moglie, le faceva mettere la pentola su di un tavolino accanto, nell’attesa di mangiare quei benedetti fagioli. La pentola, che era di coccio, manteneva nel frattempo il suo calore e  i fagioli continuavano a sobbollire insieme all’olio d’oliva, che era stato aggiunto, espandendo per tutto il vicinato un profumino da leccarsi i baffi.
Attratti da quell’odore, si presentarono alla porta di Mastru Cifulianu dei briganti!
Erano brutti ceffi, con la barba ispida e non rasata e gli occhi cattivi  che, al solo guardarli, sentivi che quel giorno non avrebbe portato niente di buono:
-     Mastru Cifuliano ……….  vi trattate bene!!! Il profumo dei vostri fagioli si sente per tutto il paese e voi non vi degnate di dividerli con i vostri ospiti. L’ospite è sacro!…….. e non accontentarlo…… è una grave offesa!
      
Così dicendo, il capo dei briganti  si avvicinò alla pentola e la scoperchiò: 
-   Ma che meraviglia è questa? Com’è che i fagioli stanno bollendo senza fuoco?
Mastru Cifulianu sapeva di non poter combattere contro i  briganti usando la forza. Questi erano in maggior numero ed  armati; inoltre, erano  balordi disposti a tutto,  avvezzi ad una vita di violenza . Così, pensò che se non poteva liberarsi di loro con la forza doveva provare  ad usare l’astuzia  e disse:
-  Ah! ….  se sapeste!  …..  Io sono un uomo fortunato! Questa che vedete è una  pentola magica!  Quando ho fame la riempio d’acqua e quando  non c’è nessun altro attorno le dico “Pentola lavora, io sono il tuo padrone” e come per miracolo essa si riempie del cibo che desidero e lo cucina senza bisogno della brace.
-  Ma….. attenzione! …  Basta che ci sia qualche altro  presente  o che cerchi di costringermi ad usarla con la forza, la pentola non funziona più. Si ribella e non lavora!
- Ah!  Ah!  Ah!  .... - rise divertito – ma i fagioli sono pronti e vi invito a  mangiare.

            

I briganti non si fecero pregare due volte e cominciarono a mangiare con avidità, condendo il tutto con sonori rutti. Quando ebbero finito, il loro capo si rivolse a Mastru  Cifuliano dicendogli:
-Bravo!…Bravo! …e volevate tenere questo ben di Dio tutto per Voi, quando, come avete visto, abbiamo tante bocche da sfamare? Non pensate alle nostre mogli ed ai nostri figli? Noi abbiamo bisogno! Non è per cattiveria, ma questa pentola ce la dovete dare.
E Mastro Cifuliano , di rimando
-Ma prendetela pure! Solo che non v’aspettate che funzioni. Ve l’ho detto, è una pentola capricciosa e non sente ragioni. Con la forza non funziona. Non dite che non vi ho avvisato!
Bene, bene, non preoccupatevi. -rispose il capo dei briganti-Ci penseranno le nostre mogli a farla funzionare. Tenete! - e, buttando due soldi sul tavolo, aggiunse-  questi sono per la pentola. Non andate a dire che ve l’ho presa senza pagarla. -
Così dicendo, si alzò dalla sedia e rivolto ai suoi compari, gridò: Andiamo. -Lasciando il povero Mastru Cifuliano più confuso che persuaso.
 Ma guarda che confusione per una pentola di fagioli!
 Non aveva più voglia di restare in bottega. Si era fatto anche tardi e gli venne voglia di tornare a casa. Chiuse i battenti di legno spesso della porta e si avviò. Era ormai giunto l’imbrunire, quando il sole, al tramonto, lascia gli ultimi fuochi di colore al buio delle tenebre. La campagna intorno perdeva già la definizione dei suoi particolari per lasciarsi andare ad un gioco di sagome di alberi e cespugli, che si stagliavano sullo sfondo di un cielo, ancora chiaro, che perdeva colore.
La casa non era lontana e vi arrivò presto.  La moglie lo accolse   sull’uscio e lui, rapidamente, le raccontò tutto, suscitando esclamazioni di sorpresa e di spavento.
Poi, pian piano, la calma ritornò nella casa e marito e moglie si sedettero fuori, davanti all’uscio, ad aspettare il sonno della notte. In lontananza, qualche cane abbaiava rompendo quel silenzio di pace, che li circondava. La notte era calda e limpida. La luna, alta nel cielo, porgeva la gobba a ponente con accanto due stelle luminose.  Una era più piccola, ma l’altra sembrava una candela accesa nel cielo. Il sonno non tardò ad arrivare e marito e moglie si alzarono ed andarono a dormire.

L’indomani , tutto soddisfatto, il capo dei briganti invitò a casa  tutta la sua ciurmaglia, comprensiva di mogli e figli  per far ammirare a tutti i poteri della nuova pentola. L’allegria si trasformò, tuttavia presto in rabbia. Le urla e le maledizioni si unirono ai bisticci ed ai rimproveri della moglie che gli rinfacciava di essersi fatto prender per il naso da un semplice artigiano.  Gli altri componenti della banda giurarono e spergiurarono di aver visto con i loro occhi la pentola fare il suo dovere, tanto che avevano “sbafato fagioli a sazietà”, ma il gruppo delle mogli non ne volle sapere gridandogli in faccia che erano  sicuramente ubriachi e si erano fatti fregare come degli “scunchiuruti” privi di senno.
La  vedremo! Vi farò vedere io  chi è “scunchiurutu”  e chi , alla fine, rimane fregato! Mastru Cifuliano siete morto-gridò il capo,  sbattendo con forza il pugno sul tavolo e facendo sobbalzare tutti attorno dallo spavento.- Tutti con me! Andiamo a prendere quel cane morto!
Furono fuori in un attimo,  come una folata di vento rabbioso, decisi a vendicarsi . Arrivarono subito alla bottega  di Mastru Cifuliano e, senza dargli il tempo di spiegarsi o di reagire, lo picchiarono e ,ormai privo di sensi, lo misero legato in un sacco per portarselo dietro e buttarlo dalla scogliera.

                                                     
Mastru Cifuliano si sveglio, in preda agli scossoni, in piena oscurità. Sentiva le ossa rotte ma era ancora vivo ! Era legato mani e piedi e rinchiuso dentro un sacco, ma riusciva a respirare. Lo stavano tasportando sicuramente con un carro e sentiva tutte le scosse del terreno accidentato.
Ad un tratto,  il carro si fermò e sentì i briganti scendere.
Mastru Cifulianu mi sentite? – gridò il capo dei briganti-  Vi sento , vi sento- rispose lui.
Bene, allora, alla faccia vostra, prima di buttarvi nel mare dalla scogliera e fare piazza pulita della vostra persona, noi ce ne andiamo a mangiare!
Se avete fame ,vi possiamo dare ,qualche stronzo di cane! Lo volete? Aah.. lo volete?
Non voglio!...Non voglio!.. – ripeteva, gridando disperato Mastru Cifuliano –
I briganti si allontanarono per andare a mangiare e lasciarono così il povero Mastru Cifuliano solo sul  carro, chiuso dentro un sacco a lamentarsi gridando : Non voglio! Non voglio!
Non voleva morire e continuò a gridare disperato “non voglio” per tanto tempo, quando, ad un certo punto, sentì avvicinarsi qualcuno  che, con voce sconosciuta e timorosa, gli chiese:
-Cos’è che non volete? Che ci fate chiuso in un sacco?
Mastru Cifuliano rispose :
-Non voglio la figlia del Re. Me la vogliono fare sposare contro la mia volontà. Io sono sposato ed amo mia moglie e loro per costringermi mi hanno messo nel sacco.
-Ma cosa dite? – rispose l’uomo- io sono un povero pastore e sarei stato ben felice di sposare la figlia del re  e di avere una vita diversa e con tante ricchezze!
- Allora prendete il mio posto- gli disse subito Mastru Cifuliano-Mettetevi nel sacco al posto mio e nessuno se ne accorgerà. Arriverete a corte , davanti alla figlia del re,  e nessuno potrà impedirvi di sposarla.
- Dite che si può fare? –rispose il pastore
- Certo, ma sbrighiamoci – disse Mastru Cifuliano- i gendarmi stanno tornando.
In fretta e furia , il pastore aiutò Mastru Cifulianu a liberarsi e questi, a sua volta, lo aiutò a mettersi nel sacco , al suo posto, sopra il carro. Detto fatto, si allontanò rapidamente portandosi con sé il gregge del pastore.
Dopo un po’ i briganti furono di ritorno satolli ed ubriachi. Vedendo tutto a posto ed il sacco con dentro il presunto Mastru Cifuliano esattamente dove era stato lasciato, senza sospettare nulla, ripresero il viaggio verso la scogliera e ,appena arrivati, buttarono dall’alto,  nel mare, il malcapitato pastore , interrompendo il suo sogno di nobiltà.
Quale fu la loro sorpresa quando sulla strada del ritorno scorsero Mastru Cifuliano circondato dal suo nuovo gregge di pecore!?!
Questa proprio non ci voleva, pensò Mastru Cifulianu, scorgendo i briganti, Ed ora che gli dico? Cosa faccio? Poi con un radioso sorriso  andò loro incontro dicendo:
-cari amici , finalmente  vi ritrovo. Non sapevo proprio come ringraziarvi!

 I briganti non credevano ai loro occhi.
 -Capo, ma l’abbiamo appena buttato giù dalla scogliera- dissero in molti- Questo qui è un fantasma!
-Ma quale fantasma e fantasma! –rispose Mastru Cifuliano – mi volete far credere che non sapevate che quella scogliera è miracolosa?  Vi devo ringraziare! Ogni persona che si butta in mare dalla scogliera ritorna a terra come nuovo insieme ad un gregge di pecore. Gli sterminati campi del mare  gli regalano un gregge di pecore tutto per lui! Avete capito?
 Grazie ! Grazie ! Sono per sempre obbligato ! Salutamu!  S’abbenerica!
Così dicendo si allontanò,  lasciando i briganti con la bocca aperta e gli occhi sgranati.
-Ma se è così , diventiamo tutti ricchi! – disse il capo- se ci buttiamo tutti noi , con le nostre mogli ed i nostri figli dalla scogliera, avremo tante pecore e greggi  che non le ha neanche il Re.
-Vero è- risposero in coro i briganti- Di corsa,… andiamo!
E così, corsero felici  verso la scogliera, portando con sé   le famiglie, con gli occhi perduti in un sogno di ricchezza, e .....
non tornarono mai più!

 

 

 

           

 

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domenica 14 giugno 2015

IL GABBIANO

           

Vola il gabbiano bianco e grigio

Vola maestoso sul mare

Vola sulla terra, vola nel cielo.

 

Affascinato dall'orizzonte e dal sole

Si ferma a volte ad aspettarti per

Seguire i sentieri del tuo cuore.

 

 

Gli sono compagne le note del canto

Che, con un lieve sussurro,

Fluiscono dalle tue labbra

Gli è fedele la luce dei tuoi occhi

In cui si specchia nelle ore più cupe

 

Se la lotta e la paura lo hanno segnato,

lavalo nell'acqua fredda dell'oceano,

cura le sue ferite, stecca le sue ossa,

fa' che non si stanchi di volare

 

Lo stormo si allontana e lo reclama

e volare in mezzo   è il suo destino.

Potrà allora raccontare

dei mondi lontani conosciuti

e di come si possa volare

da soli in alto controvento.

Così in alto da bruciarsi al sole!

 

Incaponendosi capriccioso

Nelle sue passioni, lo osserverai,

Ormai vecchio, sorridere sornione

Per il piacere di volare

Avvitandosi in cielo

Incurante della morte.

 

 

Roma, 12 luglio 2004

venerdì 5 giugno 2015

MARE

 

 

 

MARE

 

 

Due strisce folte di nero e di bianco sormontano gli occhi,

fessure  sottili di luce nella roccia del volto.

Protetto  dal vocio tutt'intorno,

il vecchio siede assorto nella notte

Sulla sedia accanto all'uscio di casa.

Di fronte….. pezzi  di  nero inchiostro stellato

si confondono con la sagoma della ringhiera

e di  Salamina   che chiude l'orizzonte.

Ferro e fuoco d'Occidente e d'Oriente!

Quanti morti su quell'acqua 

che, adesso,  riflessi di  luna grande, rossastra,

incombente,  striano di colore.

Mare, succo  nero di seppia,

Mare, vita perenne di giovinezza ,di maturità,di vecchiaia.

Mare che hai portato i sogni di un ragazzo oltre l'orizzonte,

Restituiscine uno a chi ti guarda  sul finire del tempo.

.

 

31/7/2002